Economia

Dai giudici rottura di dazi per Trump

Usa, corte d’appello dichiara illegali i dazi di Trump: ora la parola alla Corte suprema

di Lino Sasso -


Una sentenza destinata a scuotere la politica e l’economia mondiale: una corte d’appello federale statunitense ha stabilito che i dazi imposti da Donald Trump in base all’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) sono in gran parte illegali, aprendo scenari imprevedibili per i rapporti commerciali degli Stati Uniti e per la campagna elettorale del tycoon. Secondo i giudici, con una decisione approvata a larga maggioranza (sette voti favorevoli e quattro contrari), l’Ieepa – legge del 1977 che conferisce al presidente poteri straordinari in caso di emergenze nazionali – non autorizza l’imposizione di tariffe o tasse commerciali. «La legge conferisce al presidente un’autorità significativa per rispondere a un’emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre dazi o simili», si legge nella sentenza.

La legge e i suoi limiti

Storicamente, l’Ieepa è stata utilizzata per imporre sanzioni economiche a nemici degli Stati Uniti, congelare beni o limitare transazioni finanziarie, non per alzare barriere doganali. Trump è stato il primo presidente a sfruttarla in modo innovativo – e controverso – per introdurre dazi mirati. Nel giustificare la sua scelta, il tycoon ha richiamato questioni come gli squilibri commerciali, il declino della manifattura americana e soprattutto l’ingresso di fentanyl e precursori chimici attraverso i confini. La corte, però, ha stabilito che il Congresso non intendeva concedere al presidente un potere illimitato su tariffe e commercio internazionale. La mancanza di riferimenti espliciti ai dazi nella legge del 1977, e l’assenza di garanzie procedurali per limitarne l’uso, sono stati giudicati elementi dirimenti. Le conseguenze della sentenza potrebbero essere dirompenti. Se confermata dalla Corte suprema, l’amministrazione Trump potrebbe trovarsi costretta a rimborsare miliardi di dollari di dazi riscossi negli ultimi anni. Inoltre, la decisione mette in discussione gli accordi commerciali che l’ex presidente ha stretto con partner strategici come Unione Europea, Giappone, Corea del Sud e altri Paesi, dove le riduzioni tariffarie “reciproche” erano state negoziate sulla base delle tariffe imposte via Ieepa. Non solo: anche i dazi introdotti contro Cina, Canada e Messico rischiano di vacillare, con effetti immediati sulla strategia americana di pressione per fermare i flussi di fentanyl.

Trump difende i dazi e annuncia ricorso

Immediata e furiosa la reazione del tycoon, che su Truth Social ha definito la sentenza «errata e pericolosa». «Una corte d’appello di parte ha affermato che i nostri dazi dovrebbero essere rimossi, ma sa che alla fine gli Stati Uniti vinceranno», ha scritto. Per Trump, l’eliminazione delle tariffe sarebbe un «disastro totale» che renderebbe l’America «finanziariamente debole». Il presidente Usa ha già annunciato il ricorso alla Corte suprema, invocando l’aiuto del massimo organo giudiziario per difendere il diritto di usare i dazi come strumento a favore della nazione. «Per troppi anni politici indifferenti hanno permesso che i dazi venissero usati contro di noi. Ora li useremo per rendere l’America di nuovo ricca, forte e potente», ha ribadito.

Verso lo scontro finale

Le tariffe resteranno in vigore fino al 14 ottobre, in attesa del verdetto della Corte suprema. Ma già oggi la vicenda si carica di un peso politico enorme: da una parte il messaggio di Trump, che dipinge i dazi come scudo dell’economia nazionale; dall’altra una decisione giudiziaria che limita i poteri presidenziali e mette in discussione la sua politica commerciale più identitaria. Un braccio di ferro che rischia di trasformarsi in un vero terremoto globale, con ripercussioni su mercati, alleanze e campagne elettorali.


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