Cosa resta di Papa Ratzinger

di Anna Maria Fasulo

Joseph Aloisius Ratzinger da Marktl am Inn, Baviera, che regnò per otto anni (dal 2005 al 2013) col nome di Benedetto XVI, è morto. È giusto dare la solennità che spetta a questo momento: perché la morte di un uomo, qualsiasi uomo, è una cosa seria; e perché la morte del Papa emerito è certamente un evento particolare per la storia della Chiesa.Riassumere il pontificato di Benedetto XVI non è facile. Certamente è stato un Papato di conservazione, con un occhio molto attento ai contenuti ed alla catechesi. Il Papa teologo è stato un intellettuale, ma con un gran cuore: ed è stato capito da molti nel suo addio il 28 febbraio di quel drammatico 2013; decidere di lasciare non perché sia un vigliacco, ma semplicemente perché la sua missione è esaurita. Benedetto, con le sue dimissioni, ci ha risparmiato anni penosi di malattia, debolezza, ingrigimento, nel corso ed al termine dei quali il Papa, al solito, non avrebbe potuto decidere alcunché e molte decisioni sarebbero state prese da altri. Bisogna essergli grati anche per questo, a patto che non diventi un modo per trasformare il Papato in una specie di “presidenza” della Chiesa cattolica. Un futuro di Papi emeriti non sarebbe facile da gestire. Da emerito, la “non presenza” di Benedetto è stata pesante. Ha scelto di vivere in Vaticano: forse avrebbe dovuto lasciare Roma e ritirarsi in qualche monastero (è sempre stato affascinato dalla vita monastica), oppure tornare nella sua Germania. Francesco è stato molto intelligente a sapersi “appoggiare” a lui ed al suo enorme prestigio e peso morale ed intellettuale; ha posto un modello per eventuali Papi emeriti del futuro. Ma la domanda resta: che cosa sarebbe successo se il Papa emerito avesse contestato apertamente il suo successore? Questa cosa, domani, potrebbe succedere: e se i due Papi fossero entrambi in Vaticano, la cosa non aiuterebbe né la Chiesa né i fedeli. Ma questo, per adesso, resta nella fantareligione.  Che cosa resta di Ratzinger, dunque? C’è un tesoro culturale e intellettuale rappresentato non solo dai documenti magisteriali ma anche dai libri (la bellissima serie su Gesù è l’esempio più lampante) che resteranno nel pensiero occidentale. C’è il gesto clamoroso delle dimissioni che ha desacralizzato la figura papale e indicato una via che Bergoglio sta percorrendo  volte con delle esagerazioni (ma nessuno è perfetto). Ratzinger entrerà in una specie di “tridente della fede” facendo trittico con il predecessore Karol Wojtyla che lo volle a Roma e di cui fu grande e intimo amico; e col successore Bergoglio, che necessariamente dovrà sempre fare i conti con l’ombra di Benedetto e viceversa. Ma non è una figura destinata a scomparire, anche se resterà schiacciata tra l’enorme popolarità del predecessore e quella del successore: c’è il rischio che venga rimpianta da tanti, pur non essendo stata capita da tutti.

di Anna Maria Fasulo

Joseph Aloisius Ratzinger da Marktl am Inn, Baviera, che regnò per otto anni (dal 2005 al 2013) col nome di Benedetto XVI, è morto. È giusto dare la solennità che spetta a questo momento: perché la morte di un uomo, qualsiasi uomo, è una cosa seria; e perché la morte del Papa emerito è certamente un evento particolare per la storia della Chiesa.Riassumere il pontificato di Benedetto XVI non è facile. Certamente è stato un Papato di conservazione, con un occhio molto attento ai contenuti ed alla catechesi. Il Papa teologo è stato un intellettuale, ma con un gran cuore: ed è stato capito da molti nel suo addio il 28 febbraio di quel drammatico 2013; decidere di lasciare non perché sia un vigliacco, ma semplicemente perché la sua missione è esaurita. Benedetto, con le sue dimissioni, ci ha risparmiato anni penosi di malattia, debolezza, ingrigimento, nel corso ed al termine dei quali il Papa, al solito, non avrebbe potuto decidere alcunché e molte decisioni sarebbero state prese da altri. Bisogna essergli grati anche per questo, a patto che non diventi un modo per trasformare il Papato in una specie di “presidenza” della Chiesa cattolica. Un futuro di Papi emeriti non sarebbe facile da gestire. Da emerito, la “non presenza” di Benedetto è stata pesante. Ha scelto di vivere in Vaticano: forse avrebbe dovuto lasciare Roma e ritirarsi in qualche monastero (è sempre stato affascinato dalla vita monastica), oppure tornare nella sua Germania. Francesco è stato molto intelligente a sapersi “appoggiare” a lui ed al suo enorme prestigio e peso morale ed intellettuale; ha posto un modello per eventuali Papi emeriti del futuro. Ma la domanda resta: che cosa sarebbe successo se il Papa emerito avesse contestato apertamente il suo successore? Questa cosa, domani, potrebbe succedere: e se i due Papi fossero entrambi in Vaticano, la cosa non aiuterebbe né la Chiesa né i fedeli. Ma questo, per adesso, resta nella fantareligione.  Che cosa resta di Ratzinger, dunque? C’è un tesoro culturale e intellettuale rappresentato non solo dai documenti magisteriali ma anche dai libri (la bellissima serie su Gesù è l’esempio più lampante) che resteranno nel pensiero occidentale. C’è il gesto clamoroso delle dimissioni che ha desacralizzato la figura papale e indicato una via che Bergoglio sta percorrendo  volte con delle esagerazioni (ma nessuno è perfetto). Ratzinger entrerà in una specie di “tridente della fede” facendo trittico con il predecessore Karol Wojtyla che lo volle a Roma e di cui fu grande e intimo amico; e col successore Bergoglio, che necessariamente dovrà sempre fare i conti con l’ombra di Benedetto e viceversa. Ma non è una figura destinata a scomparire, anche se resterà schiacciata tra l’enorme popolarità del predecessore e quella del successore: c’è il rischio che venga rimpianta da tanti, pur non essendo stata capita da tutti.

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