Cripto crac

Criptocrac. Il tracollo di Ftx trascina verso il basso il mercato delle criptovalute e conferma gli altissimi rischi degli investimenti in un settore che, comunque, richiama e affascina sempre più italiani. Alcune stime recentissime, infatti, fotografano un aumento del 23% delle transazioni legate alle monete digitali e facevano dell’Italia il sesto mercato europeo e il 51esimo su scala globale. I dati del Global Crypto Adoption Index hanno svelato che il trend di crescita italiano, su scala comunitaria, era inferiore solo a quello registratosi in Germania e in Spagna.
Il crac di Ftx, che ha bruciato qualcosa come 30 miliardi di dollari, sta costringendo gli americani a interrogarsi. In prima battuta, pone dubbi alle istituzioni che, in questi giorni, stanno tentando di trovare fondi per risarcire le migliaia di investitori (forse addirittura un milione in tutto il mondo) rimasti senza una lira a causa delle manovre di Sam Bankman Fried, ceo di Ftx accusato di aver distratto i fondi della società per investire in operazioni sballate. “Mai visto niente del genere in quarant’anni”, ha dichiarato John Ray, il Ceo che ha sostituito Bankman Fried e che si è trovato di fronte a una situazione evidentemente inedita.
Attenzione, però. Chiunque abbia vaticinato la morte delle criptovalute è stato, sempre, smentito dalla realtà dei fatti. Ma questa volta c’è un elemento in più: si tratta del secondo maxi-crac nel breve volgere di pochissimi mesi che interessa l’universo crypto. In estate, infatti, era collassato il “sistema” Terra-Luna (blockchain e valuta), travolgendo la credibilità non solo del suo fondatore, il sudcoreano Do Kwon, ma (soprattutto) quella delle cosiddette stable coin. Cioè delle valute virtuali che si presentano come “stabili” e ancorate a parametri di valore verificabili. In pochi giorni si sono letteralmente vaporizzati quaranta miliardi di dollari.
La situazione è così complessa e grave che il Fondo Monetario ha deciso di intervenire. La direttrice generale Kristalina Georgieva ha affermato, durante il summit dell’Apec, che “abbiamo assistito di recente a sviluppi preoccupanti del mercato delle criptovalute”. E dunque: “Dovremmo essere in stato di allerta e sviluppare politiche per affrontare questi rischi”. Nel 2023 entrerà in vigore il Micar, il regolamento Ue sulle criptoattività. Verso cui gli economisti europei non sono così benevoli. Nei giorni scorsi, il vicepresidente Bce Luis de Guindos si era detto sorpreso “dalla velocità di sequenza” con cui s’è verificato e non dal collasso di Ftx “date le vulnerabilità del criptoasset”. Dunque ha sentenziato: “Sono deboli e soggette ad alta volatilità, dobbiamo monitorare attentamente. Come la guerra in Ucraina, i cripto sono un ulteriore elemento di incertezza”.
Ancora più duro, se possibile, è stato il giudizio del direttore generale della Banca d’Italia. Per Luigi Federico Signorini: “L’estrema volatilità delle cosiddette criptoattività le rende evidentemente inadatte all’uso come mezzo di pagamento”. E ha aggiunto: “Hanno svolto finora solo una funzione speculativa. La Banca d’Italia, come altre autorità monetarie e di vigilanza, da tempo mette in guardia il pubblico nei confronti di atteggiamenti non sufficientemente attenti e cauti nei confronti di questo tipo di strumenti”. E ancora: “La distinzione rilevante non è tra tecnologie più o meno avanzate, ma tra strumenti che sono in qualche modo assimilabili a quelli tradizionali, in quanto emessi da un`entità ben identificabile che detiene un adeguato paniere di attività a contropartita, e strumenti per i quali questa condizione non si verifica”.

Criptocrac. Il tracollo di Ftx trascina verso il basso il mercato delle criptovalute e conferma gli altissimi rischi degli investimenti in un settore che, comunque, richiama e affascina sempre più italiani. Alcune stime recentissime, infatti, fotografano un aumento del 23% delle transazioni legate alle monete digitali e facevano dell’Italia il sesto mercato europeo e il 51esimo su scala globale. I dati del Global Crypto Adoption Index hanno svelato che il trend di crescita italiano, su scala comunitaria, era inferiore solo a quello registratosi in Germania e in Spagna.
Il crac di Ftx, che ha bruciato qualcosa come 30 miliardi di dollari, sta costringendo gli americani a interrogarsi. In prima battuta, pone dubbi alle istituzioni che, in questi giorni, stanno tentando di trovare fondi per risarcire le migliaia di investitori (forse addirittura un milione in tutto il mondo) rimasti senza una lira a causa delle manovre di Sam Bankman Fried, ceo di Ftx accusato di aver distratto i fondi della società per investire in operazioni sballate. “Mai visto niente del genere in quarant’anni”, ha dichiarato John Ray, il Ceo che ha sostituito Bankman Fried e che si è trovato di fronte a una situazione evidentemente inedita.
Attenzione, però. Chiunque abbia vaticinato la morte delle criptovalute è stato, sempre, smentito dalla realtà dei fatti. Ma questa volta c’è un elemento in più: si tratta del secondo maxi-crac nel breve volgere di pochissimi mesi che interessa l’universo crypto. In estate, infatti, era collassato il “sistema” Terra-Luna (blockchain e valuta), travolgendo la credibilità non solo del suo fondatore, il sudcoreano Do Kwon, ma (soprattutto) quella delle cosiddette stable coin. Cioè delle valute virtuali che si presentano come “stabili” e ancorate a parametri di valore verificabili. In pochi giorni si sono letteralmente vaporizzati quaranta miliardi di dollari.
La situazione è così complessa e grave che il Fondo Monetario ha deciso di intervenire. La direttrice generale Kristalina Georgieva ha affermato, durante il summit dell’Apec, che “abbiamo assistito di recente a sviluppi preoccupanti del mercato delle criptovalute”. E dunque: “Dovremmo essere in stato di allerta e sviluppare politiche per affrontare questi rischi”. Nel 2023 entrerà in vigore il Micar, il regolamento Ue sulle criptoattività. Verso cui gli economisti europei non sono così benevoli. Nei giorni scorsi, il vicepresidente Bce Luis de Guindos si era detto sorpreso “dalla velocità di sequenza” con cui s’è verificato e non dal collasso di Ftx “date le vulnerabilità del criptoasset”. Dunque ha sentenziato: “Sono deboli e soggette ad alta volatilità, dobbiamo monitorare attentamente. Come la guerra in Ucraina, i cripto sono un ulteriore elemento di incertezza”.
Ancora più duro, se possibile, è stato il giudizio del direttore generale della Banca d’Italia. Per Luigi Federico Signorini: “L’estrema volatilità delle cosiddette criptoattività le rende evidentemente inadatte all’uso come mezzo di pagamento”. E ha aggiunto: “Hanno svolto finora solo una funzione speculativa. La Banca d’Italia, come altre autorità monetarie e di vigilanza, da tempo mette in guardia il pubblico nei confronti di atteggiamenti non sufficientemente attenti e cauti nei confronti di questo tipo di strumenti”. E ancora: “La distinzione rilevante non è tra tecnologie più o meno avanzate, ma tra strumenti che sono in qualche modo assimilabili a quelli tradizionali, in quanto emessi da un`entità ben identificabile che detiene un adeguato paniere di attività a contropartita, e strumenti per i quali questa condizione non si verifica”.

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