COVID SCONTRO FINALE

Resta alta la tensione tra Unione europea e Pechino sul fronte della nuova ondata di contagi da Sars-Cov-2 che stra travolgendo la Cina e sul rischio che si diffondano nel Vecchio continente. Tanto che la Ue ha offerto gratuitamente alla Cina vaccini contro il Covid-19 per aiutare Pechino a contenere il diffondersi dell’epidemia nel Paese, dopo la fine delle restrizioni, ossia la cosiddetta politica Zero Covid. A riportarlo è il quotidiano britannico Financial Times. Intanto si sta svolgendo a livello europeo un incontro del Comitato per la sicurezza sanitaria Ue, gruppo tecnico-consultivo sulla sicurezza sanitaria nell’Unione.
Secondo il quotidiano economico londinese, per aiutare Pechino a contenere il focolaio di massa che ha seguito la fine alle rigide restrizioni, la commissaria Ue alla Salute Kyriakides “ha contattato le sue controparti cinesi per offrire solidarietà e sostegno, compresa la competenza in materia di salute pubblica, nonché attraverso donazioni di vaccini dell’Ue adattate alla variante”.
Dal canto suo, Pechino ha seccamente respinto l’offerta. La produzione di vaccini cinese “soddisfa le esigenze di garantire che tutte le persone idonee alla vaccinazione abbiano accesso ai vaccini Covid”. Lo ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sui vaccini offerti gratuitamente dalla Ue. “La Cina ha stabilito le più grandi linee di produzione al mondo di vaccini Covid”, ha aggiunto Mao, “con una capacità di produzione annuale di oltre 7 miliardi di dosi e una produzione annua di oltre 5,5 miliardi di dosi”. “La situazione Covid in Cina è prevedibile e sotto controllo”, ha assicurato la Mao, Pechino si dice pronta “a lavorare con la comunità internazionale in solidarietà, affrontare la sfida Covid in modo più efficace e proteggere meglio la vita e la salute delle persone”.
Ma ciò che più irrita Pechino è l’obbligo di tampone per chi arriva dalla Cina (che potrebbe essere imposto da Bruxellesi ai cittadini Ue di ritorno dalla Cina). Il regime minaccia “contromisure” per chi sottopone a tampone i cinesi in arrivo in Europa. Dal canto suo, il ministro degli esteri Antonio Tajani ha commentato: “Mi sembra una misura normalissima quella di fare un tampone all’aeroporto. Quando si andava in Cina ti chiudevano in albergo, mentre fare una tampone è un provvedimento normale, non c’è nessuna intenzione di limitare la libertà o di offendere nessuno”.
Una misura forse eccessiva, alla luce di quanto ribadito dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc): “Non si prevede che l’ondata di casi Covid in Cina influirà sulla situazione epidemiologica del Covid-19 nell’Unione europea”. Secondo l’Ecdc, “le varianti che circolano in Cina sono già in circolazione nella Ue e, in quanto tali, non rappresentano un pericolo per la risposta immunitaria dei cittadini. Inoltre, i cittadini Ue hanno livelli di immunità e vaccinazione relativamente elevati”.
L’Italia, come è noto, è stato uno dei primi Paesi a reagire alla nuova epidemia cinese, con il ministro della Salute Orazio Schillaci che ha imposto l’obbligo di tampone per chi proviene dalla Cina. Tuttavia, come dicono gli esperti non allineati alle virostar tornate in auge, al di là dei numeri effettivi dei contagi cinesi, noi dovremmo stare tranquilli: siamo adeguatamente immunizzati.
Resta alta la tensione tra Unione europea e Pechino sul fronte della nuova ondata di contagi da Sars-Cov-2 che stra travolgendo la Cina e sul rischio che si diffondano nel Vecchio continente. Tanto che la Ue ha offerto gratuitamente alla Cina vaccini contro il Covid-19 per aiutare Pechino a contenere il diffondersi dell’epidemia nel Paese, dopo la fine delle restrizioni, ossia la cosiddetta politica Zero Covid. A riportarlo è il quotidiano britannico Financial Times. Intanto si sta svolgendo a livello europeo un incontro del Comitato per la sicurezza sanitaria Ue, gruppo tecnico-consultivo sulla sicurezza sanitaria nell’Unione.
Secondo il quotidiano economico londinese, per aiutare Pechino a contenere il focolaio di massa che ha seguito la fine alle rigide restrizioni, la commissaria Ue alla Salute Kyriakides “ha contattato le sue controparti cinesi per offrire solidarietà e sostegno, compresa la competenza in materia di salute pubblica, nonché attraverso donazioni di vaccini dell’Ue adattate alla variante”.
Dal canto suo, Pechino ha seccamente respinto l’offerta. La produzione di vaccini cinese “soddisfa le esigenze di garantire che tutte le persone idonee alla vaccinazione abbiano accesso ai vaccini Covid”. Lo ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sui vaccini offerti gratuitamente dalla Ue. “La Cina ha stabilito le più grandi linee di produzione al mondo di vaccini Covid”, ha aggiunto Mao, “con una capacità di produzione annuale di oltre 7 miliardi di dosi e una produzione annua di oltre 5,5 miliardi di dosi”. “La situazione Covid in Cina è prevedibile e sotto controllo”, ha assicurato la Mao, Pechino si dice pronta “a lavorare con la comunità internazionale in solidarietà, affrontare la sfida Covid in modo più efficace e proteggere meglio la vita e la salute delle persone”.
Ma ciò che più irrita Pechino è l’obbligo di tampone per chi arriva dalla Cina (che potrebbe essere imposto da Bruxellesi ai cittadini Ue di ritorno dalla Cina). Il regime minaccia “contromisure” per chi sottopone a tampone i cinesi in arrivo in Europa. Dal canto suo, il ministro degli esteri Antonio Tajani ha commentato: “Mi sembra una misura normalissima quella di fare un tampone all’aeroporto. Quando si andava in Cina ti chiudevano in albergo, mentre fare una tampone è un provvedimento normale, non c’è nessuna intenzione di limitare la libertà o di offendere nessuno”.
Una misura forse eccessiva, alla luce di quanto ribadito dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc): “Non si prevede che l’ondata di casi Covid in Cina influirà sulla situazione epidemiologica del Covid-19 nell’Unione europea”. Secondo l’Ecdc, “le varianti che circolano in Cina sono già in circolazione nella Ue e, in quanto tali, non rappresentano un pericolo per la risposta immunitaria dei cittadini. Inoltre, i cittadini Ue hanno livelli di immunità e vaccinazione relativamente elevati”.
L’Italia, come è noto, è stato uno dei primi Paesi a reagire alla nuova epidemia cinese, con il ministro della Salute Orazio Schillaci che ha imposto l’obbligo di tampone per chi proviene dalla Cina. Tuttavia, come dicono gli esperti non allineati alle virostar tornate in auge, al di là dei numeri effettivi dei contagi cinesi, noi dovremmo stare tranquilli: siamo adeguatamente immunizzati.
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