Cosa sapeva Soumahoro, appalti e milioni

Tutti sapevano dell’enorme fiume di soldi che arrivava nelle casse di casa Soumahoro. Dal ministro dell’Interno Matteo Salvini al suo successore Luciana Lamorgese, che misero nero su bianco i milioni dei contributi pubblici per l’accoglienza erogati a Karibu e Consorzio Aid, le coop del pontino fondate da Maria Therese Mukamitsindo, suocera del deputato di sinistra, e nella cui gestione, fino allo scorso 17 ottobre, era coinvolta anche la moglie del parlamentare, Liliane Murekatete. Lo sapevano quelli della Lega Braccianti, che durante la pandemia chiesero dei resoconti su una raccolta fondi ad Aboubakar Soumahoro senza ricevere alcunché. E non poteva non saperlo neppure lo stesso esponente di Alleanza-Si, che aveva impiantato la sede del suo sindacato per la lotta contro il caporalato, fondato nell’estate del 2020, proprio nello stesso ufficio di Latina dove si trovano Karibu e Aid.

IL SINDACATO

Un palazzo bianco con delle porte a vetri nere, in quello che è diventato il centro direzionale di Latina, in un piazzale desolato in viale Corbusier. Stesso indirizzo, stesso numero civico, stessi uffici al piano terra sia per Karibu e Aid sia per la Lega dei Braccianti. L’etichetta della sede legale, con la scritta sezione di Latina, è apposta accanto a quella della coop, finita nel mirino della UilTucs per le accuse di una trentina di dipendenti e migranti che lamentano il mancato pagamento degli stipendi, con arretrati fino a 18 mensilità. Pagamenti che sarebbero saltati con il pretesto che quelle coop non avevano più soldi perché, sostengono Maria Therese e Liliane, vantavano crediti per l’accoglienza che non sarebbero arrivati nelle loro casse. Eppure, come vi abbiamo certificato ieri su L’identità, il business delle cooperative create da Mukamitsindo era enorme se si calcola che solo Karibu, negli ultimi anni, ha incassato quasi 65 milioni di euro di contributi pubblici per le gare vinte al Ministero dell’Interno, alla Regione Lazio, alle Pari Opportunità. E quei documenti, con le cifre milionarie e i progetti da avviare, erano in bella vista sulle stesse scrivanie dove, si ipotizza, anche Aboubakar deve essersi seduto, visto che quella era pure la sede del suo movimento sindacale. Fermo restando che, negli accertamenti che gli investigatori stanno svolgendo sui conti delle società della suocera, il deputato non è assolutamente coinvolto.

LA RELAZIONE

È proprio sul fiume di soldi passati sui bilanci di Karibu e Consorzio Aid che si concentrano le indagini della Guardia di Finanza di Latina, volte a verificare se ci sia stata o meno una malversazione di erogazioni pubbliche sull’accoglienza. Un business che, viste le cifre, rende ancor più granitiche quelle intercettazioni di Mafia Capitale, quando il Mondo di mezzo diceva che gli immigrati rendono più della droga. A dettagliare le cifre incassate dalla coop di Sezze, d’altronde, è stata proprio Maria Therese, in un documento presentato al Ministero dell’Interno per il programma Amif 2014-202o, il fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, gestito dalla Commissione Europea. Ben 63 milioni 645mila euro sono gli incassi della Karibu per le sue attività di accoglienza dei rifugiati e l’integrazione sociale dei migranti.
La somma più cospicua è il pagamento di 25 milioni di euro, in sei anni, versati dal Viminale per il bando “CAS- Centri di Accoglienza Straordinaria Bando Prefettura”. Un progetto per un totale di 500 milioni, vinto da Karibu come soggetto singolo, quindi senza alcun partenariato, per “l’emergenza migranti richiedenti protezione internazionale – progetto di accoglienza, servizi per l’alloggio, tutela socio-legale, aiuto psicologico, assistenza e orientamento legale”, scrive Mukamitsindo nel prospetto delle azioni per le quali era stata finanziata tra il 2013 e il 2019. E perfino il progetto, per un totale di due milioni per l’inclusione nel mondo del lavoro degli ucraini in fuga dalla guerra, in un bando vinto a giugno scorso. A suggellare la veridicità dei pagamenti, oltre all’autocertificazione della suocera di Soumahoro, c’è la “Relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale”, presentata al Senato dal ministro Lamorgese il 29 ottobre 2019, relativa all’anno 2018. Centocinquantasette pagine in cui il ministro del governo giallorosso traccia la situazione esplosiva sui migranti, che era venuta alla luce in tutta la sua drammaticità durante il Conte 1, con il pugno duro di Salvini sui porti chiusi. Lamorgese, che nel rapporto annuncia un nuovo schema di capitolato d’appalto per la gestione dei servizi di accoglienza e disciplina modalità di controllo e monitoraggio degli standard qualitativi dei Cas, riporta il “dettaglio dati finanziari relativi ai pagamenti effettuati dalle prefetture in favore di ciascun ente gestore dei centri di accoglienza”. E solo nel 2018, a Karibu sono stati pagati 5.080.261,63, mentre il Consorzio Aid ha incassato 794.243,18. Numeri che confermano il trend di quei 25 milioni, su un totale di mezzo miliardo, spalmati in sei anni nelle casse della coop di Sezze e che contribuiscono a raggiungere la quota importante dei 65 milioni.

