Countdown Autonomia

Il più sicuro, il più ottimista è il vice premier e ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. “Entro i prossimi giorni, non i prossimi mesi – giura – arriva in Consiglio dei ministri il primo passo sull’Autonomia. Ed entro fine inverno sarà cosa fatta. Ma non perché è una richiesta della Lega, ma perché serve all’Italia”.

Salvini – che ha rilasciato le dichiarazioni sabato, a Cremona, in occasione di un incontro con gli industriali e le associazioni di categoria – aveva anche affermato che “valorizzare le Regioni e i territori, dargli più potere significa sprecare di meno, perdere meno tempo e competere. C’è nel programma del centrodestra, come la riforma del presidenzialismo. Non è che se va vanti l’autonomia è un favore che la Meloni fa a Salvini o se va avanti il presidenzialismo è un favore che Salvini fa alla Meloni.

Abbiamo un’idea di Italia federale e presidenziale: moderna, veloce, efficace, responsabile, quindi procediamo spediti”. Salvini detta quindi l’agenda sui tempi (“il tempo è denaro, quindi prima arriva l’autonomia meglio è per tutta Italia”) di approvazione del provvedimento. Il leader del Carroccio spera di riuscire a ingraziarsi nuovamente i ceti produttivi del Nord e soprattutto quello che sta per andare al voto, nel mentre il resto della coalizione fa di necessità virtù. E non pone scadenze.

Il Capitano pare essere l’unico ad avere innestato la quarta, a scalpitare. Pochi giorni fa il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, commentando gli otto punti presentati dalla Conferenza delle Regioni al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli e fatti propri da quest’ultimo prima di essere rinviati alla Conferenza delle Regioni, aveva affermato che “Mi pare evidente che stiamo andando in una direzione di collaborazione istituzionale e proprio per questo è importante in tale senso.

Per questo mi auguro che la condivisione, scevra da interessi partitici, possa andare avanti senza intoppi”. Per il realista Fedriga il vero obiettivo della riforma deve essere quello di evitare lo strappo Stato-Regioni. E non a caso la presidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, pur confermando che “il presidenzialismo è da sempre nel programma di Forza Italia” perché “è un intervento necessario che va di pari passo a quello dell’Autonomia differenziata”, ha poi aggiunto che “abbiamo sempre detto che serve un’Autonomia differenziata che non spacchi il Paese in due e non crei cittadini di serie A e di serie B”. Dunque: “Dobbiamo garantire a tutti gli stessi servizi e gli stessi diritti, da Nord a Sud, anche attraverso l’attenta riscrittura dei Lep.

Certamente il Parlamento avrà la possibilità di dire la sua”. Entusiasta il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il quale sostiene che il Governo sta rispettando gli impegni presi. “L’Autonomia – ha sottolineato – parte dal Veneto e non solo da quel 22 ottobre 2p017, ma da molto prima. Vedo che un Governo che è lì da quasi 100 giorni è un Governo che ha portato nella manovra finanziaria un articolo che obbliga alla definizione dei Lep. Adesso c’è la legge di attuazione a palazzo Chigi. Si dice che entrerà in Cdm e questo è assolutamente positivo, visto che è il percorso che deve fare questa legge”.

Infine, Zaia pare replicare a distanza ai timori della Ronzulli e in parte anche a quelli di Fedriga quando dichiara che “l’Autonomia non è la secessione dei ricchi, non è una messa in discussione internazionale, e chi lo afferma non legge le carte, non rispetta la Costituzione, ma soprattutto si dimentica che Paesi che sono p0ercepiti come grandi Nazioni – penso agli Stati uniti ma anche alla Germania – sono Paesi federali”. Dunque, anche Zaia ritiene assolutamente positivo che il ddl sull’Autonomia approdi quanto prima in Cdm. “In Veneto – è la sua chiosa – non c’è un Comune in dissesto. In Calabria – e non me ne vogliano i calabresi – uno ogni due. E non per colpa dell’Autonomia”.

Su fronte delle opposizioni arriva un sì al progetto di decentramento, ma viene bocciato il come e il cosa. “Sono assolutamente a favore del decentramento, dei poteri, delle funzioni e delle risorse. Ma oggi – sono le parole del candidato governatore in Lombardia, Pierfrancesco Majorino – siamo di fronte a una proposta che va in un’altra direzione, che ripropone una dimensione burocratico-accentratrice sulle spalle della Regione e non credo che questa sia la soluzione”. Insomma “si all’autonomia ma non così”. Majorino e con lui anche il Pd si dice certo che la proposta di Autonomia differenziata sarà affossata dal Governo “a causa delle divisioni della Destra” su questo tema. E il tema soprattutto per Fratelli d’Italia Il tema è quello di garantire che lo Stato si tenga strette alcune competenze, mantenendone l’esclusività, come il fisco, la Difesa, il ministero degli Esteri, la Sanità perlomeno nei livelli essenziali, l’assistenza e la scuola. Il dibattito si preannuncia tutt’altro che facile per la maggioranza di Governo. E non a caso su questo argomento non c’è stata ancora una presa di posizione articolata da parte del premier Meloni.

Anche se il governatore uscente della Lombardia, Fontana, ha ricordato che la Meloni ha più volte ribadito che si tratta di una riforma indispensabile. Dura anche la posizione del Terzo polo: Mara Carfagna teme infatti che la Riforma Calderoli consegni “ai nostri figli un’Italia estremamente divisa. Un’eventualità, questa, che come Terzo polo ostacoleremo in ogni modo
possibile”.

