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Dark Factory, in Cina le fabbriche senza operai

Produrrà uno smartphone al secondo. E l'Occidente (non) resta a guardare

di Cristiana Flaminio -


Dark Factory. Changping era già nel mito ora è nella storia. Fu teatro, ai tempi degli Stati Combattenti, di una delle battaglie più famose, decise e forse romanzate della Cina. Oggi è la sede della prima dark factory globale. Ci voleva un regime socialista (di mercato) per avviare e rendere concreto il primo progetto di fabbrica completamente automatizzata al mondo. Ci voleva un governo guidato dal Partito Comunista per assestare il colpo di grazia alla figura più novecentesca che ci sia, la più citata, iconica del secolo passato: quella dell’operaio. Sostituito dal robot. Che lavora ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Senza nemmeno l’ombra di un operaio.

Dentro la dark factory di Xiaomi

Servirà a produrre smartphone per Xiaomi. Il funzionamento è assicurato dai robot e dall’intelligenza artificiale. Che, se possibile, a Changping farà un salto di qualità decisivo. E futuristico. Il sistema che innerva l’operatività dell’area vasta circa 81mila metri quadri si chiama Hyper-Intelligent Manufacturing Platform ed è stata presentata ufficialmente a novembre del 2024, durante la Cop29 che si è tenuta a Baku, in Azerbaigian. E fu svelata al mondo come un’iniziativa capace di garantire sviluppo e produzione nel solco della decarbonizzazione e di un ridotto impatto ambientale. Oggi l’azienda dichiara che dal sito produttivo usciranno dieci milioni di smartphone, in pratica uno al secondo. Finora il ciclo si limitava a sfornarne tra i 2 e i 3 milioni, uno ogni 15-20 secondi.

Il regno (oscuro) dell’Ai

Il sistema, difatti, consentirebbe di massimizzare ogni risorsa, evitando sprechi e indirizzando i processi. Ciò spiega il salto di qualità dell’Ai applicata alla produzione industriale: l’algoritmo “decide” di volta in volta cosa fare. O meglio, quali ordini impartire ai robot, sempre più sofisticati, che resteranno agganciati alla catena vita natural durante. Senza bisogno di cibo, ferie e stipendi. Ma con un alto fabbisogno di energia. Perché, poi, la partita del futuro si gioca tutta qui. La dark factory di Changping può essere un paradigma.

L’Occidente (non) resta a guardare

E pure l’Occidente sta iniziando a licenziare umani per assumere robot governati dall’Ai. L’ultima, solo in ordine di tempo, è stata Nike. Che, nei giorni scorsi, ha annunciato il licenziamento di ben 775 dipendenti dei centri di distribuzione del Mississippi e del Tennessee che verranno sostituiti dalle macchine e dagli algoritmi. La tentazione, prima ancora, l’ha avuta Amazon. Il “sogno” tecnocratico di Bezos sarebbe stato quello di mettere robot al posto degli umani. Fin da subito, tagliando 30mila posti. E puntando a un’automazione pressoché completa da qui al 2033. Che costerebbe il lavoro a 600mila dipendenti in tutto il mondo.


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