Tutti sapevano dell’enorme fiume di soldi che arrivava nelle casse di casa Soumahoro. Dal ministro dell’Interno Matteo Salvini al suo successore Luciana Lamorgese, che misero nero su bianco i milioni dei contributi pubblici per l’accoglienza erogati a Karibu e Consorzio Aid, le coop del pontino fondate da Maria Therese Mukamitsindo, suocera del deputato di sinistra, e nella cui gestione, fino allo scorso 17 ottobre, era coinvolta anche la moglie del parlamentare, Liliane Murekatete. Lo sapevano quelli della Lega Braccianti, che durante la pandemia chiesero dei resoconti su una raccolta fondi ad Aboubakar Soumahoro senza ricevere alcunché. E non poteva non saperlo neppure lo stesso esponente di Alleanza-Si, che aveva impiantato la sede del suo sindacato per la lotta contro il caporalato, fondato nell’estate del 2020, proprio nello stesso ufficio di Latina dove si trovano Karibu e Aid.

IL SINDACATO

Un palazzo bianco con delle porte a vetri nere, in quello che è diventato il centro direzionale di Latina, in un piazzale desolato in viale Corbusier. Stesso indirizzo, stesso numero civico, stessi uffici al piano terra sia per Karibu e Aid sia per la Lega dei Braccianti. L’etichetta della sede legale, con la scritta sezione di Latina, è apposta accanto a quella della coop, finita nel mirino della UilTucs per le accuse di una trentina di dipendenti e migranti che lamentano il mancato pagamento degli stipendi, con arretrati fino a 18 mensilità. Pagamenti che sarebbero saltati con il pretesto che quelle coop non avevano più soldi perché, sostengono Maria Therese e Liliane, vantavano crediti per l’accoglienza che non sarebbero arrivati nelle loro casse. Eppure, come vi abbiamo certificato ieri su L’identità, il business delle cooperative create da Mukamitsindo era enorme se si calcola che solo Karibu, negli ultimi anni, ha incassato quasi 65 milioni di euro di contributi pubblici per le gare vinte al Ministero dell’Interno, alla Regione Lazio, alle Pari Opportunità. E quei documenti, con le cifre milionarie e i progetti da avviare, erano in bella vista sulle stesse scrivanie dove, si ipotizza, anche Aboubakar deve essersi seduto, visto che quella era pure la sede del suo movimento sindacale. Fermo restando che, negli accertamenti che gli investigatori stanno svolgendo sui conti delle società della suocera, il deputato non è assolutamente coinvolto.

LA RELAZIONE

È proprio sul fiume di soldi passati sui bilanci di Karibu e Consorzio Aid che si concentrano le indagini della Guardia di Finanza di Latina, volte a verificare se ci sia stata o meno una malversazione di erogazioni pubbliche sull’accoglienza. Un business che, viste le cifre, rende ancor più granitiche quelle intercettazioni di Mafia Capitale, quando il Mondo di mezzo diceva che gli immigrati rendono più della droga. A dettagliare le cifre incassate dalla coop di Sezze, d’altronde, è stata proprio Maria Therese, in un documento presentato al Ministero dell’Interno per il programma Amif 2014-202o, il fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, gestito dalla Commissione Europea. Ben 63 milioni 645mila euro sono gli incassi della Karibu per le sue attività di accoglienza dei rifugiati e l’integrazione sociale dei migranti.
La somma più cospicua è il pagamento di 25 milioni di euro, in sei anni, versati dal Viminale per il bando “CAS- Centri di Accoglienza Straordinaria Bando Prefettura”. Un progetto per un totale di 500 milioni, vinto da Karibu come soggetto singolo, quindi senza alcun partenariato, per “l’emergenza migranti richiedenti protezione internazionale – progetto di accoglienza, servizi per l’alloggio, tutela socio-legale, aiuto psicologico, assistenza e orientamento legale”, scrive Mukamitsindo nel prospetto delle azioni per le quali era stata finanziata tra il 2013 e il 2019. E perfino il progetto, per un totale di due milioni per l’inclusione nel mondo del lavoro degli ucraini in fuga dalla guerra, in un bando vinto a giugno scorso. A suggellare la veridicità dei pagamenti, oltre all’autocertificazione della suocera di Soumahoro, c’è la “Relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale”, presentata al Senato dal ministro Lamorgese il 29 ottobre 2019, relativa all’anno 2018. Centocinquantasette pagine in cui il ministro del governo giallorosso traccia la situazione esplosiva sui migranti, che era venuta alla luce in tutta la sua drammaticità durante il Conte 1, con il pugno duro di Salvini sui porti chiusi. Lamorgese, che nel rapporto annuncia un nuovo schema di capitolato d’appalto per la gestione dei servizi di accoglienza e disciplina modalità di controllo e monitoraggio degli standard qualitativi dei Cas, riporta il “dettaglio dati finanziari relativi ai pagamenti effettuati dalle prefetture in favore di ciascun ente gestore dei centri di accoglienza”. E solo nel 2018, a Karibu sono stati pagati 5.080.261,63, mentre il Consorzio Aid ha incassato 794.243,18. Numeri che confermano il trend di quei 25 milioni, su un totale di mezzo miliardo, spalmati in sei anni nelle casse della coop di Sezze e che contribuiscono a raggiungere la quota importante dei 65 milioni.

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