Crans Montana, da 3 mesi “schiaffo” Svizzera a Italia
Ostinato, il diniego elvetico a indagini congiunte
Fiori, candele e messaggi di fronte al bar Le Constellation di Crans-Montana in Svizzera, teatro della strage di Capodanno
A tre mesi dalla strage di Crans Montana, la tensione tra Italia e Svizzera torna visibile anche sul piano pubblico, dopo il persistente “schiaffo” con il no a indagini congiunte.
Oggi l’ambasciata italiana a Berna ha promosso un momento di commemorazione e presenza simbolica per le vittime, trasformato di fatto in una manifestazione di memoria ma anche di pressione.
Crans Montana, tre mesi dalla strage
L’iniziativa arriva mentre il nodo principale resta irrisolto. Dopo tre mesi, non esiste ancora una squadra investigativa congiunta tra Italia e Svizzera. Una linea già contestata da Roma fin dalle prime settimane e che, secondo i familiari delle vittime, continua a essere vissuta come un rifiuto di collaborazione su una tragedia che ha colpito anche cittadini italiani.
Il contesto rende il gesto odierno tutt’altro che neutro. L’Italia aveva già reagito duramente alla gestione del caso, arrivando a richiamare a Roma l’ambasciatore, una mossa rara nei rapporti tra Paesi europei. Ciò proprio per segnalare l’insoddisfazione sulla cooperazione giudiziaria.
A distanza di mesi, la situazione appare sostanzialmente congelata. Nessuna svolta concreta sulle indagini comuni e nessun cambio di linea ufficiale da parte elvetica.
Le indagini
La Svizzera continua infatti a difendere la propria posizione. Indagini autonome, nessuna interferenza esterna e pieno controllo della magistratura cantonale. Una scelta che, sul piano formale, rientra nelle prerogative nazionali. Sul piano politico e simbolico, però, percepita in Italia come una chiusura.
La manifestazione
La manifestazione, non solo memoria delle vittime, ma segnale che la pressione italiana resta alta e che il caso è tutt’altro che archiviato. Per le famiglie, la mancata indagine condivisa, il rischio di una verità parziale. Per la diplomazia, una frattura che dopo tre mesi non si è ancora ricomposta.
Una situazione bloccata. Commemorazioni pubbliche, tensione diplomatica ancora viva e un nodo centrale – quello della collaborazione giudiziaria – che resta irrisolto.
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