CONTE “RE TENTENNA” LA FASE 2 È SOLO LA 1+ La politica ha abdicato in favore degli esperti

Dopo la lunga quarantena scattata ai primi di marzo, gli italiani aspettavano con ansia il passaggio dalla Fase 1, che ha significato “zona rossa” per tutti, alla Fase 2, ovvero ad una ripresa, sia pure graduale e con le dovute accortezze, della normale attivita’ e, soprattutto, della liberta’ di movimento. Ora il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato che il prossimo 4 maggio si passera’ ad una nuova Fase che pero’, nonostante sia stata chiamata Fase 2, di questa ha ben poche caratteristiche, con il che ha scontentato quasi tutti. Va bene che l'”avvocato del popolo” aveva in precedenza messo le mani in avanti dicendo che il 4 maggio non sarebbe scattato il “liberi tutti”, ma da questo al mantenere quasi tutto come prima ce ne corre. E’ come – ci si passi il termine – se ad un detenuto che si attende la liberta’ condizionata gli si dica che al suo posto potra’ godere di un’ora d’aria in piu’. E’ chiaro che non e’ la stessa cosa. E infatti le proteste stanno fioccando non solo dai settori dell’opposizione di centrodestra, ma anche da qualche partito della maggioranza, dai vescovi italiani, da molte categorie produttive che vedono ancora procrastinare l’inizio della loro attivita’, dalla gente comune. Lasciamo perdere le polemiche politiche ma e’ indubbio che la presa di posizione della CEI sulla prolungata chiusura delle chiese, con il divieto di celebrare messa con i fedeli, sia pure distanziati e con le mascherine che ora fanno parte indiscutibile dell’abbigliamento, ha il suo peso, tant’e’ che lo stesso Conte ha fatto sapere a stretto giro di posta che non intende limitare la liberta’ di culto e che vedra’ quello che si potra’ fare nei prossimi giorni per permettere lo svolgimento delle cerimonie religiose. Come pesano i mugugni e le proteste degli esercenti di attivita’ commerciali ed artigianali che devono aspettare il primo giugno per una possibile apertura dei loro locali. E come sottacere la rabbia dei giovani che non capiscono perche’ ci si puo’ recare in visita ai propri parenti, spesso anziani, e non ai propri amici o alle fidanzate o fidanzati. Insomma, nei confronti del governo, che pure in questi mesi ha visto crescere la fiducia sul suo operato, sta montando una protesta crescente 

 

che potrebbe essere difficile arginare. Il fatto e’ che Conte, con il suo operato altalenante, sembra assumere le vesti non di Winston Churchill, al quale pure si e’ richiamato quando scoppio’ l’emergenza coronavirus, ma di Carlo Alberto, il famoso “Re Tentenna”, cosi’ chiamato per i suoi dubbi e ripensamenti sul da farsi. Di fronte alle prese di posizione dei suoi esperti, soprattutto di ambito medico, che hanno paura di una forte ripresa della pandemia prima della scoperta

 

 di un vaccino che possa debellarla, della Confindustria, che paventa il rischio molto fondato di perdere posizioni sui mercati internazionali, il presidente del Consiglio ha deciso di non decidere se non parzialmente. In pratica, la politica ha ceduto il passo ai cosiddetti “esperti” che certo hanno molte ragioni dalla parte loro. Come dire “liberi tutti” in assenza di un vaccino? Ma la politica non puo’ pensare solo alle esigenze sanitarie. Il sistema Italia e’ quasi al collasso e non puo’ restare fermo a lungo. Celebrando lo scorso 25 aprile, quasi tutta la classe politica ha detto che ci troviamo, a causa del coronavirus, di fronte ad un nuovo 1945. Allora pero’ si riparti’ subito per superare i danni della guerra. Ora si riparte con molte limitazioni. E le sacche di poverta’ si allargano. Per affrontare questa crisi, quindi, serve veramente un Churchill e non un “Re Tentenna”.

Giuseppe Leone

 

Dopo la lunga quarantena scattata ai primi di marzo, gli italiani aspettavano con ansia il passaggio dalla Fase 1, che ha significato “zona rossa” per tutti, alla Fase 2, ovvero ad una ripresa, sia pure graduale e con le dovute accortezze, della normale attivita’ e, soprattutto, della liberta’ di movimento. Ora il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato che il prossimo 4 maggio si passera’ ad una nuova Fase che pero’, nonostante sia stata chiamata Fase 2, di questa ha ben poche caratteristiche, con il che ha scontentato quasi tutti. Va bene che l'”avvocato del popolo” aveva in precedenza messo le mani in avanti dicendo che il 4 maggio non sarebbe scattato il “liberi tutti”, ma da questo al mantenere quasi tutto come prima ce ne corre. E’ come – ci si passi il termine – se ad un detenuto che si attende la liberta’ condizionata gli si dica che al suo posto potra’ godere di un’ora d’aria in piu’. E’ chiaro che non e’ la stessa cosa. E infatti le proteste stanno fioccando non solo dai settori dell’opposizione di centrodestra, ma anche da qualche partito della maggioranza, dai vescovi italiani, da molte categorie produttive che vedono ancora procrastinare l’inizio della loro attivita’, dalla gente comune. Lasciamo perdere le polemiche politiche ma e’ indubbio che la presa di posizione della CEI sulla prolungata chiusura delle chiese, con il divieto di celebrare messa con i fedeli, sia pure distanziati e con le mascherine che ora fanno parte indiscutibile dell’abbigliamento, ha il suo peso, tant’e’ che lo stesso Conte ha fatto sapere a stretto giro di posta che non intende limitare la liberta’ di culto e che vedra’ quello che si potra’ fare nei prossimi giorni per permettere lo svolgimento delle cerimonie religiose. Come pesano i mugugni e le proteste degli esercenti di attivita’ commerciali ed artigianali che devono aspettare il primo giugno per una possibile apertura dei loro locali. E come sottacere la rabbia dei giovani che non capiscono perche’ ci si puo’ recare in visita ai propri parenti, spesso anziani, e non ai propri amici o alle fidanzate o fidanzati. Insomma, nei confronti del governo, che pure in questi mesi ha visto crescere la fiducia sul suo operato, sta montando una protesta crescente 

 

che potrebbe essere difficile arginare. Il fatto e’ che Conte, con il suo operato altalenante, sembra assumere le vesti non di Winston Churchill, al quale pure si e’ richiamato quando scoppio’ l’emergenza coronavirus, ma di Carlo Alberto, il famoso “Re Tentenna”, cosi’ chiamato per i suoi dubbi e ripensamenti sul da farsi. Di fronte alle prese di posizione dei suoi esperti, soprattutto di ambito medico, che hanno paura di una forte ripresa della pandemia prima della scoperta

 

 di un vaccino che possa debellarla, della Confindustria, che paventa il rischio molto fondato di perdere posizioni sui mercati internazionali, il presidente del Consiglio ha deciso di non decidere se non parzialmente. In pratica, la politica ha ceduto il passo ai cosiddetti “esperti” che certo hanno molte ragioni dalla parte loro. Come dire “liberi tutti” in assenza di un vaccino? Ma la politica non puo’ pensare solo alle esigenze sanitarie. Il sistema Italia e’ quasi al collasso e non puo’ restare fermo a lungo. Celebrando lo scorso 25 aprile, quasi tutta la classe politica ha detto che ci troviamo, a causa del coronavirus, di fronte ad un nuovo 1945. Allora pero’ si riparti’ subito per superare i danni della guerra. Ora si riparte con molte limitazioni. E le sacche di poverta’ si allargano. Per affrontare questa crisi, quindi, serve veramente un Churchill e non un “Re Tentenna”.

Giuseppe Leone

 

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