Dall’Italsider a oggi. Una storia infinita

Quella dell’ex Ilva di Taranto sembra, davvero, la storia infinita. Tutto iniziò con l’Italsider nel 1960, quando il governo Dc decise di allestire il polo siderurgico nel capoluogo ionico. Fu poi privatizzata (anche) a causa delle perdite e nel ’95 divenne proprietà della famiglia Riva. Nel 2012 emerse la questione ambientale che portò a inchieste e condanne. La magistratura impose il sequestro. Era il 26 luglio. Otto persone finirono arrestare con l’accusa di aver arrecato gravissimi danni ambientali. Il gip Patrizia Todisco scrisse nella sua ordinanza: “L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non, ha cagionato e continua a cagionare un grave pericolo per la salute pubblica… danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte”.
Quattro anni dopo, la proprietà passò di mano ad Arcelor Mittal insieme al gruppo Marcegaglia. Seguirono anni di tensioni sindacali e di piani di tagli, sempre più draconiani. Nel 2019 la rottura col governo Conte e nel 2020 l’accordo con l’ingresso dello Stato e la nascita di Acciaierie d’Italia.
L’accordo prevede che la parte pubblica amplierà l’attuale presenza del capitale sociale, ora al 50%, fino al 60, ottenendo così la maggioranza. Questo scenario viene invocato dai sindacati che chiedono di anticipare i tempi.

Quella dell’ex Ilva di Taranto sembra, davvero, la storia infinita. Tutto iniziò con l’Italsider nel 1960, quando il governo Dc decise di allestire il polo siderurgico nel capoluogo ionico. Fu poi privatizzata (anche) a causa delle perdite e nel ’95 divenne proprietà della famiglia Riva. Nel 2012 emerse la questione ambientale che portò a inchieste e condanne. La magistratura impose il sequestro. Era il 26 luglio. Otto persone finirono arrestare con l’accusa di aver arrecato gravissimi danni ambientali. Il gip Patrizia Todisco scrisse nella sua ordinanza: “L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non, ha cagionato e continua a cagionare un grave pericolo per la salute pubblica… danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte”.
Quattro anni dopo, la proprietà passò di mano ad Arcelor Mittal insieme al gruppo Marcegaglia. Seguirono anni di tensioni sindacali e di piani di tagli, sempre più draconiani. Nel 2019 la rottura col governo Conte e nel 2020 l’accordo con l’ingresso dello Stato e la nascita di Acciaierie d’Italia.
L’accordo prevede che la parte pubblica amplierà l’attuale presenza del capitale sociale, ora al 50%, fino al 60, ottenendo così la maggioranza. Questo scenario viene invocato dai sindacati che chiedono di anticipare i tempi.

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