Dietro front dell’Ossezia del Sud: annullato il referendum sull’adesione alla Russia

L’Ossezia del Sud è stata al centro della guerra tra Russia e Georgia nel 2008. Dopo tale conflitto, il Cremlino ha riconosciuto il territorio come uno stato indipendente, per poi stabilirvi basi militari. In un decreto emesso lunedì Alan Gagloev, presidente dell’enclave controllata da Mosca, ha parlato di “incertezza sulle conseguenze legali della questione sottoposta a referendum”. Secondo quanto riporta la Tass, il presidente ha anche sottolineato “l’inammissibilità di una decisione unilaterale referendaria su questioni che ledono i diritti e gli interessi legittimi della Federazione Russa”. Gagloev ha dunque ordinato “di iniziare, senza indugio, consultazioni con la parte russa su tutte le questiono questioni relative all’ulteriore integrazione dell’Ossezia del Sud e della Federazione Russa”. Il 13 maggio scorso, il suo predecessore, Anatoly Bibilov, aveva firmato un decreto che indiceva lo svolgimento del referendum, citando “l’aspirazione storica” ​​della regione di unirsi alla Russia. Bibilov, tuttavia, è uscito sconfitto dalle scorse elezioni, tenutesi all’inizio di questo mese, dunque non è più presidente. Il governo russo ha espresso la speranza che Gagloev mantenga la “continuità” nei legami con Mosca. Tbilisi ha precedentemente denunciato come “inaccettabili” i piani dell’Ossezia del Sud di tenere un referendum sull’adesione alla Russia. La regione, che conta appena cinquantamila abitanti, si è staccata dalla Georgia all’inizio degli anni Novanta con una sanguinosa guerra civile. Nell’agosto 2008, le forze russe hanno invaso la Georgia, che stava combattendo le milizie filorusse nell’Ossezia meridionale, dopo aver bombardato alcuni villaggi. I combattimenti si conclusero cinque giorni dopo con un cessate il fuoco mediato dall’Unione europea, ma rimasero uccise più di 700 persone e decine di migliaia di cittadini di etnia georgiana rimasero sfollati. Le conseguenze della guerra costrinsero il Cremlino a riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e di un’altra regione separatista, l’Abkhazia, che da allora è rimasta sotto il controllo militare russo. Il conflitto ha segnato il culmine delle tensioni con la Federazione Russa per il tentativo di Tbilisi, fermamente “filoccidentale”, di aderire all’Unione Europea e alla Nato. A marzo, il Procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan, ha chiesto tre mandati di arresto per attuali ed ex funzionari militari dell’Ossezia meridionale in relazione a crimini di guerra commessi contro l’etnia georgiana. I presunti crimini includevano tortura, trattamento inumano, detenzione illegale, violazione della dignità personale, cattura di ostaggi e trasferimento illegale di persone. L’anno scorso, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Russia era responsabile delle violazioni dei diritti umani.

L’Ossezia del Sud è stata al centro della guerra tra Russia e Georgia nel 2008. Dopo tale conflitto, il Cremlino ha riconosciuto il territorio come uno stato indipendente, per poi stabilirvi basi militari. In un decreto emesso lunedì Alan Gagloev, presidente dell’enclave controllata da Mosca, ha parlato di “incertezza sulle conseguenze legali della questione sottoposta a referendum”. Secondo quanto riporta la Tass, il presidente ha anche sottolineato “l’inammissibilità di una decisione unilaterale referendaria su questioni che ledono i diritti e gli interessi legittimi della Federazione Russa”. Gagloev ha dunque ordinato “di iniziare, senza indugio, consultazioni con la parte russa su tutte le questiono questioni relative all’ulteriore integrazione dell’Ossezia del Sud e della Federazione Russa”. Il 13 maggio scorso, il suo predecessore, Anatoly Bibilov, aveva firmato un decreto che indiceva lo svolgimento del referendum, citando “l’aspirazione storica” ​​della regione di unirsi alla Russia. Bibilov, tuttavia, è uscito sconfitto dalle scorse elezioni, tenutesi all’inizio di questo mese, dunque non è più presidente. Il governo russo ha espresso la speranza che Gagloev mantenga la “continuità” nei legami con Mosca. Tbilisi ha precedentemente denunciato come “inaccettabili” i piani dell’Ossezia del Sud di tenere un referendum sull’adesione alla Russia. La regione, che conta appena cinquantamila abitanti, si è staccata dalla Georgia all’inizio degli anni Novanta con una sanguinosa guerra civile. Nell’agosto 2008, le forze russe hanno invaso la Georgia, che stava combattendo le milizie filorusse nell’Ossezia meridionale, dopo aver bombardato alcuni villaggi. I combattimenti si conclusero cinque giorni dopo con un cessate il fuoco mediato dall’Unione europea, ma rimasero uccise più di 700 persone e decine di migliaia di cittadini di etnia georgiana rimasero sfollati. Le conseguenze della guerra costrinsero il Cremlino a riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e di un’altra regione separatista, l’Abkhazia, che da allora è rimasta sotto il controllo militare russo. Il conflitto ha segnato il culmine delle tensioni con la Federazione Russa per il tentativo di Tbilisi, fermamente “filoccidentale”, di aderire all’Unione Europea e alla Nato. A marzo, il Procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia, Karim Khan, ha chiesto tre mandati di arresto per attuali ed ex funzionari militari dell’Ossezia meridionale in relazione a crimini di guerra commessi contro l’etnia georgiana. I presunti crimini includevano tortura, trattamento inumano, detenzione illegale, violazione della dignità personale, cattura di ostaggi e trasferimento illegale di persone. L’anno scorso, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Russia era responsabile delle violazioni dei diritti umani.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli