Covid: record di decessi nell’Italia delle restrizioni ad oltranza

Abbiamo periodicamente assistito, in oltre due anni di pandemia, a elogi sperticati, spesso autoreferenziali, nei confronti della gestione italiana del virus. I concetti espressi sono arcinoti: l’Italia è un modello per le altre nazioni e lo zelo di misure restrittive è servito a rendere più contenuti che altrove i danni del Covid.

I numeri, tuttavia, non sembrano corroborare questa tesi: l’Italia, infatti, registra 2.749 decessi per un milione di abitanti, mentre ad esempio la Svezia, patria dell’approccio più “indulgente” alle politiche di contrasto al virus, ne ha 1.851. Non solo. Stando a quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), relativo al periodo tra 9 e 15 maggio, l’Italia è la prima nazione per numero di morti Covid nella regione europea e seconda a livello mondiale. “Il numero settimanale più alto di morti Covid nell’ultima settimana” nel mondo, si legge, “è quello segnalato dagli Stati Uniti (1.849 nuovi decessi; -27%)”. Segue l’Italia con 765 morti settimanali (1,3 ogni 100 mila abitanti), dato comunque in calo del 16% rispetto ai sette giorni precedenti. Alle nostre spalle si piazzano Russia (724 decessi; -21%), Brasile (689; +1%) e Francia (590; -19%). Se si guarda soltanto dentro i confini europei, l’Italia, oltre a guidare la luttuosa classifica, risulta anche seconda per casi settimanali: 262.374 in sette giorni, alle spalle della Germania con 376.959. Terza la Francia con 217.932. Da rilevare – come indicano i dati dell’Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari Nazionali (Agenas) – che Germania, Francia e Italia sono proprio le nazioni con la maggiore copertura vaccinale completa in Europa, rispettivamente di 64.470.287, 52.784.346 e 49.885.331.

Su questo tema il Belpaese si dimostra alquanto inflessibile: nei giorni scorsi sono arrivate le seconde tranche di multe agli ultracinquantenni non vaccinati, che porterebbero il totale di sanzioni comminate finora a 1 milione e 200 mila totali. L’Italia resta inoltre un unicum anche a proposito dell’obbligo di mascherine: guai a non indossarle sugli aerei nazionali e nei giorni scorsi il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, aveva aperto alla possibilità di togliere il pezzo di stoffa dal volto degli studenti, ma il consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, ha immediatamente bocciato questa ipotesi. Serve prudenza, dicono i fautori delle restrizioni prorogate ad oltranza. Ma non si comprende bene a cosa serva questa prudenza, se i numeri continuano a condannare l’Italia rispetto ad altre nazioni meno severe.

Abbiamo periodicamente assistito, in oltre due anni di pandemia, a elogi sperticati, spesso autoreferenziali, nei confronti della gestione italiana del virus. I concetti espressi sono arcinoti: l’Italia è un modello per le altre nazioni e lo zelo di misure restrittive è servito a rendere più contenuti che altrove i danni del Covid.

I numeri, tuttavia, non sembrano corroborare questa tesi: l’Italia, infatti, registra 2.749 decessi per un milione di abitanti, mentre ad esempio la Svezia, patria dell’approccio più “indulgente” alle politiche di contrasto al virus, ne ha 1.851. Non solo. Stando a quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), relativo al periodo tra 9 e 15 maggio, l’Italia è la prima nazione per numero di morti Covid nella regione europea e seconda a livello mondiale. “Il numero settimanale più alto di morti Covid nell’ultima settimana” nel mondo, si legge, “è quello segnalato dagli Stati Uniti (1.849 nuovi decessi; -27%)”. Segue l’Italia con 765 morti settimanali (1,3 ogni 100 mila abitanti), dato comunque in calo del 16% rispetto ai sette giorni precedenti. Alle nostre spalle si piazzano Russia (724 decessi; -21%), Brasile (689; +1%) e Francia (590; -19%). Se si guarda soltanto dentro i confini europei, l’Italia, oltre a guidare la luttuosa classifica, risulta anche seconda per casi settimanali: 262.374 in sette giorni, alle spalle della Germania con 376.959. Terza la Francia con 217.932. Da rilevare – come indicano i dati dell’Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari Nazionali (Agenas) – che Germania, Francia e Italia sono proprio le nazioni con la maggiore copertura vaccinale completa in Europa, rispettivamente di 64.470.287, 52.784.346 e 49.885.331.

Su questo tema il Belpaese si dimostra alquanto inflessibile: nei giorni scorsi sono arrivate le seconde tranche di multe agli ultracinquantenni non vaccinati, che porterebbero il totale di sanzioni comminate finora a 1 milione e 200 mila totali. L’Italia resta inoltre un unicum anche a proposito dell’obbligo di mascherine: guai a non indossarle sugli aerei nazionali e nei giorni scorsi il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, aveva aperto alla possibilità di togliere il pezzo di stoffa dal volto degli studenti, ma il consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, ha immediatamente bocciato questa ipotesi. Serve prudenza, dicono i fautori delle restrizioni prorogate ad oltranza. Ma non si comprende bene a cosa serva questa prudenza, se i numeri continuano a condannare l’Italia rispetto ad altre nazioni meno severe.

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