Davos al via: da Zelensky al Grande Reset, cosa c’è da sapere

Ormai non esiste quasi più evento mondano internazionale che non si apra con un appello in diretta video di Volodymyr Zelensky a “sanzioni massime” contro Mosca. È accaduto persino alla cerimonia di consegna degli Oscar, figurarsi se non sarebbe accaduto anche al World Economic Forum (Wef) di Davos. E infatti, puntualmente, t-shirt verde militare d’ordinanza e sguardo da duro, il presidente ucraino ha introdotto stamattina l’appuntamento economico più importante dell’anno cui partecipano politici, banchieri, dirigenti di importanti aziende.

La “mano pesante” che Zelensky chiede di adoperare nei riguardi della Russia, tuttavia, somiglia molto a quella che qualche “paperone” habitué della cittadina svizzera vorrebbe passare sul nostro stile di vita imponendo un nuovo paradigma sociale ed economico: un “Grande Reset”, per dirla con le parole non di un complottista d’accatto, ma del direttore del Wef, Klaus Schwab. Il quale, in un intervento del giugno 2020, diceva espressamente: “Abbiamo bisogno di un ‘Grande Reset’ del capitalismo”.

E quale sarebbe la ricetta per raggiungere questa sorta di tabula rasa propugnata da Schwab? Una nota pubblicata sul sito del Wef un mese dopo aiuta a fare chiarezza: si parla di “sostenibilità” ambientale e finanziaria da perseguire attraverso “cambiamenti significativi nello stile di vita” delle persone. Del resto, si legge ancora nella nota del luglio 2020, per gli esperti di Davos “occorre sfidare l’idea che le ricchezze, e coloro che le possiedono, siano intrinsecamente buone”.

Curioso che i rappresentanti di un consesso che dal 1971 coinvolge persone dal conto in banca alquanto robusto prendano di mira “la ricchezza”. Il dubbio è che la ricchezza in questione non sia quella mastodontica a cinque zeri, ma quella delle classi medie. Sospetti leciti, dal momento che è già successo durante la pandemia che tra lockdown, imprese fallite e aumento dei prezzi, chi ha pagato il conto più salato sia stato l’uomo comune. I magnati, al contrario, non hanno fatto altro che incrementare i loro gruzzoli. Lo rende noto un rapporto dell’ong Oxfam pubblicato in apertura del Wef: mentre la spirale della povertà rischia di inghiottire un milione di persone ogni giorno e mezzo nel 2022, i super ricchi che controllano le grandi imprese nei settori alimentare e dell’energia continuano ad accrescere le loro fortune, aumentate dall’inizio della pandemia di 453 miliardi di dollari, al ritmo di un miliardo di dollari ogni due giorni. “I miliardari a Davos potranno brindare all’incredibile impulso che le loro fortune hanno ricevuto grazie alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia – ha detto Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International -, ma allo stesso tempo decenni di progressi nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere vanificati con milioni di persone lasciati senza mezzi per poter semplicemente sopravvivere”.

Prevedibile pure il balzo del settore farmaceutico. La Oxfam rileva che colossi come Moderna e Pfizer hanno realizzato mille dollari di profitto al secondo grazie al vaccino anti-Covid. L’Organizzazione denuncia inoltre che, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per lo sviluppo dei sieri, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in più rispetto al costo di produzione stimato. “A due anni dall’inizio della pandemia, con più di 20 milioni di morti stimate dovute al Covid e una crisi economica drammatica, i leader dei governi hanno il dovere morale di promuovere misure nell’interesse dei più, soprattutto delle persone più vulnerabili, e non dei pochi”.

Eppure l’attuale congiuntura politica, economica e sociale “senza precedenti” – per usare le parole di Schwab – sembra favorire quel “Grande Reset” che lo stesso direttore del Wef intende perseguire. Quest’anno sono 2.500 gli ospiti previsti a Davos. Per il governo italiano sono attesi il ministro dell’Economia Daniele Franco e i colleghi Vittorio Colao (Innovazione digitale) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica). Presente anche l’ad di Enel, Francesco Starace.

