D’Amato? Nome giusto ma il Pd è pronto a fare le primarie”

“Siamo sempre pronti a dialogare sul tema regionali. Non escludiamo neanche le primarie, pur di allargare il campo”. Bruno Astorre, segretario regionale del Pd in Lazio, non esclude un dialogo col Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.

I democratici nel Lazio chiudono sull’assessore uscente D’Amato, ma i sondaggi dicono che il centrodestra è oltre il 50 per cento. Siamo sicuri che sarà l’anti Rampelli?
Alessio è un nome molto forte, un assessore che ha lavorato bene in questi dieci anni con Zingaretti. Ha guidato la macchina delle vaccinazioni, che nel Lazio hanno funzionato alla grande. Siamo convinti sia il nome giusto per puntare alla conferma della Regione

È possibile ancora trovare una convergenza o un profilo che possa piacere anche al Movimento?
Come abbiamo detto più volte siamo disponibili anche a ricorrere allo strumento delle primarie per allargare il campo. Giuseppe Conte, però, è stato abbastanza netto sul non volersi alleare con noi nel Lazio, al contrario dei suoi vertici locali che anche negli ultimi giorni hanno provato a tenere aperta la porta. Noi siamo sempre pronti a dialogare sui temi regionali.

Non teme che il capo politico dei pentastellati anche a Roma possa prendersi la sinistra delusa, mentre il Pd passi, ancora una volta, come il partito delle Ztl?
Assolutamente no. Abbiamo un programma chiaro per il Lazio del futuro, che è in continuità con quanto fatto in questi dieci anni: più diritti e meno diseguaglianze, più lavoro di qualità e attenzione ai temi ambientali. E questi sono solo alcuni punti. Conte dovrà prendersi la responsabilità di aver fatto saltare un’alleanza che nel Lazio funzionava e ha prodotto risultati per i cittadini della Regione.

Tra Renzi, Conte e Calenda, di chi si fida di più?
Non è un gioco a fidarsi, nella politica ci sono i programmi che tracciano le rotte e le azioni di governo. Nel Lazio ne abbiamo uno, condiviso con tutte le attuali forze della maggioranza, che vogliamo portare avanti.

Se Atene piange, Sparta non ride. In Lombardia Majorino può battere realmente Fontana, mentre Moratti viene sostenuta da più di qualche dirigente dem, come dimostra il caso Zanda?
Per me la questione regionali deve essere gestita a livello territoriale. Mi limito solo a fare un grande in bocca al lupo a Majorino per questa grande sfida.

De Benedetti, ieri, ha parlato del Pd come il partito dei baroni. Si riconosce in questa visione?
Ritengo che il Pd sia rimasto l’unico partito in Italia. L’ unica forza politica con una base, con dei circoli, con le assemblee e le direzioni. Da qui dobbiamo ripartire. Domani mattina faremo un’assemblea nazionale ampia, partecipata, dove ognuno potrà esprimersi e dire la sua. Non so quanti altri partiti possano dire di fare lo stesso.

Dopo il 25 settembre, bisognava cambiare quelle facce che hanno determinato la sconfitta?
Dopo il 25 settembre bisognava avviare una profonda riflessione, un percorso che stiamo affrontando proprio in questa fase. Cambiare subito le facce non avrebbe risolto il problema. Faccio un esempio calcistico: è come quando le squadre cambiano allenatore perché le cose non vanno. Cosa succede? Per due-tre partite si riesce a invertire la rotta ma, poco dopo, i problemi riaffiorano. Ecco, a noi serve affrontare questa situazione per risolvere i problemi endemici. Cambiare i volti non ci avrebbe aiutato

Altra questione il congresso, quanto influiranno le regionali?
Zero. Regionali e congresso lavorano su due piani completamente diversi.

Schlein può essere la novità per recuperare la sinistra o preferisce la proposta Bonaccini?
Non mi soffermerei sui nomi, questo congresso deve essere sui temi e le proposte. Lavoro, diritti, giovani e futuro. Dobbiamo concentrarci sulle risposte che gli italiani si aspettano. I nomi vengono dopo.

È ancora possibile un ritorno di Zingaretti nella partita congressuale?
Non so, dovreste chiederlo a lui. Nicola è stato un fantastico presidente di Regione, ha portato il Lazio fuori da una situazione economica non semplice. È sicuramente una risorsa per tutti.

Quanto gli amministratori sono realmente coinvolti nell’organizzazione del partito?
Devono esserlo sempre di più. Gli amministratori che abbiamo in tutta Italia, e sono molti, dovrebbero essere centrali nella riorganizzazione e nel lavoro del partito.
Non crede che per tornare a essere attrattivi bisogni cambiare strategia, magari non attaccando la Meloni perché si porta la figlia a Bali…
Ho letto questa polemica sui giornali, ma non ho trovato un solo esponente di centrosinistra che abbia contestato la premier Meloni su questa vicenda di Bali. E ci mancherebbe altro, aggiungo io. Il presidente del Consiglio ha tutto il diritto di stare con sua figlia come e quando ritiene opportuno. Io fin dall’inizio della legislatura ho detto che bisognava fare opposizione a questo governo sui temi, e non sugli articoli, i nomi e le parole.

