Cremlino contro il piano di Kiev: allunga la guerra

Le forze ucraine hanno colpito un ponte fuori Melitopol, che attraversa il fiume Molochna. Due sostegni sono stati danneggiati e la campata è parzialmente crollata, rendendolo inaccessibile al traffico militare pesante.
L’attacco è avvenuto due giorni dopo che le truppe di Zelensky hanno bersagliato con gli efficacissimi razzi Himars una caserma russa situata in un resort della città. L’aumento della potenza del fuoco su Melitopol, ricorda quanto avvenuto a Kherson prima della sua riconquista. Kiev ha messo nel mirino non solo i soldati nemici ma anche le linee di rifornimento e i collegamenti logistici con la penisola di Crimea e le città di Berdiansk e Mariupol, ancora sotto il controllo degli uomini di Mosca.
La proposta di pace di Zelensky per arrivare ad un accordo di pace altro non è che “un passo in direzione del proseguimento delle ostilità”. A dichiararlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, escludendo la possibilità di un ritiro delle truppe russe dall’Ucraina entro fine anno.
“Questi tre passi vanno nella direzione della continuazione delle ostilità”, ha affermato Peskov, bocciando senza appello il piano formulato dal presidente ucraino. Un ritiro militare dall’Ucraina non è “ipotizzabile”, ha proseguito il portavoce, sostenendo che “l’Ucraina deve accettare le realtà emerse in questo periodo”. “Ci sono realtà che si sono materializzate a causa della politica perseguita durante gli ultimi 15 o 20 anni dai vertici ucraini e dall’attuale regime”, ha spiegato il diplomatico, citato dall’Interfax.
“Queste realtà, ha concluso, indicano che la Russia ha nuovi membri apparsi a seguito di referendum in quei territori. Senza tenere conto di queste realtà è impossibile fare progressi”, ha affermato riferendosi alle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia.
Il piano in tre fasi di Zelensky, per mettere fine al conflitto, prevedeva l’arrivo di più armi, la garanzia della stabilità finanziaria e sociale del Paese nel 2023 e un nuovo approccio diplomatico per giungere ai negoziati e “fermare l’aggressione russa”.
L’ex comico ha proposto un “vertice speciale” per “determinare come e quando potranno essere applicati i punti della formula di pace ucraina” e ha chiesto ai leader del G7 di “dimostrare leadership nell’applicazione della formula di pace”.
Teheran vorrebbe dare i suoi missili a Mosca, ma in quantità limitata per evitare potenziali contraccolpi internazionali. A rivelarlo è il sito statunitense Axios, che cita quattro alti funzionari israeliani. Le forniture di missili balistici iraniani alla Russia, secondo i funzionari, potrebbero violare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e innescare lo “snapback”, con la reintroduzione delle sanzioni Onu.
Uno scenario da scongiurare sia per l’Iran che per la Russia. Axios ricorda che, in base alla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza Onu approvata nel 2015 nell’ambito dell’accordo sul nucleare, i Paesi non possono trasferire o ricevere dalla Repubblica islamica missili balistici e droni con una gittata superiore a 300 chilometri e una capacità di carico superiore a 500 chilogrammi fino all’ottobre 2023.
Contro lo “zar” si è nuovamente mosso il Regno Unito, annunciando un nuovo pacchetto di sanzioni “in risposta” ai raid contro infrastrutture civili in Ucraina. Lo ha riferito una nota del Foreign Office, precisando che vengono presi di mira i comandanti di unità militari implicate in attacchi missilistici sulle città ucraine nonché uomini d’affari iraniani e un militare di alto grado dei Pasdaran coinvolto nella produzione e nella fornitura di droni “kamikaze” utilizzati per gli attacchi.
“Il Regno Unito sta con l’Ucraina. Gli attacchi calcolati delle forze russe contro città e civili innocenti in Ucraina non rimarranno senza risposta. Putin vuole spezzare lo spirito dell’Ucraina, ma non ci riuscirà. L’Ucraina vincerà e l’Ucraina si ricostruirà”, ha detto il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, aggiungendo che “il regime iraniano è sempre più isolato di fronte alle assordanti richieste di cambiamento da parte del suo stesso popolo e sta concludendo accordi squallidi con Putin nel disperato tentativo di sopravvivere”.

