Così ti scindo i democratici

di Mafalda Bocchino

AIl Pd scende al 14,7%. Si tratta del dato più basso di sempre. A dirlo un sondaggio realizzato da Swg per il tg di La7. Nonostante ciò, secondo gli esperti di Nazareno, si può fare ancora peggio. L’atomo, dopo gli scandali Soumahoro e Qatargate, potrebbe scindersi. La più piccola parte della materia, come d’altronde dicono le ultime rivelazioni, è sempre più schiacciata dalle estremità. La prima intende tornare subito a sinistra ed è rappresentata da quei simpatizzanti di Giuseppe Conte, che lo vogliono subito a capo della coalizione. L’altra, invece, è pronta a superare il progetto di Veltroni per sposare la causa dell’ultimo vero leader a quelle latitudini, ovvero quel Matteo che oggi si è inventato il Terzo Polo. Il momento dell’implosione potrebbe essere proprio il tanto atteso congresso. La corsa a due avrà una sola conseguenza: chi perderà sarà causa della frattura definitiva. Se vincerà Stefano Bonaccini, i progressisti saranno isolati e quindi costretti a staccare la spina. Se riuscirà a spuntarla, invece, Elly Schlein i fedelissimi del giglio torneranno dal loro riferimento indiscusso.

La solitudine dei compagni

Una vittoria del governatore dell’Emilia fa paura e non poco a chi sente la nostalgia della quercia. C’è più di qualcuno a cui mancano i vecchi Ds. Quel gruppo che riesce a tenere insieme Andrea Orlando non ci sta più a stare sotto lo schiaffo dei renziani. Ecco perché un ritorno al potere di Base Riformista potrebbe demotivare chi dopo il 25 settembre auspicava il ritorno alle origini. Diversi coloro, che da tempo, chiedono un nuovo contenitore progressista: dai vecchi compagni come Cuperlo fino ai nuovi arrivati Speranza, Bersani e Scotto. Stesso discorso vale per le sardine, ancora spaesate nel complesso ingranaggio delle mozioni. Queste ultime senza Elly scomparirebbero. Non è da escludere, pertanto, che la chiamata del M5S, spinta da intellettuali come Bettini o da Zingaretti vari, in cerca di nuovo protagonismo, potrebbe spingere chi ha voglia di riciclarsi a imboccare altre strade. Sono diversi coloro, che da un po’ di tempo a questa parte, denunciano come il Pd attuale non sia più in grado di rappresentare i ceti meno abbienti.

Il partito alla Macron

La solitudine dei compagni, però, non è l’unica criticità. Altro grave problema i mal di pancia centristi, di chi sente il bisogno di una nuova casa senza estremismi e populismi. Basti pensare al senatore Luigi Zanda, che ha lasciato il comitato dei valori dem . Un sentimento, d’altronde, evidenziato dall’ultimo padre del Ppi Pierluigi Castagnetti: “Se il Pd diventa una cosa rossa, noi fuori”. Gli stessi franceschiniani, che oggi sostengono Schlein, nel caso in cui dovesse vincere Bonaccini, non perderanno un secondo a valutare altre strade. La vittoria di Stefano, poi, potrebbe far emergere il malcontento di diversi amministratori. Un esempio su tutti il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori, che senza e senza ma, ha dichiarato: “Se il partito cambia, me ne vado”. Stiamo parlando di una bandiera per assessori e consiglieri. Ecco perché le sue parole possono essere considerate più di un semplice monito per un soggetto il cui congresso, nei fatti, potrebbe sancirne la morte.

di Mafalda Bocchino

AIl Pd scende al 14,7%. Si tratta del dato più basso di sempre. A dirlo un sondaggio realizzato da Swg per il tg di La7. Nonostante ciò, secondo gli esperti di Nazareno, si può fare ancora peggio. L’atomo, dopo gli scandali Soumahoro e Qatargate, potrebbe scindersi. La più piccola parte della materia, come d’altronde dicono le ultime rivelazioni, è sempre più schiacciata dalle estremità. La prima intende tornare subito a sinistra ed è rappresentata da quei simpatizzanti di Giuseppe Conte, che lo vogliono subito a capo della coalizione. L’altra, invece, è pronta a superare il progetto di Veltroni per sposare la causa dell’ultimo vero leader a quelle latitudini, ovvero quel Matteo che oggi si è inventato il Terzo Polo. Il momento dell’implosione potrebbe essere proprio il tanto atteso congresso. La corsa a due avrà una sola conseguenza: chi perderà sarà causa della frattura definitiva. Se vincerà Stefano Bonaccini, i progressisti saranno isolati e quindi costretti a staccare la spina. Se riuscirà a spuntarla, invece, Elly Schlein i fedelissimi del giglio torneranno dal loro riferimento indiscusso.

La solitudine dei compagni

Una vittoria del governatore dell’Emilia fa paura e non poco a chi sente la nostalgia della quercia. C’è più di qualcuno a cui mancano i vecchi Ds. Quel gruppo che riesce a tenere insieme Andrea Orlando non ci sta più a stare sotto lo schiaffo dei renziani. Ecco perché un ritorno al potere di Base Riformista potrebbe demotivare chi dopo il 25 settembre auspicava il ritorno alle origini. Diversi coloro, che da tempo, chiedono un nuovo contenitore progressista: dai vecchi compagni come Cuperlo fino ai nuovi arrivati Speranza, Bersani e Scotto. Stesso discorso vale per le sardine, ancora spaesate nel complesso ingranaggio delle mozioni. Queste ultime senza Elly scomparirebbero. Non è da escludere, pertanto, che la chiamata del M5S, spinta da intellettuali come Bettini o da Zingaretti vari, in cerca di nuovo protagonismo, potrebbe spingere chi ha voglia di riciclarsi a imboccare altre strade. Sono diversi coloro, che da un po’ di tempo a questa parte, denunciano come il Pd attuale non sia più in grado di rappresentare i ceti meno abbienti.

Il partito alla Macron

La solitudine dei compagni, però, non è l’unica criticità. Altro grave problema i mal di pancia centristi, di chi sente il bisogno di una nuova casa senza estremismi e populismi. Basti pensare al senatore Luigi Zanda, che ha lasciato il comitato dei valori dem . Un sentimento, d’altronde, evidenziato dall’ultimo padre del Ppi Pierluigi Castagnetti: “Se il Pd diventa una cosa rossa, noi fuori”. Gli stessi franceschiniani, che oggi sostengono Schlein, nel caso in cui dovesse vincere Bonaccini, non perderanno un secondo a valutare altre strade. La vittoria di Stefano, poi, potrebbe far emergere il malcontento di diversi amministratori. Un esempio su tutti il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori, che senza e senza ma, ha dichiarato: “Se il partito cambia, me ne vado”. Stiamo parlando di una bandiera per assessori e consiglieri. Ecco perché le sue parole possono essere considerate più di un semplice monito per un soggetto il cui congresso, nei fatti, potrebbe sancirne la morte.
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