Corea, Seul e Washington contro Pyongyang

Dopo i lanci di missili del Nord, il Sud ha risposto con un’esercitazione aerea congiunta con gli Stati Uniti. La tensione resta alta

Venti caccia che hanno eseguito una missione ricognitiva nel Mar Giallo: questa la risposta di Seoul e del suo alleato americano al lancio di missili balistici a corto raggio effettuato domenica dalla Corea del Nord. L’avvertimento a Pyongyang segue di poco una prima reazione consistente in analoga operazione balistica, atta a rendere chiaro che “anche se la Corea del Nord provoca, Usa e Corea del Sud hanno la forza e la potenza di rispondere immediatamente e con precisione”. E dopo l’attività delle scorse ore, è ancora più chiara l’intenzione dei due Paesi: quella messa in atto, infatti, è una voluta “dimostrazione congiunta di forza” contro le provocazioni che il regime di Kim Jong Un continua a fare ai Paesi confinanti e non solo.

In proposito il vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman, dopo aver incontrato il suo omologo sudcoreano, ha parlato di risposta “rapida e incisiva” nell’ipotesi che Pyongyang effettui, come ripetutamente paventato, un nuovo test nucleare. Che peraltro, ha aggiunto Sherman, “rappresenterebbe una violazione completa delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” a cui “il mondo intero risponderebbe in modo forte e chiaro. Siamo pronti”.

Sherman comunque – riferisce Yonhap – ha anche esortato Kim Yong Un a concentrarsi sulla pandemia di covid 19 invece di proseguire con “azioni provocatorie, pericolose e destabilizzanti”. Inoltre ha tenuto a precisare che il suo Paese non ha “alcun intento ostile” e continua a sollecitare la Corea del Nord “affinché ponga fine alle attività provocatorie e destabilizzanti e scelga la strada della diplomazia”.

Al centro dei colloqui di Seoul che si sono svolti nelle scorse ore, comunque, secondo Yonhap ci sono state ovviamente le recenti provocazioni della Corea del Nord. Ma anche il pericolo, pure non nuovo ma comunque molto preoccupante, di un nuovo test atomico nordcoreano. Sul punto è intervenuta anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che ha fatto sapere di aver rilevato indicazioni sulla ripresa di attività nel sito nucleare di Punggye-ri.

Nelle prossime ore Sherman e il suo omologo sudcoreano incontreranno il collega giapponese Taeko Mori, in una sessione trilaterale convocata con il duplice scopo di affrontare altre questioni rilevanti a livello regionale e soprattutto, ovviamente, di individuare una risposta coordinata alla Corea del Nord. Quanto infine alla Cina, da sempre più o meno nel mezzo tra i due contendenti, il portavoce del ministro degli Esteri Lijian ha dichiarato che “è nell’interesse comune di tutte le parti mantenere la pace e la stabilità e promuovere la soluzione politica della questione”, mantenendo “la calma e la moderazione” e astenendosi “dall’intraprendere qualsiasi azione che possa aggravare le tensioni”.

Dopo i lanci di missili del Nord, il Sud ha risposto con un’esercitazione aerea congiunta con gli Stati Uniti. La tensione resta alta

Venti caccia che hanno eseguito una missione ricognitiva nel Mar Giallo: questa la risposta di Seoul e del suo alleato americano al lancio di missili balistici a corto raggio effettuato domenica dalla Corea del Nord. L’avvertimento a Pyongyang segue di poco una prima reazione consistente in analoga operazione balistica, atta a rendere chiaro che “anche se la Corea del Nord provoca, Usa e Corea del Sud hanno la forza e la potenza di rispondere immediatamente e con precisione”. E dopo l’attività delle scorse ore, è ancora più chiara l’intenzione dei due Paesi: quella messa in atto, infatti, è una voluta “dimostrazione congiunta di forza” contro le provocazioni che il regime di Kim Jong Un continua a fare ai Paesi confinanti e non solo.

In proposito il vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman, dopo aver incontrato il suo omologo sudcoreano, ha parlato di risposta “rapida e incisiva” nell’ipotesi che Pyongyang effettui, come ripetutamente paventato, un nuovo test nucleare. Che peraltro, ha aggiunto Sherman, “rappresenterebbe una violazione completa delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” a cui “il mondo intero risponderebbe in modo forte e chiaro. Siamo pronti”.

Sherman comunque – riferisce Yonhap – ha anche esortato Kim Yong Un a concentrarsi sulla pandemia di covid 19 invece di proseguire con “azioni provocatorie, pericolose e destabilizzanti”. Inoltre ha tenuto a precisare che il suo Paese non ha “alcun intento ostile” e continua a sollecitare la Corea del Nord “affinché ponga fine alle attività provocatorie e destabilizzanti e scelga la strada della diplomazia”.

Al centro dei colloqui di Seoul che si sono svolti nelle scorse ore, comunque, secondo Yonhap ci sono state ovviamente le recenti provocazioni della Corea del Nord. Ma anche il pericolo, pure non nuovo ma comunque molto preoccupante, di un nuovo test atomico nordcoreano. Sul punto è intervenuta anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che ha fatto sapere di aver rilevato indicazioni sulla ripresa di attività nel sito nucleare di Punggye-ri.

Nelle prossime ore Sherman e il suo omologo sudcoreano incontreranno il collega giapponese Taeko Mori, in una sessione trilaterale convocata con il duplice scopo di affrontare altre questioni rilevanti a livello regionale e soprattutto, ovviamente, di individuare una risposta coordinata alla Corea del Nord. Quanto infine alla Cina, da sempre più o meno nel mezzo tra i due contendenti, il portavoce del ministro degli Esteri Lijian ha dichiarato che “è nell’interesse comune di tutte le parti mantenere la pace e la stabilità e promuovere la soluzione politica della questione”, mantenendo “la calma e la moderazione” e astenendosi “dall’intraprendere qualsiasi azione che possa aggravare le tensioni”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli