“Così fuggo dal caos di Hollywood. La mia vita con Rita fuori dal set”

Vincitore per ben due volte consecutive di un Oscar come “Miglior attore”, Tom Hanks è universalmente riconosciuto come uno degli artisti più talentuosi della sua generazione. Chi non lo ricorda alle prese con ruoli da protagonista in film come Forrest Gump, Philadelphia o Cast Away? Un successo, quello di Tom, cresciuto in maniera esponenziale, e senza arresti, nel corso degli anni. E non c’è dubbio che a contribuire al grande riscontro ottenuto da Elvis di Baz Luhrmann, film presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes e sbarcato recentemente al cinema, sia stata anche la sua interpretazione nei panni del Colonnello Tom Parker, l’avido manager di Elvis Presley a cui ha prestato il volto Austin Butler. Il film è incentrato proprio sul complesso rapporto tra questi due personaggi nel corso degli anni che condussero il Re del Rock ‘n’ Roll al successo planetario.

Tom, sei un attore che nutre un continuo entusiasmo nei confronti del tuo lavoro…
«Cerco di vivere pienamente ogni giorno con intensità, lasciandomi guidare da nuovi stimoli per tutte le opportunità che il futuro mi regala. È importante, oggi come oggi, affrontare la propria quotidiana come un grande dono. E’ necessario vivere la vita al massimo delle proprie energie, per cercare di raccogliere più frutti possibili, da condividere con chi ci accompagna durante il nostro percorso».

Qual è il ruolo che hai interpretato a cui sei più affezionato?
«Non ho un personaggio preferito: ogni ruolo che ho interpretato è stata un’esperienza unica. Tutti hanno contribuito a costruire quella grande ricchezza interiore di cui oggi vado enormemente fiero. Certo, ricordo con grande emozione i primi ruoli interpretati quando non sapevo ancora se sarei riuscito a lavorare in pianta stabile come attore. Oggi, però, anche quando mi capita di ricevere premi alla carriera, cerco di conservare quello stesso tipo di emozione. Credo che il segreto sia tutto lì».

Cosa fai quando sei lontano dai set?
«Passo molto tempo con mia moglie Rita, a cui sono molto legato, e con tutte le persone a noi care. Cerco di condurre una vita equilibrata, ben diversa e lontana anni luce da tutte quelle dinamiche frenetiche dello show-business. Non appena riesco, ritaglio un po’ di tempo per leggere e scrivere. Ho sempre amato scindere la vita pubblica a cui è soggetto chi fa il mio mestiere, dalla sfera privata che tendo a preservare».

Nel film Elvis hai interpretato il ruolo di Tom Parker…
«Tom era sì un truffatore con il vizio del gioco delle carte, ma anche un uomo dotato di un intuito straordinario. Si rese conto che Elvis era come un frutto proibito e si sa, puoi fare un mucchio di soldi con le cose proibite».

Come ti sei preparato?
«Ho cercato di sapere ogni cosa di Tom Parker: era un personaggio dal passato misterioso, immigrato illegalmente dall’Olanda, impresario di circo. Non sono state poche le persone che l’hanno descritto come un uomo speciale che illuminava ogni stanza: era formale e brillante al tempo stesso».

È stato complicato calarsi nei panni di un uomo così enigmatico?
«Come attore non ho mai paura dei personaggio che devo interpretare. Anche in questo caso quello che ho fatto è stato non giudicarlo, ma interpretarlo, anche nelle sue sfumature, nel confine tra bene e male che pure gli apparteneva».

Cosa ti auguri per il futuro?
«Semplicemente che arrivino tante sorprese, da ricevere con lo stupore che caratterizza i bambini, da cui gli adulti avrebbero tanto da imparare. Negli ultimi tempi, tutto il mondo è stato messo a durissima prova da eventi spiacevoli e ancora oggi si ritrova a dover fronteggiare numerose problematiche tutt’altro che facili. Al netto di tutto questo, però, io continuo ad auspicare l’arrivo di qualcosa di bello per tutti, specialmente per chi ha sofferto di più. Sarebbe una giusta ricompensa da parte della vita».

Che consigli daresti ai più giovani?
«Ricorderei loro che non c’è nulla di più gratificante del raggiungere i traguardi rispettando le regole. Le scorciatoie non portano mai da nessuna parte».

Vincitore per ben due volte consecutive di un Oscar come “Miglior attore”, Tom Hanks è universalmente riconosciuto come uno degli artisti più talentuosi della sua generazione. Chi non lo ricorda alle prese con ruoli da protagonista in film come Forrest Gump, Philadelphia o Cast Away? Un successo, quello di Tom, cresciuto in maniera esponenziale, e senza arresti, nel corso degli anni. E non c’è dubbio che a contribuire al grande riscontro ottenuto da Elvis di Baz Luhrmann, film presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes e sbarcato recentemente al cinema, sia stata anche la sua interpretazione nei panni del Colonnello Tom Parker, l’avido manager di Elvis Presley a cui ha prestato il volto Austin Butler. Il film è incentrato proprio sul complesso rapporto tra questi due personaggi nel corso degli anni che condussero il Re del Rock ‘n’ Roll al successo planetario.

Tom, sei un attore che nutre un continuo entusiasmo nei confronti del tuo lavoro…
«Cerco di vivere pienamente ogni giorno con intensità, lasciandomi guidare da nuovi stimoli per tutte le opportunità che il futuro mi regala. È importante, oggi come oggi, affrontare la propria quotidiana come un grande dono. E’ necessario vivere la vita al massimo delle proprie energie, per cercare di raccogliere più frutti possibili, da condividere con chi ci accompagna durante il nostro percorso».

Qual è il ruolo che hai interpretato a cui sei più affezionato?
«Non ho un personaggio preferito: ogni ruolo che ho interpretato è stata un’esperienza unica. Tutti hanno contribuito a costruire quella grande ricchezza interiore di cui oggi vado enormemente fiero. Certo, ricordo con grande emozione i primi ruoli interpretati quando non sapevo ancora se sarei riuscito a lavorare in pianta stabile come attore. Oggi, però, anche quando mi capita di ricevere premi alla carriera, cerco di conservare quello stesso tipo di emozione. Credo che il segreto sia tutto lì».

Cosa fai quando sei lontano dai set?
«Passo molto tempo con mia moglie Rita, a cui sono molto legato, e con tutte le persone a noi care. Cerco di condurre una vita equilibrata, ben diversa e lontana anni luce da tutte quelle dinamiche frenetiche dello show-business. Non appena riesco, ritaglio un po’ di tempo per leggere e scrivere. Ho sempre amato scindere la vita pubblica a cui è soggetto chi fa il mio mestiere, dalla sfera privata che tendo a preservare».

Nel film Elvis hai interpretato il ruolo di Tom Parker…
«Tom era sì un truffatore con il vizio del gioco delle carte, ma anche un uomo dotato di un intuito straordinario. Si rese conto che Elvis era come un frutto proibito e si sa, puoi fare un mucchio di soldi con le cose proibite».

Come ti sei preparato?
«Ho cercato di sapere ogni cosa di Tom Parker: era un personaggio dal passato misterioso, immigrato illegalmente dall’Olanda, impresario di circo. Non sono state poche le persone che l’hanno descritto come un uomo speciale che illuminava ogni stanza: era formale e brillante al tempo stesso».

È stato complicato calarsi nei panni di un uomo così enigmatico?
«Come attore non ho mai paura dei personaggio che devo interpretare. Anche in questo caso quello che ho fatto è stato non giudicarlo, ma interpretarlo, anche nelle sue sfumature, nel confine tra bene e male che pure gli apparteneva».

Cosa ti auguri per il futuro?
«Semplicemente che arrivino tante sorprese, da ricevere con lo stupore che caratterizza i bambini, da cui gli adulti avrebbero tanto da imparare. Negli ultimi tempi, tutto il mondo è stato messo a durissima prova da eventi spiacevoli e ancora oggi si ritrova a dover fronteggiare numerose problematiche tutt’altro che facili. Al netto di tutto questo, però, io continuo ad auspicare l’arrivo di qualcosa di bello per tutti, specialmente per chi ha sofferto di più. Sarebbe una giusta ricompensa da parte della vita».

Che consigli daresti ai più giovani?
«Ricorderei loro che non c’è nulla di più gratificante del raggiungere i traguardi rispettando le regole. Le scorciatoie non portano mai da nessuna parte».

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