“Siamo sempre pronti a dialogare sul tema regionali. Non escludiamo neanche le primarie, pur di allargare il campo”. Bruno Astorre, segretario regionale del Pd in Lazio, non esclude un dialogo col Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.

I democratici nel Lazio chiudono sull’assessore uscente D’Amato, ma i sondaggi dicono che il centrodestra è oltre il 50 per cento. Siamo sicuri che sarà l’anti Rampelli?
Alessio è un nome molto forte, un assessore che ha lavorato bene in questi dieci anni con Zingaretti. Ha guidato la macchina delle vaccinazioni, che nel Lazio hanno funzionato alla grande. Siamo convinti sia il nome giusto per puntare alla conferma della Regione

È possibile ancora trovare una convergenza o un profilo che possa piacere anche al Movimento?
Come abbiamo detto più volte siamo disponibili anche a ricorrere allo strumento delle primarie per allargare il campo. Giuseppe Conte, però, è stato abbastanza netto sul non volersi alleare con noi nel Lazio, al contrario dei suoi vertici locali che anche negli ultimi giorni hanno provato a tenere aperta la porta. Noi siamo sempre pronti a dialogare sui temi regionali.

Non teme che il capo politico dei pentastellati anche a Roma possa prendersi la sinistra delusa, mentre il Pd passi, ancora una volta, come il partito delle Ztl?
Assolutamente no. Abbiamo un programma chiaro per il Lazio del futuro, che è in continuità con quanto fatto in questi dieci anni: più diritti e meno diseguaglianze, più lavoro di qualità e attenzione ai temi ambientali. E questi sono solo alcuni punti. Conte dovrà prendersi la responsabilità di aver fatto saltare un’alleanza che nel Lazio funzionava e ha prodotto risultati per i cittadini della Regione.

Tra Renzi, Conte e Calenda, di chi si fida di più?
Non è un gioco a fidarsi, nella politica ci sono i programmi che tracciano le rotte e le azioni di governo. Nel Lazio ne abbiamo uno, condiviso con tutte le attuali forze della maggioranza, che vogliamo portare avanti.

Se Atene piange, Sparta non ride. In Lombardia Majorino può battere realmente Fontana, mentre Moratti viene sostenuta da più di qualche dirigente dem, come dimostra il caso Zanda?
Per me la questione regionali deve essere gestita a livello territoriale. Mi limito solo a fare un grande in bocca al lupo a Majorino per questa grande sfida.

De Benedetti, ieri, ha parlato del Pd come il partito dei baroni. Si riconosce in questa visione?
Ritengo che il Pd sia rimasto l’unico partito in Italia. L’ unica forza politica con una base, con dei circoli, con le assemblee e le direzioni. Da qui dobbiamo ripartire. Domani mattina faremo un’assemblea nazionale ampia, partecipata, dove ognuno potrà esprimersi e dire la sua. Non so quanti altri partiti possano dire di fare lo stesso.

Dopo il 25 settembre, bisognava cambiare quelle facce che hanno determinato la sconfitta?
Dopo il 25 settembre bisognava avviare una profonda riflessione, un percorso che stiamo affrontando proprio in questa fase. Cambiare subito le facce non avrebbe risolto il problema. Faccio un esempio calcistico: è come quando le squadre cambiano allenatore perché le cose non vanno. Cosa succede? Per due-tre partite si riesce a invertire la rotta ma, poco dopo, i problemi riaffiorano. Ecco, a noi serve affrontare questa situazione per risolvere i problemi endemici. Cambiare i volti non ci avrebbe aiutato

Altra questione il congresso, quanto influiranno le regionali?
Zero. Regionali e congresso lavorano su due piani completamente diversi.

Schlein può essere la novità per recuperare la sinistra o preferisce la proposta Bonaccini?
Non mi soffermerei sui nomi, questo congresso deve essere sui temi e le proposte. Lavoro, diritti, giovani e futuro. Dobbiamo concentrarci sulle risposte che gli italiani si aspettano. I nomi vengono dopo.

È ancora possibile un ritorno di Zingaretti nella partita congressuale?
Non so, dovreste chiederlo a lui. Nicola è stato un fantastico presidente di Regione, ha portato il Lazio fuori da una situazione economica non semplice. È sicuramente una risorsa per tutti.

Quanto gli amministratori sono realmente coinvolti nell’organizzazione del partito?
Devono esserlo sempre di più. Gli amministratori che abbiamo in tutta Italia, e sono molti, dovrebbero essere centrali nella riorganizzazione e nel lavoro del partito.
Non crede che per tornare a essere attrattivi bisogni cambiare strategia, magari non attaccando la Meloni perché si porta la figlia a Bali…
Ho letto questa polemica sui giornali, ma non ho trovato un solo esponente di centrosinistra che abbia contestato la premier Meloni su questa vicenda di Bali. E ci mancherebbe altro, aggiungo io. Il presidente del Consiglio ha tutto il diritto di stare con sua figlia come e quando ritiene opportuno. Io fin dall’inizio della legislatura ho detto che bisognava fare opposizione a questo governo sui temi, e non sugli articoli, i nomi e le parole.

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