Di Stefano (Cdp Equity): rete unica complessa ma procediamo

 

Così in una intervista a Repubblica Pierpaolo Di Stefano, amministratore delegato di Cdp Equity, detentore del 60% di Open Fiber, ai microfoni di Repubblica ha dichiarato: “Sulla rete unica continuiamo a lavorare, come previsto dal contratto preliminare, ma è un’operazione complessa, che ha richiesto tempi più lunghi perché, al di là delle valutazioni, impone scelte di natura tecnica per integrare due reti diverse. Dato che la società della rete unica sarà un operatore non verticalmente integrato, come ribadito dall’ad di Tim Pietro Labriola  l’attività di rete si staccherà da quella dei servizi Telecom e quindi anche il perimetro dell`operazione ha subito variazioni, come il backbone, per far sì che Tim possa competere ad armi pari con gli altri operatori”.

In merito a possibili opposizioni del socio Vivendi o della politica: “No, perché la strategicità per il Paese, e l’opportunità sia sotto il profilo industriale che finanziario dell’operazione sono talmente evidenti, che unire le forze in un’unica rete in fibra è imprescindibile per tutti. L’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dall’Antitrust Ue.
Dovremo operare quindi in modo tale che non ci siano richieste che vanifichino il progetto stesso della rete unica. Detto ciò, non vedo un motivo per non arrivare in tempi brevi a sottoporre insieme a Macquarie, per conto di Open Fiber, la migliore offerta non vincolante possibile a Tim. Ci sederemo tutti intorno a un tavolo e troveremo una soluzione, come ha detto l’d di Cdp Dario Scannapieco se non si trova un prezzo adeguato da rendere interessante l’operazione dal punto finanziario, Open Fiber andrà avanti per la sua strada”.

 

Così in una intervista a Repubblica Pierpaolo Di Stefano, amministratore delegato di Cdp Equity, detentore del 60% di Open Fiber, ai microfoni di Repubblica ha dichiarato: “Sulla rete unica continuiamo a lavorare, come previsto dal contratto preliminare, ma è un’operazione complessa, che ha richiesto tempi più lunghi perché, al di là delle valutazioni, impone scelte di natura tecnica per integrare due reti diverse. Dato che la società della rete unica sarà un operatore non verticalmente integrato, come ribadito dall’ad di Tim Pietro Labriola  l’attività di rete si staccherà da quella dei servizi Telecom e quindi anche il perimetro dell`operazione ha subito variazioni, come il backbone, per far sì che Tim possa competere ad armi pari con gli altri operatori”.

In merito a possibili opposizioni del socio Vivendi o della politica: “No, perché la strategicità per il Paese, e l’opportunità sia sotto il profilo industriale che finanziario dell’operazione sono talmente evidenti, che unire le forze in un’unica rete in fibra è imprescindibile per tutti. L’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dall’Antitrust Ue.
Dovremo operare quindi in modo tale che non ci siano richieste che vanifichino il progetto stesso della rete unica. Detto ciò, non vedo un motivo per non arrivare in tempi brevi a sottoporre insieme a Macquarie, per conto di Open Fiber, la migliore offerta non vincolante possibile a Tim. Ci sederemo tutti intorno a un tavolo e troveremo una soluzione, come ha detto l’d di Cdp Dario Scannapieco se non si trova un prezzo adeguato da rendere interessante l’operazione dal punto finanziario, Open Fiber andrà avanti per la sua strada”.

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