Ormai non esiste quasi più evento mondano internazionale che non si apra con un appello in diretta video di Volodymyr Zelensky a “sanzioni massime” contro Mosca. È accaduto persino alla cerimonia di consegna degli Oscar, figurarsi se non sarebbe accaduto anche al World Economic Forum (Wef) di Davos. E infatti, puntualmente, t-shirt verde militare d’ordinanza e sguardo da duro, il presidente ucraino ha introdotto stamattina l’appuntamento economico più importante dell’anno cui partecipano politici, banchieri, dirigenti di importanti aziende.

La “mano pesante” che Zelensky chiede di adoperare nei riguardi della Russia, tuttavia, somiglia molto a quella che qualche “paperone” habitué della cittadina svizzera vorrebbe passare sul nostro stile di vita imponendo un nuovo paradigma sociale ed economico: un “Grande Reset”, per dirla con le parole non di un complottista d’accatto, ma del direttore del Wef, Klaus Schwab. Il quale, in un intervento del giugno 2020, diceva espressamente: “Abbiamo bisogno di un ‘Grande Reset’ del capitalismo”.

E quale sarebbe la ricetta per raggiungere questa sorta di tabula rasa propugnata da Schwab? Una nota pubblicata sul sito del Wef un mese dopo aiuta a fare chiarezza: si parla di “sostenibilità” ambientale e finanziaria da perseguire attraverso “cambiamenti significativi nello stile di vita” delle persone. Del resto, si legge ancora nella nota del luglio 2020, per gli esperti di Davos “occorre sfidare l’idea che le ricchezze, e coloro che le possiedono, siano intrinsecamente buone”.

Curioso che i rappresentanti di un consesso che dal 1971 coinvolge persone dal conto in banca alquanto robusto prendano di mira “la ricchezza”. Il dubbio è che la ricchezza in questione non sia quella mastodontica a cinque zeri, ma quella delle classi medie. Sospetti leciti, dal momento che è già successo durante la pandemia che tra lockdown, imprese fallite e aumento dei prezzi, chi ha pagato il conto più salato sia stato l’uomo comune. I magnati, al contrario, non hanno fatto altro che incrementare i loro gruzzoli. Lo rende noto un rapporto dell’ong Oxfam pubblicato in apertura del Wef: mentre la spirale della povertà rischia di inghiottire un milione di persone ogni giorno e mezzo nel 2022, i super ricchi che controllano le grandi imprese nei settori alimentare e dell’energia continuano ad accrescere le loro fortune, aumentate dall’inizio della pandemia di 453 miliardi di dollari, al ritmo di un miliardo di dollari ogni due giorni. “I miliardari a Davos potranno brindare all’incredibile impulso che le loro fortune hanno ricevuto grazie alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia – ha detto Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International -, ma allo stesso tempo decenni di progressi nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere vanificati con milioni di persone lasciati senza mezzi per poter semplicemente sopravvivere”.

Prevedibile pure il balzo del settore farmaceutico. La Oxfam rileva che colossi come Moderna e Pfizer hanno realizzato mille dollari di profitto al secondo grazie al vaccino anti-Covid. L’Organizzazione denuncia inoltre che, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per lo sviluppo dei sieri, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in più rispetto al costo di produzione stimato. “A due anni dall’inizio della pandemia, con più di 20 milioni di morti stimate dovute al Covid e una crisi economica drammatica, i leader dei governi hanno il dovere morale di promuovere misure nell’interesse dei più, soprattutto delle persone più vulnerabili, e non dei pochi”.

Eppure l’attuale congiuntura politica, economica e sociale “senza precedenti” – per usare le parole di Schwab – sembra favorire quel “Grande Reset” che lo stesso direttore del Wef intende perseguire. Quest’anno sono 2.500 gli ospiti previsti a Davos. Per il governo italiano sono attesi il ministro dell’Economia Daniele Franco e i colleghi Vittorio Colao (Innovazione digitale) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica). Presente anche l’ad di Enel, Francesco Starace.

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