Contro le coppie omo un pregiudizio Serve una riforma delle adozioni

di GABRIELE PIAZZONI*

L’Italia, in tema di diritti, è sempre più sola e comunque in pessima compagnia fra i Paesi europei, fanalino di coda del mondo occidentale per quanto riguarda la capacità di registrare i cambiamenti sociali e culturali che attraversano la società, gli individui e le famiglie, e tradurli in aggiornamenti legislativi, al fine di accompagnare le trasformazioni sociali, accoglierle, segnando nuovi diritti e doveri. Proprio in tema di diritti e doveri, la lacuna più grave riguarda il tema della genitorialità. L’istituto delle adozioni, da molto tempo vigente nel Paese, ci ha insegnato a tenere distinta la responsabilità genitoriale e la relazione filiale dai legamI di sangue e ci ha evidenziato la dimensione affettiva della relazione tra genitori e figli. Proprio la dimensione affettiva e delle relazioni che le persone decidono di costruire che è sempre di più alla base dei costrutti familiari di milioni di persone anche nel nostro Paese. L’assunto che la famiglia non si sceglie, se ovviamente in parte resta assolutamente vero, dall’altro lato è ormai in netta competizione con la nuova visione elettiva che caratterizza le nuove generazioni, ossia che la famiglia sono anche le relazioni che ciascun* sceglie e costruisce. Non è un fatto di posizionamenti politici: è fatto di vita e di cosa dicono le vite delle persone. In questo contesto, il nostro Paese non ammette però alcun tipo di riconoscimento nell’ambito delle adozioni per tutto quello che non è coppia eterosessuale, cioè composta da uomo e donna uniti in matrimonio, pertanto l’istituto delle adozioni e la possibilità di adottare un bambino resta totalmente inaccessibile per coppie omosessuali o per persone single. Inaccessibilità fondata su un evidente pregiudizio che due uomini o due donne o un genitore single non possano essere genitori degni e capaci. Un pregiudizio che resiste dal punto di vista legislativo, nonostante anche in Italia siano milioni i bambini che crescono in famiglie monogenitoriali per le più svariate ragioni e nessuno di questi bambini è prossimo a pazzia o rovina. Migliaia sono i bambini che crescono in famiglie omosessuali con le stesse gioie e dolori di qualunque altra famiglia. Non è un caso che questo dato che la legge continua a far finta di non vedere è invece riconosciuto in sede giudiziaria. I tribunali in molti casi di coppie omosessuali hanno riconosciuto l’interesse dei minori all’adozione da parte dei genitori, ossia dalle persone che li crescono, accudiscono e che ne contribuiscono al benessere, prescindendo dal sesso dei genitori o dall’esistenza o meno di un matrimonio. Insomma l’istituto delle adozioni in Italia è sempre più fuori dal mondo e dalla storia, una sorta di macchina del tempo che ci riporta agli anni ’50. Arcigay lo dice da anni e continuerà a battersi perché finalmente si metta mano a una riforma delle adozioni, che ci faccia finalmente arrivare ai giorni nostri. Perché la politica dello struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere quanto le leggi siano ormai inadeguate, non è degna di un paese civile.
*Segretario generale Arcigay

di GABRIELE PIAZZONI*

L’Italia, in tema di diritti, è sempre più sola e comunque in pessima compagnia fra i Paesi europei, fanalino di coda del mondo occidentale per quanto riguarda la capacità di registrare i cambiamenti sociali e culturali che attraversano la società, gli individui e le famiglie, e tradurli in aggiornamenti legislativi, al fine di accompagnare le trasformazioni sociali, accoglierle, segnando nuovi diritti e doveri. Proprio in tema di diritti e doveri, la lacuna più grave riguarda il tema della genitorialità. L’istituto delle adozioni, da molto tempo vigente nel Paese, ci ha insegnato a tenere distinta la responsabilità genitoriale e la relazione filiale dai legamI di sangue e ci ha evidenziato la dimensione affettiva della relazione tra genitori e figli. Proprio la dimensione affettiva e delle relazioni che le persone decidono di costruire che è sempre di più alla base dei costrutti familiari di milioni di persone anche nel nostro Paese. L’assunto che la famiglia non si sceglie, se ovviamente in parte resta assolutamente vero, dall’altro lato è ormai in netta competizione con la nuova visione elettiva che caratterizza le nuove generazioni, ossia che la famiglia sono anche le relazioni che ciascun* sceglie e costruisce. Non è un fatto di posizionamenti politici: è fatto di vita e di cosa dicono le vite delle persone. In questo contesto, il nostro Paese non ammette però alcun tipo di riconoscimento nell’ambito delle adozioni per tutto quello che non è coppia eterosessuale, cioè composta da uomo e donna uniti in matrimonio, pertanto l’istituto delle adozioni e la possibilità di adottare un bambino resta totalmente inaccessibile per coppie omosessuali o per persone single. Inaccessibilità fondata su un evidente pregiudizio che due uomini o due donne o un genitore single non possano essere genitori degni e capaci. Un pregiudizio che resiste dal punto di vista legislativo, nonostante anche in Italia siano milioni i bambini che crescono in famiglie monogenitoriali per le più svariate ragioni e nessuno di questi bambini è prossimo a pazzia o rovina. Migliaia sono i bambini che crescono in famiglie omosessuali con le stesse gioie e dolori di qualunque altra famiglia. Non è un caso che questo dato che la legge continua a far finta di non vedere è invece riconosciuto in sede giudiziaria. I tribunali in molti casi di coppie omosessuali hanno riconosciuto l’interesse dei minori all’adozione da parte dei genitori, ossia dalle persone che li crescono, accudiscono e che ne contribuiscono al benessere, prescindendo dal sesso dei genitori o dall’esistenza o meno di un matrimonio. Insomma l’istituto delle adozioni in Italia è sempre più fuori dal mondo e dalla storia, una sorta di macchina del tempo che ci riporta agli anni ’50. Arcigay lo dice da anni e continuerà a battersi perché finalmente si metta mano a una riforma delle adozioni, che ci faccia finalmente arrivare ai giorni nostri. Perché la politica dello struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere quanto le leggi siano ormai inadeguate, non è degna di un paese civile.
*Segretario generale Arcigay

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