Continua la guerra di logoramento, ma prosegue l’avanzata ucraina a Kharkiv L’importanza dell’Isola dei Serpenti

Kiev dal canto suo si avvicina al confine russo nel nord est ma Mosca mantiene il controllo dell’Isola dei Serpenti, di cruciale importanza strategica. Pertanto nella cosiddetta fase due dell’operazione speciale di Mosca, allo stato attuale, non si registra un avanzamento. Certo è che a sbloccare l’impasse è più probabile che sarà la Russia: gli ucraini, sebbene di tanto in tanto riescano a riconquistare territori, devono comunque sostanzialmente difendere e difendersi.
Se andiamo a vedere nel dettaglio la situazione sul campo di battaglia, oggi le forze militari ucraine, dopo aver distrutto due ponti nel Donbass sul fiume Severskij Donec per rallentare l’avanzata russa, hanno lanciato una controffensiva nella regione di Kharkiv, nel nord est. Le truppe hanno esteso il controllo del territorio, fino ad arrivare a dieci chilometri dal confine russo, secondo quanto riporta la Rivista italiana difesa nell’ultimo bollettino sul conflitto. Una conquista di vitale importanza: l’avanzata ucraina ha infatti messo al riparo dal fuoco dell’artiglieria russa la seconda città dell’Ucraina.
Al contempo però nel Donbass, le forze cecene e le milizie separatiste filorusse del Lugansk hanno preso la città di Rubizhne, 13 chilometri a nord di Severodonetsk. Ci sono inoltre notizie della cattura da parte dei russi anche della città di Vojevodivka, tra Rubizhne e la stessa Severodonetsk. Ancora, leggermente più a nord rispetto a questa area, le truppe russe, dopo aver preso Popasna, hanno conquistato anche Nizhniy e Toshkivka, venti chilometri a sud di Lysychansk. In questa area, uno degli obiettivi è il centro di Bakhmut, ad ovest di Popasna. Si tratta di una cittadina che fa da cerniera tra gli oblast di Lugansk e Donetsk e dove passa l’autostrada che collega Kiev con Kharkiv e i centri più importanti del Donbass.
Tuttavia, se andiamo a guardare sulla mappa queste recenti conquiste russe, salta agli occhi che l’offensiva di terra è concentrata nel Donbass. In questa ottica, al di là dell’innegabile portata simbolica della strenua difesa del reggimento Azov e dei marine ucraini asserragliati nell’Azovstal, completare la conquista di Mariupol è fondamentale per il controllo dell’area. Stesso discorso vale per l’Isola dei Serpenti. Fallito l’assalto ucraino per rovinare a Mosca la festa della Vittoria del 9 maggio (quella sulla Germania, nella Seconda guerra mondiale), l’isola nel Mar Nero a pochi chilometri dalle coste ucraine resta in mano russa.
Questa piccola isola è di cruciale importanza per due ragioni: è vicinissima anche alle coste della Romania, dove – lo ricordiamo – sono stanziate truppe Nato. È quindi la Kaliningrad dell’area occidentale del Mar Nero. Un avamposto russo che possa fare da deterrente, così come lo è la fu Königsberg nel Baltico rispetto alla Finlandia, che sta già con un piede nella Nato. L’altra ragione per cui l’isola non deve tornare in mano ucraina è perché da lì si possono controllare e/o bloccare le rotte verso lo stretto dei Dardanelli, dunque verso il Mediterraneo.

Kiev dal canto suo si avvicina al confine russo nel nord est ma Mosca mantiene il controllo dell’Isola dei Serpenti, di cruciale importanza strategica. Pertanto nella cosiddetta fase due dell’operazione speciale di Mosca, allo stato attuale, non si registra un avanzamento. Certo è che a sbloccare l’impasse è più probabile che sarà la Russia: gli ucraini, sebbene di tanto in tanto riescano a riconquistare territori, devono comunque sostanzialmente difendere e difendersi.
Se andiamo a vedere nel dettaglio la situazione sul campo di battaglia, oggi le forze militari ucraine, dopo aver distrutto due ponti nel Donbass sul fiume Severskij Donec per rallentare l’avanzata russa, hanno lanciato una controffensiva nella regione di Kharkiv, nel nord est. Le truppe hanno esteso il controllo del territorio, fino ad arrivare a dieci chilometri dal confine russo, secondo quanto riporta la Rivista italiana difesa nell’ultimo bollettino sul conflitto. Una conquista di vitale importanza: l’avanzata ucraina ha infatti messo al riparo dal fuoco dell’artiglieria russa la seconda città dell’Ucraina.
Al contempo però nel Donbass, le forze cecene e le milizie separatiste filorusse del Lugansk hanno preso la città di Rubizhne, 13 chilometri a nord di Severodonetsk. Ci sono inoltre notizie della cattura da parte dei russi anche della città di Vojevodivka, tra Rubizhne e la stessa Severodonetsk. Ancora, leggermente più a nord rispetto a questa area, le truppe russe, dopo aver preso Popasna, hanno conquistato anche Nizhniy e Toshkivka, venti chilometri a sud di Lysychansk. In questa area, uno degli obiettivi è il centro di Bakhmut, ad ovest di Popasna. Si tratta di una cittadina che fa da cerniera tra gli oblast di Lugansk e Donetsk e dove passa l’autostrada che collega Kiev con Kharkiv e i centri più importanti del Donbass.
Tuttavia, se andiamo a guardare sulla mappa queste recenti conquiste russe, salta agli occhi che l’offensiva di terra è concentrata nel Donbass. In questa ottica, al di là dell’innegabile portata simbolica della strenua difesa del reggimento Azov e dei marine ucraini asserragliati nell’Azovstal, completare la conquista di Mariupol è fondamentale per il controllo dell’area. Stesso discorso vale per l’Isola dei Serpenti. Fallito l’assalto ucraino per rovinare a Mosca la festa della Vittoria del 9 maggio (quella sulla Germania, nella Seconda guerra mondiale), l’isola nel Mar Nero a pochi chilometri dalle coste ucraine resta in mano russa.
Questa piccola isola è di cruciale importanza per due ragioni: è vicinissima anche alle coste della Romania, dove – lo ricordiamo – sono stanziate truppe Nato. È quindi la Kaliningrad dell’area occidentale del Mar Nero. Un avamposto russo che possa fare da deterrente, così come lo è la fu Königsberg nel Baltico rispetto alla Finlandia, che sta già con un piede nella Nato. L’altra ragione per cui l’isola non deve tornare in mano ucraina è perché da lì si possono controllare e/o bloccare le rotte verso lo stretto dei Dardanelli, dunque verso il Mediterraneo.

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