Il più sicuro, il più ottimista è il vice premier e ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. “Entro i prossimi giorni, non i prossimi mesi – giura – arriva in Consiglio dei ministri il primo passo sull’Autonomia. Ed entro fine inverno sarà cosa fatta. Ma non perché è una richiesta della Lega, ma perché serve all’Italia”.

Salvini – che ha rilasciato le dichiarazioni sabato, a Cremona, in occasione di un incontro con gli industriali e le associazioni di categoria – aveva anche affermato che “valorizzare le Regioni e i territori, dargli più potere significa sprecare di meno, perdere meno tempo e competere. C’è nel programma del centrodestra, come la riforma del presidenzialismo. Non è che se va vanti l’autonomia è un favore che la Meloni fa a Salvini o se va avanti il presidenzialismo è un favore che Salvini fa alla Meloni.

Abbiamo un’idea di Italia federale e presidenziale: moderna, veloce, efficace, responsabile, quindi procediamo spediti”. Salvini detta quindi l’agenda sui tempi (“il tempo è denaro, quindi prima arriva l’autonomia meglio è per tutta Italia”) di approvazione del provvedimento. Il leader del Carroccio spera di riuscire a ingraziarsi nuovamente i ceti produttivi del Nord e soprattutto quello che sta per andare al voto, nel mentre il resto della coalizione fa di necessità virtù. E non pone scadenze.

Il Capitano pare essere l’unico ad avere innestato la quarta, a scalpitare. Pochi giorni fa il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, commentando gli otto punti presentati dalla Conferenza delle Regioni al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli e fatti propri da quest’ultimo prima di essere rinviati alla Conferenza delle Regioni, aveva affermato che “Mi pare evidente che stiamo andando in una direzione di collaborazione istituzionale e proprio per questo è importante in tale senso.

Per questo mi auguro che la condivisione, scevra da interessi partitici, possa andare avanti senza intoppi”. Per il realista Fedriga il vero obiettivo della riforma deve essere quello di evitare lo strappo Stato-Regioni. E non a caso la presidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, pur confermando che “il presidenzialismo è da sempre nel programma di Forza Italia” perché “è un intervento necessario che va di pari passo a quello dell’Autonomia differenziata”, ha poi aggiunto che “abbiamo sempre detto che serve un’Autonomia differenziata che non spacchi il Paese in due e non crei cittadini di serie A e di serie B”. Dunque: “Dobbiamo garantire a tutti gli stessi servizi e gli stessi diritti, da Nord a Sud, anche attraverso l’attenta riscrittura dei Lep.

Certamente il Parlamento avrà la possibilità di dire la sua”. Entusiasta il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il quale sostiene che il Governo sta rispettando gli impegni presi. “L’Autonomia – ha sottolineato – parte dal Veneto e non solo da quel 22 ottobre 2p017, ma da molto prima. Vedo che un Governo che è lì da quasi 100 giorni è un Governo che ha portato nella manovra finanziaria un articolo che obbliga alla definizione dei Lep. Adesso c’è la legge di attuazione a palazzo Chigi. Si dice che entrerà in Cdm e questo è assolutamente positivo, visto che è il percorso che deve fare questa legge”.

Infine, Zaia pare replicare a distanza ai timori della Ronzulli e in parte anche a quelli di Fedriga quando dichiara che “l’Autonomia non è la secessione dei ricchi, non è una messa in discussione internazionale, e chi lo afferma non legge le carte, non rispetta la Costituzione, ma soprattutto si dimentica che Paesi che sono p0ercepiti come grandi Nazioni – penso agli Stati uniti ma anche alla Germania – sono Paesi federali”. Dunque, anche Zaia ritiene assolutamente positivo che il ddl sull’Autonomia approdi quanto prima in Cdm. “In Veneto – è la sua chiosa – non c’è un Comune in dissesto. In Calabria – e non me ne vogliano i calabresi – uno ogni due. E non per colpa dell’Autonomia”.

Su fronte delle opposizioni arriva un sì al progetto di decentramento, ma viene bocciato il come e il cosa. “Sono assolutamente a favore del decentramento, dei poteri, delle funzioni e delle risorse. Ma oggi – sono le parole del candidato governatore in Lombardia, Pierfrancesco Majorino – siamo di fronte a una proposta che va in un’altra direzione, che ripropone una dimensione burocratico-accentratrice sulle spalle della Regione e non credo che questa sia la soluzione”. Insomma “si all’autonomia ma non così”. Majorino e con lui anche il Pd si dice certo che la proposta di Autonomia differenziata sarà affossata dal Governo “a causa delle divisioni della Destra” su questo tema. E il tema soprattutto per Fratelli d’Italia Il tema è quello di garantire che lo Stato si tenga strette alcune competenze, mantenendone l’esclusività, come il fisco, la Difesa, il ministero degli Esteri, la Sanità perlomeno nei livelli essenziali, l’assistenza e la scuola. Il dibattito si preannuncia tutt’altro che facile per la maggioranza di Governo. E non a caso su questo argomento non c’è stata ancora una presa di posizione articolata da parte del premier Meloni.

Anche se il governatore uscente della Lombardia, Fontana, ha ricordato che la Meloni ha più volte ribadito che si tratta di una riforma indispensabile. Dura anche la posizione del Terzo polo: Mara Carfagna teme infatti che la Riforma Calderoli consegni “ai nostri figli un’Italia estremamente divisa. Un’eventualità, questa, che come Terzo polo ostacoleremo in ogni modo
possibile”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli