“Danno la colpa ai ragazzi morti questo è un verdetto assurdo”

“Dai rientriamo, per oggi abbiamo già dato. Meno male”, erano state le parole di Valeria Esposito alla sua amica Ilaria. E poi faceva freddo, piovigginava. Da mesi, quello stillicidio di microscosse era pressoché quotidiano, costringendo le persone, soprattutto quelle che vivevano in condominio, a uscire. Come appunto quella notte in cui la terra aveva già tremato un paio di volte. Un bene, dicevano gli esperti, perché lo sciame sismico diluiva l’energia impedendole di scaricarsi concentrandone la potenza in uno o pochi fenomeni. Del resto, la terra tremava dal dicembre del 2008. “State tranquilli, nessun problema”, ripetevano. Parole ripetute più volte. Parole rassicuranti, tranquillizzanti.

Così, verso le 2 di notte, Ilaria era risalita in appartamento assieme ad altri condòmini. Con lei c’era anche il suo ragazzo cui aveva chiesto di fermarsi a dormire con lei perché ancora ansiosa e impaurita per l’ennesimo bubbolio delle viscere. Poi, l’inferno. Sono le 3.32 del 6 aprile 2009. Una scossa di magnitudo di 6.3 (309 morti, 1600 feriti e circa 80 mila sfollati) sconquassa l’Aquila e dintorni.

Il condominio di via Campo di Fossa, dove dormiva Ilaria e dove viveva con altre tre ragazze, tra cui Valeria Esposito, estratta viva dalle macerie 20 ore dopo, è crollato. I morti furono 24. Ieri, a distanza di 13 anni, la sentenza choc, firmata dal giudice Monica Croci del Tribunale civile dell’Aquila, che ha stabilito un concorso di colpa (che può essere stimato attorno al 30 per cento) per le vittime per non essere uscite di casa o rimaste fuori dopo le due scosse. Insomma, stando alle motivazioni della sentenza, si sarebbe trattato di un comportamento incauto, imprudente, leggero. Come dire che era stata anche un po’ colpa loro.
Una sentenza che se ha sconcertato l’opinione pubblica ha perlomeno sconvolto i familiari delle vittime. Tra questi Maria Grazia Piccinini, avvocatessa, madre di Ilaria Rambaldi, 26 anni, che ha già preannunciato appello. “E’ una sentenza inspiegabile. Assurda. E si tratta – spiega – di una delle tantissime cause per risarcimento danni, tutte seguite dallo stesso giudice. Questa era terminata nel 2021 e non si sa il perché abbiamo saputo l’esito soltanto adesso”. Il dolore è ancora troppo vivo. “Come si può affermare soltanto adesso che i ragazzi sarebbero dovuti rimanere fuori quando le rassicurazioni delle autorità competenti erano di dominio pubblico? Evidentemente quelle rassicurazioni sono state ritenute ininfluenti se non addirittura inutili”.
La mamma di Ilaria nel ripetere che si tratta di una decisione inaccettabile, sottolinea anche il fatto che sua figlia “è stata ingannata da queste rassicurazioni e quindi non può essere responsabile della propria morte. E’ una sentenza terribile, un vero e proprio schiaffo non soltanto a lei ma, anche a noi. Dico, senza ombra di smentite, che in questo caso non c’è stato neppure rispetto per i morti. Ci sentiamo presi in giro. Non riesco a capire neppure quale possa essere il percorso logico di questa sentenza”.
Per l’avvocatessa si è trattato, dunque, di “una scorretta condotta informativa”, visto il tenore tranquillizzante che ha indotto questi ragazzi all’abbandono di consuetudini di comportamento autoprotettivo che poi si sarebbe rivelato fatale per loro”.
Maria Grazia Piccinini ha poi ricordato come dopo le vicende della sentenza sulla Grandi Rischi, nella quale ci furono tanti condannati, la vicenda si era esaurita legalmente con la Cassazione che aveva condannato nel 2016 a 2 anni per omicidio colposo l’ex vice capo Dipartimento Protezione civile, Bernardo De Bernardis, che all’epoca aveva minimizzato i mesi che avevano visto protagonista l’incessante sciame sismico invitando a “berci su un bel bicchiere di Montepulciano”.

“Dai rientriamo, per oggi abbiamo già dato. Meno male”, erano state le parole di Valeria Esposito alla sua amica Ilaria. E poi faceva freddo, piovigginava. Da mesi, quello stillicidio di microscosse era pressoché quotidiano, costringendo le persone, soprattutto quelle che vivevano in condominio, a uscire. Come appunto quella notte in cui la terra aveva già tremato un paio di volte. Un bene, dicevano gli esperti, perché lo sciame sismico diluiva l’energia impedendole di scaricarsi concentrandone la potenza in uno o pochi fenomeni. Del resto, la terra tremava dal dicembre del 2008. “State tranquilli, nessun problema”, ripetevano. Parole ripetute più volte. Parole rassicuranti, tranquillizzanti.

Così, verso le 2 di notte, Ilaria era risalita in appartamento assieme ad altri condòmini. Con lei c’era anche il suo ragazzo cui aveva chiesto di fermarsi a dormire con lei perché ancora ansiosa e impaurita per l’ennesimo bubbolio delle viscere. Poi, l’inferno. Sono le 3.32 del 6 aprile 2009. Una scossa di magnitudo di 6.3 (309 morti, 1600 feriti e circa 80 mila sfollati) sconquassa l’Aquila e dintorni.

Il condominio di via Campo di Fossa, dove dormiva Ilaria e dove viveva con altre tre ragazze, tra cui Valeria Esposito, estratta viva dalle macerie 20 ore dopo, è crollato. I morti furono 24. Ieri, a distanza di 13 anni, la sentenza choc, firmata dal giudice Monica Croci del Tribunale civile dell’Aquila, che ha stabilito un concorso di colpa (che può essere stimato attorno al 30 per cento) per le vittime per non essere uscite di casa o rimaste fuori dopo le due scosse. Insomma, stando alle motivazioni della sentenza, si sarebbe trattato di un comportamento incauto, imprudente, leggero. Come dire che era stata anche un po’ colpa loro.
Una sentenza che se ha sconcertato l’opinione pubblica ha perlomeno sconvolto i familiari delle vittime. Tra questi Maria Grazia Piccinini, avvocatessa, madre di Ilaria Rambaldi, 26 anni, che ha già preannunciato appello. “E’ una sentenza inspiegabile. Assurda. E si tratta – spiega – di una delle tantissime cause per risarcimento danni, tutte seguite dallo stesso giudice. Questa era terminata nel 2021 e non si sa il perché abbiamo saputo l’esito soltanto adesso”. Il dolore è ancora troppo vivo. “Come si può affermare soltanto adesso che i ragazzi sarebbero dovuti rimanere fuori quando le rassicurazioni delle autorità competenti erano di dominio pubblico? Evidentemente quelle rassicurazioni sono state ritenute ininfluenti se non addirittura inutili”.
La mamma di Ilaria nel ripetere che si tratta di una decisione inaccettabile, sottolinea anche il fatto che sua figlia “è stata ingannata da queste rassicurazioni e quindi non può essere responsabile della propria morte. E’ una sentenza terribile, un vero e proprio schiaffo non soltanto a lei ma, anche a noi. Dico, senza ombra di smentite, che in questo caso non c’è stato neppure rispetto per i morti. Ci sentiamo presi in giro. Non riesco a capire neppure quale possa essere il percorso logico di questa sentenza”.
Per l’avvocatessa si è trattato, dunque, di “una scorretta condotta informativa”, visto il tenore tranquillizzante che ha indotto questi ragazzi all’abbandono di consuetudini di comportamento autoprotettivo che poi si sarebbe rivelato fatale per loro”.
Maria Grazia Piccinini ha poi ricordato come dopo le vicende della sentenza sulla Grandi Rischi, nella quale ci furono tanti condannati, la vicenda si era esaurita legalmente con la Cassazione che aveva condannato nel 2016 a 2 anni per omicidio colposo l’ex vice capo Dipartimento Protezione civile, Bernardo De Bernardis, che all’epoca aveva minimizzato i mesi che avevano visto protagonista l’incessante sciame sismico invitando a “berci su un bel bicchiere di Montepulciano”.

Previous articleMORTI  DUE VOLTE
Next articlePIAZZA ROSSA
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli