Ambiente

Dal Leoncavallo all’occupante a Roma. La legge a modo suo

di Alberto Filippi -


È finita  il 21 agosto 2025 l’epopea del centro sociale Leoncavallo, il simbolo milanese dell’autogestione nato nel 1975. Sveglia all’alba, polizia e carabinieri hanno presidiato via Watteau attorno alle 7.30 per eseguire lo sfratto: lo stabile era completamente vuoto. L’operazione, anticipata rispetto al previsto 9 settembre, segna la chiusura definitiva di una storia lunga 31 anni, aperta nel segno della cultura, della musica indipendente e della politica dal basso  .

La linea del governo è stata netta: “No zone franche”, ha ribadito la premier Meloni, “la legge va rispettata”, mentre il ministro dell’Interno Piantedosi – citando la “tolleranza zero” verso le occupazioni abusive – ha sottolineato che lo sgombero rappresenta la conclusione di un’epoca di illegalità tollerata da decenni  . Tanto per la proprietà, i Cabassi, quanto per lo Stato, lo sgombero serve anche a evitare risarcimenti – già tre milioni di euro inflitti al Viminale per lo slittamento dei tentativi precedenti  .

Dal fronte delle istituzioni locali, il sindaco Sala ha lamentato di non essere stato informato preventivamente: “Un luogo con valore sociale importante che andava gestito con delicatezza”, ha commentato, annunciando aperture per un nuovo spazio.

Nella Capitale, in una vicenda parallela che ha sollevato più di un dubbio, l’esecuzione della legge ha subito un’improvvisa battuta d’arresto. Un uomo, di origine albanese, è stato arrestato in flagranza per occupazione abusiva e danneggiamento – prima applicazione in Italia del nuovo modello previsto dal Decreto Sicurezza – attivato fra l’altro proprio per agire con rigore sulle occupazioni abusive  .

Eppure, in tribunale, il giudice ha deciso che il fatto “non risulta particolarmente grave” e che l’imputato – incensurato e non socialmente pericoloso – non doveva rimanere in carcere: scarcerato immediatamente . Un caso emblematico: si applica la legge (giusto), ma si può interpretarla anche stravolgerla (inammissibile).

È legittima la battaglia politica delle opposizioni contro lo sgombero del Leoncavallo – spetterà ai cittadini decidere se condividerla. Ma è altrettanto giusto che le forze dell’ordine abbiano applicato una legge chiara e configurato un’operazione di ordine pubblico a tutela della proprietà e della legalità.

Quello che risulta invece totalmente inaccettabile è assistere, nello stesso momento, all’esaltazione dello Stato di diritto su un fronte, e alla sua negazione plateale sull’altro, per mano dello stesso sistema giudiziario che dovrebbe applicare la legge senza compromessi. Questa discrezionalità applicata a piacimento indebolisce la fiducia nello Stato, produce diseguaglianze e alimenta il sospetto che il potere giudiziario si sostituisca al legislatore – e lo faccia “a modo suo”.

In conclusione: applausi alle forze dell’ordine, sì alla legalità. Ma se chi occupa violando le regole viene rilasciato con “motivazioni demenziali”, allora la legge diventa carta straccia. E questo è un pericoloso corto circuito democratico.


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