Economia

Voragine Superbonus e Ue: tutte le spine del Def

di Giovanni Vasso -

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in aula alla Camera del Deputati durante il Question Time, Roma, 27 marzo 2024. ANSA/ANGELO CARCONI


Non c’è Def senza spine, il prossimo ne avrà 122 miliardi “grazie” al Superbonus. Il documento di economia e finanza per il 2024 è sul tavolo del consiglio dei ministri. I punti salienti del documento che oggi finisce sul tavolo del consiglio dei ministri si conoscono già. Cifre precise ce ne saranno poche. Il governo preferisce affidarsi alle stime tendenziali. Anche perché è tutto in divenire, specialmente per ciò che concerne i rapporti e le decisioni che dovranno arrivare da Bruxelles. Il ministro Giancarlo Giorgetti non s’è nascosto così come ha fatto il suo sottosegretario Federico Freni. I dati più importanti sono già acquisiti al dibattito politico-economico nazionale. La crescita è stimata all’1%, il rapporto debito-Pil rimarrà al 4,3% sotto il 140 per cento, di sicuro non oltre il 140,1%. C’è un però, grande come un Superbonus. Già, perché a marzo le spese del bonus edilizio che già, nei mesi scorsi, aveva causato il mal di stomaco a Giorgetti, ammontano alla cifra monstre di 122 miliardi di euro. E, come diceva la buon’anima di Corrado, non finisce qui. Ci ha pensato il sottosegretario Freni, davanti alla platea di Cernobbio a metterci il carico: “Il complesso dei bonus edilizi è costato oltre 210 miliardi dal 2021 a oggi: non possiamo ignorare che abbiamo speso per il Superbonus molto di più di quello che spenderemo per il Pnrr”. Una doccia gelata. Che racconta lo scenario sul quale ci si muove a via XX Settembre. Da una parte la voragine del 110%, dall’altra la certezza che l’Ue aprirà una procedura di infrazione per debito a carico dell’Italia sulla scorta delle previsioni del nuovo Patto di stabilità (senza crescita). In mezzo, gli italiani, famiglie e imprese, che temono – come agita l’opposizione – lo spettro di una manovra lacrime e sangue.
Dalle indiscrezioni che trapelano dai palazzi della politica, il nuovo Def – che sarà asciutto come Giorgetti ha annunciato – dovrà prevedere almeno venti miliardi di rifinanziamenti per la proroga del taglio del cuneo fiscale, l’accorpamento dei primi due scaglioni dell’Irpef e altre misure ritenute indifferibili e collegate alla Finanziaria. Si attendono informazioni chiave e decisive dall’Agenzia delle Entrate per quantificare le dimensioni del buco Superbonus per comprendere quale sarà il margine d’azione concesso dal Def. Nuove spese, tuttavia, non sono indicate. Si attendono, infatti, gli sviluppi dei negoziati in essere con l’Unione europea. Tuttavia, c’è una notizia positiva che è arrivata dall’Eurostat secondo cui il Superbonus più essere considerato, nel 2024, spesa non pagabile e dunque potrà venir contabilizzato (e spalmato) su più anni.
Quello che oggi arriva al Consiglio dei ministri è un Def “che risponde ad una situazione di cambiamento delle regole in sede europea. Non ci sono ancora le istruzioni della nuova governance. Quando ci saranno abbiamo deciso che saranno attorno all’estate, a livello europeo, e faremo il piano strutturale come deciso da queste nuove regolamentazioni che abbiamo assunto”. Giorgetti s’è poi attardato su quello che è diventato la sua nemesi, la sua kriptonite: “Si chiude la stagione del Superbonus con un’eredità pesantissima per i conti pubblici e quindi per tutti gli italiani. Questa è la realtà. Nei prossimi anni dovremmo farci carico di pagare questo debito”.
Il ministro Giorgetti, però, suona la tromba dell’ottimismo. E non può fare altrimenti. Per attirare nuovi investimenti in Italia, ha spiegato a margine della partecipazione a Selectitaly, “è necessario creare fiducia attorno ai fondamentali di finanza pubblica”. Il “mantra” del ministro è “agire con prudenza e responsabilità per quanto riguarda i conti pubblici e la sostenibilità del nostro debito”. Perché, sottolinea l’inquilino di via XX Settembre, “senza la fiducia dei risparmiatori italiani e della comunità internazionale è difficile andare verso la fase nuova e anche mantenere la vecchia gestione”.


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