Cronache dalla fine

Non siamo più sull’orlo del baratro. Ci siamo precipitati dentro. Certo, c’è ancora la speranza che qualcosa attutisca la caduta. Forse che arrivino i nostri, come nei film western, a salvarci magari lanciandoci una robusta fune. Però lo scenario economico e, tra un po’, sociale inizia a mostrare segnali inquietanti. Di cedimento e di paura. Non c’è tempo da perdere. Perché, citando quel capolavoro che è “L’Odio” di Mathieu Kassowitz, il problema non sarà la caduta in sé ma l’atterraggio.

Una sola urgenza

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, si sta sgolando. Al Tg1 ha riferito che nel 2018 si pagavano otto miliardi per le bollette, oggi ne servono 110. L’urgenza, dunque, non può che essere quella relativa alla crisi energetica. Per il numero uno di viale dell’Astronomia, è importante che lo Stato scovi risorse ovunque ce ne siano: “Auspico una spending review, una revisione dei mille miliardi di spesa pubblica che ogni anno affronta. Riconfigurando il 4-5% avremo le risorse per affrontare l’emergenza energetica”. Per Bonomi, infine, “non abbiamo tesoretti da nessuna parte. Oggi il vicolo è molto stretto”. E se l’Europa non fa ciò che ci si aspetta, come “extrema ratio” l’Italia deve pensare all’ipotesi di uno scostamento di bilancio”.

Un Paese di morosi

È una vecchia, vecchissima, legge di mercato. Se non ci sono i soldi per permetterselo, un bene non viene acquistato. Se questo, però, è necessario alla sopravvivenza, i consumatori che non ce la fanno non pagheranno. Una ricerca di mUp Research e Norstat, commissionata da Facile.it, ha rivelato che 4,7 milioni di italiani non hanno pagato almeno una bolletta di gas e luce negli ultimi nove mesi.
In pratica, un utente su dieci non è in regola coi pagamenti. Il “guaio” è che due terzi di questi morosi non lo sono abitualmente ma, per la prima volta nella loro vita, si sono trovati nell’impossibilità di regolare i conti con le forniture domestiche. Il fenomeno sarebbe molto pronunciato al centro del Paese, Roma sarebbe diventata, dunque, la Capitale delle famiglie che non ce la fanno più. Picchi di insolvenza, inoltre, si sono notati al Sud e nelle Isola. La situazione, affermano gli analisti, può solo peggiorare.

L’anello debole delle povertà

L’ascensore sociale è rotto. Da tempo, troppo. E la povertà dilaga. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana, ha lanciato un grido di dolore. Per la tenuta sociale del Paese è necessario rafforzare e mantenere quelle misure di sostegno al reddito che oggi rappresentano un sussidio fondamentale per 4,7 milioni di italiani “ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti”, secondo Zuppi. Che ha aggiunto: “C’è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno che deve essere importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza”. Il presidente della Cei, inoltre, ha stigmatizzato “il problema dei giovani, del sud, del’educazione, cioè di come la povertà diventa ereditaria”. L’anello debole. “Per spezzare l`anello, oppure per unire, l`anello debole lo devi rendere forte altrimenti si spezza tutta la catena”.

L’ennesima “nuova normalità”

Ogni volta che un’emergenza spazza via le certezze, ecco che si inizia a parlare di “nuova” normalità. Un’altra, l’ennesima, è arrivata. Secondo Moneyfarm, che ha prodotto uno studio sul mercato dell’energia e le prospettive europei, il futuro potrebbe essere scandito dai prezzi altissimi di gas ed energia. E cita un economista di Oxford, Jonathan Stern, che ritiene inevitabile il coinvolgimento sempre più massiccio degli Stati negli approvvigionamenti energetici, finora affidati al libero mercato. Con conseguenze che non sembrano, a Stern, del tutto positive: “c’è la sensazione che tutto questo sia temporaneo, che una volta risolto il problema con Putin, si tornerà alla normalità, ma non sarà così”. Un monito chiaro, afferma Moneyfarm: “L’Europa si deve preparare al ’new normal’ energetico”. Auguri.

Il dilemma cornuto dell’Iea

La cavalleria non arriverà così velocemente. L’agenzia internazionale dell’Energia ritiene che la tensione nei mercati del gas sia destinata a proseguire fino al 2023. Un dilemma cornuto: da un lato la riduzione delle forniture dalla Russia, dall’altro la concorrenza globale per rifornire l’Europa di Gnl. Secondo Iea, “gli stoccaggi sono pieni in media per oltre il 90%” ma “guardando al futuro “l’assenza di forniture russe e un previsto aumento della domanda cinese di Gnl renderanno difficile il riempimento degli impianti di stoccaggio dell’Ue una volta terminata la stagione del riscaldamento”. Insomma la caduta durerà ancora parecchio. In attesa dell’atterraggio.

Non siamo più sull’orlo del baratro. Ci siamo precipitati dentro. Certo, c’è ancora la speranza che qualcosa attutisca la caduta. Forse che arrivino i nostri, come nei film western, a salvarci magari lanciandoci una robusta fune. Però lo scenario economico e, tra un po’, sociale inizia a mostrare segnali inquietanti. Di cedimento e di paura. Non c’è tempo da perdere. Perché, citando quel capolavoro che è “L’Odio” di Mathieu Kassowitz, il problema non sarà la caduta in sé ma l’atterraggio.

Una sola urgenza

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, si sta sgolando. Al Tg1 ha riferito che nel 2018 si pagavano otto miliardi per le bollette, oggi ne servono 110. L’urgenza, dunque, non può che essere quella relativa alla crisi energetica. Per il numero uno di viale dell’Astronomia, è importante che lo Stato scovi risorse ovunque ce ne siano: “Auspico una spending review, una revisione dei mille miliardi di spesa pubblica che ogni anno affronta. Riconfigurando il 4-5% avremo le risorse per affrontare l’emergenza energetica”. Per Bonomi, infine, “non abbiamo tesoretti da nessuna parte. Oggi il vicolo è molto stretto”. E se l’Europa non fa ciò che ci si aspetta, come “extrema ratio” l’Italia deve pensare all’ipotesi di uno scostamento di bilancio”.

Un Paese di morosi

È una vecchia, vecchissima, legge di mercato. Se non ci sono i soldi per permetterselo, un bene non viene acquistato. Se questo, però, è necessario alla sopravvivenza, i consumatori che non ce la fanno non pagheranno. Una ricerca di mUp Research e Norstat, commissionata da Facile.it, ha rivelato che 4,7 milioni di italiani non hanno pagato almeno una bolletta di gas e luce negli ultimi nove mesi.
In pratica, un utente su dieci non è in regola coi pagamenti. Il “guaio” è che due terzi di questi morosi non lo sono abitualmente ma, per la prima volta nella loro vita, si sono trovati nell’impossibilità di regolare i conti con le forniture domestiche. Il fenomeno sarebbe molto pronunciato al centro del Paese, Roma sarebbe diventata, dunque, la Capitale delle famiglie che non ce la fanno più. Picchi di insolvenza, inoltre, si sono notati al Sud e nelle Isola. La situazione, affermano gli analisti, può solo peggiorare.

L’anello debole delle povertà

L’ascensore sociale è rotto. Da tempo, troppo. E la povertà dilaga. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana, ha lanciato un grido di dolore. Per la tenuta sociale del Paese è necessario rafforzare e mantenere quelle misure di sostegno al reddito che oggi rappresentano un sussidio fondamentale per 4,7 milioni di italiani “ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti”, secondo Zuppi. Che ha aggiunto: “C’è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno che deve essere importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza”. Il presidente della Cei, inoltre, ha stigmatizzato “il problema dei giovani, del sud, del’educazione, cioè di come la povertà diventa ereditaria”. L’anello debole. “Per spezzare l`anello, oppure per unire, l`anello debole lo devi rendere forte altrimenti si spezza tutta la catena”.

L’ennesima “nuova normalità”

Ogni volta che un’emergenza spazza via le certezze, ecco che si inizia a parlare di “nuova” normalità. Un’altra, l’ennesima, è arrivata. Secondo Moneyfarm, che ha prodotto uno studio sul mercato dell’energia e le prospettive europei, il futuro potrebbe essere scandito dai prezzi altissimi di gas ed energia. E cita un economista di Oxford, Jonathan Stern, che ritiene inevitabile il coinvolgimento sempre più massiccio degli Stati negli approvvigionamenti energetici, finora affidati al libero mercato. Con conseguenze che non sembrano, a Stern, del tutto positive: “c’è la sensazione che tutto questo sia temporaneo, che una volta risolto il problema con Putin, si tornerà alla normalità, ma non sarà così”. Un monito chiaro, afferma Moneyfarm: “L’Europa si deve preparare al ’new normal’ energetico”. Auguri.

Il dilemma cornuto dell’Iea

La cavalleria non arriverà così velocemente. L’agenzia internazionale dell’Energia ritiene che la tensione nei mercati del gas sia destinata a proseguire fino al 2023. Un dilemma cornuto: da un lato la riduzione delle forniture dalla Russia, dall’altro la concorrenza globale per rifornire l’Europa di Gnl. Secondo Iea, “gli stoccaggi sono pieni in media per oltre il 90%” ma “guardando al futuro “l’assenza di forniture russe e un previsto aumento della domanda cinese di Gnl renderanno difficile il riempimento degli impianti di stoccaggio dell’Ue una volta terminata la stagione del riscaldamento”. Insomma la caduta durerà ancora parecchio. In attesa dell’atterraggio.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli