Decalogo Chigi

Gustave Flaubert scriveva che diventar ministro fosse raggiungere la massima della gloria umana. Ma non tutti gli uomini e le donne sono uguali e di fronte alla possibilità di accedere a una comoda poltrona ministeriale, le reazioni non sono tutte uguali. Perciò Giorgia Meloni si trova in una strana situazione in cui, da un lato si trova con più candidati che posti e dall’altro con pochissimi profili disponibili a prendersi responsabilità dicasteriali. Quest’ultimo è il caso dell’Economia. Alla leader di Fratelli d’Italia, che cerca nomi tecnici e competenti, sarebbero stati già recapitati i “no” degli economisti Fabio Panetta, già direttore di Bankitalia e presidente dell’Ivass, oggi membro del board della Bce, e Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, dati in predicato di un incarico al Mef. Tuttavia la speranza è l’ultima a morire e, come giurano gli onnipresenti bookmakers a caccia di visibilità, non è detto che il loro rifiuto sia definitivo. In alternativa ci sarebbe Domenico Siniscalco, già ministro all’Economia ai tempi del Berlusconi ter.

Al ministero degli Interni la bagarre è tutta tra Lega e Fdi. Perché Meloni vorrebbe offrire l’incarico a Matteo Piantedosi, ex prefetto (di ferro) di Roma e già capogabinetto del Viminale ai tempi del ministro Matteo Salvini. Che non tornerà più al suo vecchio incarico. Il Carroccio però non molla e rilancia il nome di Giulia Bongiorno. Antonio Tajani viaggia spedito verso la Farnesina, Urso e Crosetto si contenderebbero il ministero alla Difesa (anche se non va escluso un outsider proprio dai ranghi di Fdi) mentre Salvini sarebbe pronto ad accomodarsi alle Infrastrutture. La notizia, però, è sull’identikit di chi sarà il prossimo ministro della Salute: sarà Bertolaso, ex capo della Protezione civile o il professore della Cattolica Rocco Bellantone? Quello che è sicuro, al momento, è che non sarà Licia Ronzulli. Proprio sul nome di Ronzulli è esplosa una polemica tutta interna al centrodestra. Silvio Berlusconi sarebbe andato su tutte le furie a causa dell’ennesimo “no” oppostogli da Meloni sul suo nome. Anche se Forza Italia avrebbe mitigato le richieste e proposto per lei il ministero all’Istruzione. La trattativa va avanti da qualche giorno e alimenta i malumori in seno alla coalizione del centrodestra. Si è parlato, addirittura, di un “veto” che la leader di Fratelli d’Italia avrebbe imposto sulla stessa Ronzulli. Ricostruzioni, però, che i dirigenti di Fdi, nella giornata di ieri, si sono sentiti in dovere di smentire. Da Rampelli a Fazzolari, i big del partito di Giorgia Meloni hanno riferito che non c’è alcuna pregiudiziale nei confronti di nessuno ma che “si valutano i profili migliori”. Più che una questione legata ai singoli personaggi in campo, la vicenda pare legata più alle dimensioni della rappresentanza in seno al governo. Forza Italia, con il suo otto per cento, ha colto un risultato di tutto rispetto e non accetterebbe meno ministri, e con minori competenze, di quanti ne otterrà la Lega. Che, da parte sua, reclama spazi e responsabilità. È così che, per esempio, si è complicata la corsa al ministero della Giustizia. Pareva già assegnato al magistrato Carlo Nordio, nelle ultime ore è spuntato il nome dell’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Gustave Flaubert scriveva che diventar ministro fosse raggiungere la massima della gloria umana. Ma non tutti gli uomini e le donne sono uguali e di fronte alla possibilità di accedere a una comoda poltrona ministeriale, le reazioni non sono tutte uguali. Perciò Giorgia Meloni si trova in una strana situazione in cui, da un lato si trova con più candidati che posti e dall’altro con pochissimi profili disponibili a prendersi responsabilità dicasteriali. Quest’ultimo è il caso dell’Economia. Alla leader di Fratelli d’Italia, che cerca nomi tecnici e competenti, sarebbero stati già recapitati i “no” degli economisti Fabio Panetta, già direttore di Bankitalia e presidente dell’Ivass, oggi membro del board della Bce, e Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, dati in predicato di un incarico al Mef. Tuttavia la speranza è l’ultima a morire e, come giurano gli onnipresenti bookmakers a caccia di visibilità, non è detto che il loro rifiuto sia definitivo. In alternativa ci sarebbe Domenico Siniscalco, già ministro all’Economia ai tempi del Berlusconi ter.

Al ministero degli Interni la bagarre è tutta tra Lega e Fdi. Perché Meloni vorrebbe offrire l’incarico a Matteo Piantedosi, ex prefetto (di ferro) di Roma e già capogabinetto del Viminale ai tempi del ministro Matteo Salvini. Che non tornerà più al suo vecchio incarico. Il Carroccio però non molla e rilancia il nome di Giulia Bongiorno. Antonio Tajani viaggia spedito verso la Farnesina, Urso e Crosetto si contenderebbero il ministero alla Difesa (anche se non va escluso un outsider proprio dai ranghi di Fdi) mentre Salvini sarebbe pronto ad accomodarsi alle Infrastrutture. La notizia, però, è sull’identikit di chi sarà il prossimo ministro della Salute: sarà Bertolaso, ex capo della Protezione civile o il professore della Cattolica Rocco Bellantone? Quello che è sicuro, al momento, è che non sarà Licia Ronzulli. Proprio sul nome di Ronzulli è esplosa una polemica tutta interna al centrodestra. Silvio Berlusconi sarebbe andato su tutte le furie a causa dell’ennesimo “no” oppostogli da Meloni sul suo nome. Anche se Forza Italia avrebbe mitigato le richieste e proposto per lei il ministero all’Istruzione. La trattativa va avanti da qualche giorno e alimenta i malumori in seno alla coalizione del centrodestra. Si è parlato, addirittura, di un “veto” che la leader di Fratelli d’Italia avrebbe imposto sulla stessa Ronzulli. Ricostruzioni, però, che i dirigenti di Fdi, nella giornata di ieri, si sono sentiti in dovere di smentire. Da Rampelli a Fazzolari, i big del partito di Giorgia Meloni hanno riferito che non c’è alcuna pregiudiziale nei confronti di nessuno ma che “si valutano i profili migliori”. Più che una questione legata ai singoli personaggi in campo, la vicenda pare legata più alle dimensioni della rappresentanza in seno al governo. Forza Italia, con il suo otto per cento, ha colto un risultato di tutto rispetto e non accetterebbe meno ministri, e con minori competenze, di quanti ne otterrà la Lega. Che, da parte sua, reclama spazi e responsabilità. È così che, per esempio, si è complicata la corsa al ministero della Giustizia. Pareva già assegnato al magistrato Carlo Nordio, nelle ultime ore è spuntato il nome dell’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

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