Le forze ucraine hanno colpito un ponte fuori Melitopol, che attraversa il fiume Molochna. Due sostegni sono stati danneggiati e la campata è parzialmente crollata, rendendolo inaccessibile al traffico militare pesante.
L’attacco è avvenuto due giorni dopo che le truppe di Zelensky hanno bersagliato con gli efficacissimi razzi Himars una caserma russa situata in un resort della città. L’aumento della potenza del fuoco su Melitopol, ricorda quanto avvenuto a Kherson prima della sua riconquista. Kiev ha messo nel mirino non solo i soldati nemici ma anche le linee di rifornimento e i collegamenti logistici con la penisola di Crimea e le città di Berdiansk e Mariupol, ancora sotto il controllo degli uomini di Mosca.
La proposta di pace di Zelensky per arrivare ad un accordo di pace altro non è che “un passo in direzione del proseguimento delle ostilità”. A dichiararlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, escludendo la possibilità di un ritiro delle truppe russe dall’Ucraina entro fine anno.
“Questi tre passi vanno nella direzione della continuazione delle ostilità”, ha affermato Peskov, bocciando senza appello il piano formulato dal presidente ucraino. Un ritiro militare dall’Ucraina non è “ipotizzabile”, ha proseguito il portavoce, sostenendo che “l’Ucraina deve accettare le realtà emerse in questo periodo”. “Ci sono realtà che si sono materializzate a causa della politica perseguita durante gli ultimi 15 o 20 anni dai vertici ucraini e dall’attuale regime”, ha spiegato il diplomatico, citato dall’Interfax.
“Queste realtà, ha concluso, indicano che la Russia ha nuovi membri apparsi a seguito di referendum in quei territori. Senza tenere conto di queste realtà è impossibile fare progressi”, ha affermato riferendosi alle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia.
Il piano in tre fasi di Zelensky, per mettere fine al conflitto, prevedeva l’arrivo di più armi, la garanzia della stabilità finanziaria e sociale del Paese nel 2023 e un nuovo approccio diplomatico per giungere ai negoziati e “fermare l’aggressione russa”.
L’ex comico ha proposto un “vertice speciale” per “determinare come e quando potranno essere applicati i punti della formula di pace ucraina” e ha chiesto ai leader del G7 di “dimostrare leadership nell’applicazione della formula di pace”.
Teheran vorrebbe dare i suoi missili a Mosca, ma in quantità limitata per evitare potenziali contraccolpi internazionali. A rivelarlo è il sito statunitense Axios, che cita quattro alti funzionari israeliani. Le forniture di missili balistici iraniani alla Russia, secondo i funzionari, potrebbero violare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e innescare lo “snapback”, con la reintroduzione delle sanzioni Onu.
Uno scenario da scongiurare sia per l’Iran che per la Russia. Axios ricorda che, in base alla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza Onu approvata nel 2015 nell’ambito dell’accordo sul nucleare, i Paesi non possono trasferire o ricevere dalla Repubblica islamica missili balistici e droni con una gittata superiore a 300 chilometri e una capacità di carico superiore a 500 chilogrammi fino all’ottobre 2023.
Contro lo “zar” si è nuovamente mosso il Regno Unito, annunciando un nuovo pacchetto di sanzioni “in risposta” ai raid contro infrastrutture civili in Ucraina. Lo ha riferito una nota del Foreign Office, precisando che vengono presi di mira i comandanti di unità militari implicate in attacchi missilistici sulle città ucraine nonché uomini d’affari iraniani e un militare di alto grado dei Pasdaran coinvolto nella produzione e nella fornitura di droni “kamikaze” utilizzati per gli attacchi.
“Il Regno Unito sta con l’Ucraina. Gli attacchi calcolati delle forze russe contro città e civili innocenti in Ucraina non rimarranno senza risposta. Putin vuole spezzare lo spirito dell’Ucraina, ma non ci riuscirà. L’Ucraina vincerà e l’Ucraina si ricostruirà”, ha detto il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, aggiungendo che “il regime iraniano è sempre più isolato di fronte alle assordanti richieste di cambiamento da parte del suo stesso popolo e sta concludendo accordi squallidi con Putin nel disperato tentativo di sopravvivere”.

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