De Lillo: “Sanità al collasso, mancano 30mila medici”

“I problemi della sanità vanno avanti da molti anni. Nei prossimi cinque anni perderemo 30mila medici: una crisi che si poteva prevedere”. Così, il vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma, dottor Stefano De Lillo fa il punto sull’emergenza sanitaria nel nostro Paese.

Oggi, medici e personale sanitario scioperano e manifestano contro il definanziamento della sanità pubblica: si parla di sanità malata, è così?
“In Italia il Sistema Sanitario nazionale e quello di assistenza – ma anche le associazioni di medici – stanno vivendo una crisi di sistema. Non condivido la manifestazione di oggi, perché a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo non ci sono state le tempistiche di intervento. Oltretutto, questa finanziaria aumenta i fondi destinati al SSN. Il problema vero è che una parte dei fondi sarà destinata per la sopravvivenza dei bilanci e delle strutture ospedaliere che, a causa del triplicarsi dei costi energetici, avrebbero avuto problemi di sostentamento. La finanziaria prevede 4,2 miliardi nel 2023: un aumento di 2,2 dell’anno prima anche se 1,2 andranno a coprire le spese energetiche”.

Una crisi che si porta dietro molti aspetti,anche meno recenti ma di cui ci siamo accorti solo ora…
“I problemi vanno avanti da molti anni, era facile ad esempio, prevedere il pensionamento. Tra i medici di medicina generale un terzo andrà in pensione nei prossimi 2-3 anni e non c’è ricambio, perché ne vengono formati pochi. Si è calcolato che mancheranno 30mila medici nei prossimi cinque anni e, tra questi, 11mila sono medici di medicina generale. Inoltre, nel 2021 il SSN ha perso 3mila medici e 2mila operatori sanitari. È vero anche che i medici in Italia sono sottopagati: sono i terzultimi dopo Grecia e Portogallo e per questo molti giovani fuggono all’estero”.

Un altro allarme arriva dai pronto soccorso…
“In molti scappano dai reparti di urgenza e quindi manca il personale: da Simeu denunciano che nei pronto soccorso mancano 5mila medici, perché non è un reparto attrattivo: sono poco pagati, devono lavorare per supplire alle mancanze e, inoltre, sono vittime di aggressione e di denunce da parte dei parenti. Per questo andrebbe fatta una riforma sulla responsabilità penale del medico”.

Un emendamento da parte di alcuni parlamentari chiede l’aumento di due anni dell’età pensionabile per i medici: potrebbe essere una soluzione alla carenza di personale?
“È uno dei tanti aspetti, non è di certo la panacea. È un emendamento che è stato anche criticato. Io non ci vedo nulla di male se un medico, in questo momento di grande carenza di personale sanitario, voglia rimanere altri due anni. Inoltre, non toglierebbe il posto ai giovani, che attualmente non ci sono”.

Si tratta quindi di un’emergenza che richiede riforme strutturali. Come si potrebbe intervenire, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo?
“Prima di tutto, tra le prime cose da rivedere ci sono le modalità di accesso alla facoltà di medicina: non è più pensabile una selezione su un quiz a 60 domande su materie varie. È un test che non determina la certezza dell’arrivo alla fine del percorso del candidato. Inoltre, i numeri in questi anni si sono rivelati evidentemente non in grado di coprire la grande quantità di medici che stanno andando in pensione e i numeri dei neolaureati non sono ad ora sufficienti a colmare la crisi numerica. Stiamo assistendo anche a una crisi che colpisce le scuole di specializzazione, dove le borse di studio sono carenti e non coprono la domanda, e delle scuole di formazione di medicina generale, che sono insufficienti. Si calcola infatti, ad oggi, che nel Lazio manchino 440 medici di base”.

Guardando indietro, si poteva intervenire prima?
“Sì. In questi ultimi dieci anni abbiamo assistito nelle varie regioni ad un blocco del turnover, quindi ad una mancata sostituzione dei medici che andavano in pensione. In questo momento, stiamo perdendo il capitale umano. La sanità si fa con le persone ed è su queste che si dovrebbe investire. Anche gli investimenti del Pnrr che sono stati previsti sono strutturali e destinati alle infrastrutture, ma non investono sul personale, che è la risorsa più carente”.

Nella situazione attuale, quali potrebbero essere le prossime mosse per arrivare a una soluzione della crisi?
“Il danno è stato fatto in molti anni e il lavoro da fare richiederà tanto tempo. È necessario investire sulla sanità, cambiare il sistema di accesso alla facoltà di medicina, aumentare il numero di operatori sanitari, aumentare le scuole di specializzazione e i corsi medicina generale. Ma anche eliminare la responsabilità professionale del medico, dare indennità ai medici di emergenza e urgenza e valorizzare economicamente la figura del medico che in Italia non è più attrattiva”.

“I problemi della sanità vanno avanti da molti anni. Nei prossimi cinque anni perderemo 30mila medici: una crisi che si poteva prevedere”. Così, il vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma, dottor Stefano De Lillo fa il punto sull’emergenza sanitaria nel nostro Paese.

Oggi, medici e personale sanitario scioperano e manifestano contro il definanziamento della sanità pubblica: si parla di sanità malata, è così?
“In Italia il Sistema Sanitario nazionale e quello di assistenza – ma anche le associazioni di medici – stanno vivendo una crisi di sistema. Non condivido la manifestazione di oggi, perché a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo non ci sono state le tempistiche di intervento. Oltretutto, questa finanziaria aumenta i fondi destinati al SSN. Il problema vero è che una parte dei fondi sarà destinata per la sopravvivenza dei bilanci e delle strutture ospedaliere che, a causa del triplicarsi dei costi energetici, avrebbero avuto problemi di sostentamento. La finanziaria prevede 4,2 miliardi nel 2023: un aumento di 2,2 dell’anno prima anche se 1,2 andranno a coprire le spese energetiche”.

Una crisi che si porta dietro molti aspetti,anche meno recenti ma di cui ci siamo accorti solo ora…
“I problemi vanno avanti da molti anni, era facile ad esempio, prevedere il pensionamento. Tra i medici di medicina generale un terzo andrà in pensione nei prossimi 2-3 anni e non c’è ricambio, perché ne vengono formati pochi. Si è calcolato che mancheranno 30mila medici nei prossimi cinque anni e, tra questi, 11mila sono medici di medicina generale. Inoltre, nel 2021 il SSN ha perso 3mila medici e 2mila operatori sanitari. È vero anche che i medici in Italia sono sottopagati: sono i terzultimi dopo Grecia e Portogallo e per questo molti giovani fuggono all’estero”.

Un altro allarme arriva dai pronto soccorso…
“In molti scappano dai reparti di urgenza e quindi manca il personale: da Simeu denunciano che nei pronto soccorso mancano 5mila medici, perché non è un reparto attrattivo: sono poco pagati, devono lavorare per supplire alle mancanze e, inoltre, sono vittime di aggressione e di denunce da parte dei parenti. Per questo andrebbe fatta una riforma sulla responsabilità penale del medico”.

Un emendamento da parte di alcuni parlamentari chiede l’aumento di due anni dell’età pensionabile per i medici: potrebbe essere una soluzione alla carenza di personale?
“È uno dei tanti aspetti, non è di certo la panacea. È un emendamento che è stato anche criticato. Io non ci vedo nulla di male se un medico, in questo momento di grande carenza di personale sanitario, voglia rimanere altri due anni. Inoltre, non toglierebbe il posto ai giovani, che attualmente non ci sono”.

Si tratta quindi di un’emergenza che richiede riforme strutturali. Come si potrebbe intervenire, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo?
“Prima di tutto, tra le prime cose da rivedere ci sono le modalità di accesso alla facoltà di medicina: non è più pensabile una selezione su un quiz a 60 domande su materie varie. È un test che non determina la certezza dell’arrivo alla fine del percorso del candidato. Inoltre, i numeri in questi anni si sono rivelati evidentemente non in grado di coprire la grande quantità di medici che stanno andando in pensione e i numeri dei neolaureati non sono ad ora sufficienti a colmare la crisi numerica. Stiamo assistendo anche a una crisi che colpisce le scuole di specializzazione, dove le borse di studio sono carenti e non coprono la domanda, e delle scuole di formazione di medicina generale, che sono insufficienti. Si calcola infatti, ad oggi, che nel Lazio manchino 440 medici di base”.

Guardando indietro, si poteva intervenire prima?
“Sì. In questi ultimi dieci anni abbiamo assistito nelle varie regioni ad un blocco del turnover, quindi ad una mancata sostituzione dei medici che andavano in pensione. In questo momento, stiamo perdendo il capitale umano. La sanità si fa con le persone ed è su queste che si dovrebbe investire. Anche gli investimenti del Pnrr che sono stati previsti sono strutturali e destinati alle infrastrutture, ma non investono sul personale, che è la risorsa più carente”.

Nella situazione attuale, quali potrebbero essere le prossime mosse per arrivare a una soluzione della crisi?
“Il danno è stato fatto in molti anni e il lavoro da fare richiederà tanto tempo. È necessario investire sulla sanità, cambiare il sistema di accesso alla facoltà di medicina, aumentare il numero di operatori sanitari, aumentare le scuole di specializzazione e i corsi medicina generale. Ma anche eliminare la responsabilità professionale del medico, dare indennità ai medici di emergenza e urgenza e valorizzare economicamente la figura del medico che in Italia non è più attrattiva”.

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