Digitalizzazione, Colao guarda alla Grecia

Una visione unitaria del grande potenziale utile a trasformare completamente la qualità della Pubblica amministrazione e dell’economia in generale, per aprire una nuova stagione del nostro sistema produttivo nazionale. Partendo dalla rinnovata spinta che proviene da un Sud che si candida a diventare anche hub dell’innovazione digitale. A questo guarda Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, intervenuto nello scorso weekend a Sorrento al Forum Ambrosetti “Verso Sud”. Per farlo, l’ex manager Mc Kinsey sceglie l’approccio greco, coltivato in una serie di incontri con Kyriakos Pierrakakis, l’omologo i Atene non a caso presente accanto a Colao nel dibattito di Sorrento. “Il primo incontro da ministro – rivela il titolare dell’Innovazione tecnologica – l’ho avuto proprio con lui, me ne avevano parlato bene e ho potuto constatare che in effetti la Grecia ha fatto una cosa innovativa. E noi vogliamo seguirla”. Aprendo così una “via greca” alla digitalizzazione (l’ispirazione è il progetto greco delle Smart cities), così come lo stesso Colao ha abbracciato giorni fa la “via francese” per il settore della cyber security.
“Se siamo bravi – considera il ministro – invertiremo i trend negativi e annulleremo i luoghi comuni che frenano innanzitutto il Mezzogiorno. Perché il Sud ha un potenziale straordinario che deve essere sfruttato e che può servirci a vendere l’Italia e i suoi servizi come un prodotto sul mercato internazionale”. Una piattaforma dell’innovazione digitale che per risultare efficace non può prescindere dalla presenza attiva delle amministrazioni locali, spesso accusati di inerzia e lentezza burocratica. “Ma oggi possiamo essere ottimisti – ribatte Colao – perché sono per esempio incoraggianti i segnali che ci arrivano dagli enti locali, che hanno presentato richieste di finanziamento in risposta agli avvisi del Governo sulla digitalizzazione per quasi 250 milioni di euro. E ci sono Comuni piccolissimi, circa 4.500, che hanno già sottoscritto il progetto di digitalizzazione”.
Insomma, l’Italia è tutt’altro che ferma su posizioni di retroguardia. Colao non crede “ad una narrativa sull’Italia che è lenta, dormiente Abbiamo fatto bandi di gara sulla connettività e 38 su 44 sono andati bene, stiamo lavorando per vedere che cosa possiamo fare sugli ultimi sei. Io credo che il tema adesso sia fare, più che svegliare l’Italia. L’Italia è sveglissima”.
Ma la vera sfida è, e resta, la semplificazione. Finora, le promesse e i proclami dei vari governi non hanno sortito l’effetto sperato, alimentando un diffuso scetticismo tra cittadini e imprese. Sburocratizzare e semplificare sono verbi che il ministro richiama con convinzione, così come sperimentare: “Per sostenere l’innovazione – spiega – va incentivato l’utilizzo delle sandbox, i meccanismi che eseguono applicazioni in spazi limitati e possono favorire le imprese e gli investimenti. Con le sandbox, strumento normativo ancora poco utilizzato, si apre la strada ai vantaggi di lavorare allo sviluppo di idee e progetti digitali innovativi e di poterne verificare la scalabilità per poi aggredire il mercato”.
Sulla sperimentazione, però, rischia di aprirsi una piccola crepa tra ministro e mondo accademico: “In Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, c’è ancora molta ricerca e poco sviluppo. Dobbiamo puntare a riequilibrare i pesi di questa formula e ad avere maggiore coraggio nello sviluppare le grandi idee progettuali di cui siamo capaci in settori, come ad esempio la telemedicina, che hanno significativi orizzonti da raggiungere”.

Una visione unitaria del grande potenziale utile a trasformare completamente la qualità della Pubblica amministrazione e dell’economia in generale, per aprire una nuova stagione del nostro sistema produttivo nazionale. Partendo dalla rinnovata spinta che proviene da un Sud che si candida a diventare anche hub dell’innovazione digitale. A questo guarda Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, intervenuto nello scorso weekend a Sorrento al Forum Ambrosetti “Verso Sud”. Per farlo, l’ex manager Mc Kinsey sceglie l’approccio greco, coltivato in una serie di incontri con Kyriakos Pierrakakis, l’omologo i Atene non a caso presente accanto a Colao nel dibattito di Sorrento. “Il primo incontro da ministro – rivela il titolare dell’Innovazione tecnologica – l’ho avuto proprio con lui, me ne avevano parlato bene e ho potuto constatare che in effetti la Grecia ha fatto una cosa innovativa. E noi vogliamo seguirla”. Aprendo così una “via greca” alla digitalizzazione (l’ispirazione è il progetto greco delle Smart cities), così come lo stesso Colao ha abbracciato giorni fa la “via francese” per il settore della cyber security.
“Se siamo bravi – considera il ministro – invertiremo i trend negativi e annulleremo i luoghi comuni che frenano innanzitutto il Mezzogiorno. Perché il Sud ha un potenziale straordinario che deve essere sfruttato e che può servirci a vendere l’Italia e i suoi servizi come un prodotto sul mercato internazionale”. Una piattaforma dell’innovazione digitale che per risultare efficace non può prescindere dalla presenza attiva delle amministrazioni locali, spesso accusati di inerzia e lentezza burocratica. “Ma oggi possiamo essere ottimisti – ribatte Colao – perché sono per esempio incoraggianti i segnali che ci arrivano dagli enti locali, che hanno presentato richieste di finanziamento in risposta agli avvisi del Governo sulla digitalizzazione per quasi 250 milioni di euro. E ci sono Comuni piccolissimi, circa 4.500, che hanno già sottoscritto il progetto di digitalizzazione”.
Insomma, l’Italia è tutt’altro che ferma su posizioni di retroguardia. Colao non crede “ad una narrativa sull’Italia che è lenta, dormiente Abbiamo fatto bandi di gara sulla connettività e 38 su 44 sono andati bene, stiamo lavorando per vedere che cosa possiamo fare sugli ultimi sei. Io credo che il tema adesso sia fare, più che svegliare l’Italia. L’Italia è sveglissima”.
Ma la vera sfida è, e resta, la semplificazione. Finora, le promesse e i proclami dei vari governi non hanno sortito l’effetto sperato, alimentando un diffuso scetticismo tra cittadini e imprese. Sburocratizzare e semplificare sono verbi che il ministro richiama con convinzione, così come sperimentare: “Per sostenere l’innovazione – spiega – va incentivato l’utilizzo delle sandbox, i meccanismi che eseguono applicazioni in spazi limitati e possono favorire le imprese e gli investimenti. Con le sandbox, strumento normativo ancora poco utilizzato, si apre la strada ai vantaggi di lavorare allo sviluppo di idee e progetti digitali innovativi e di poterne verificare la scalabilità per poi aggredire il mercato”.
Sulla sperimentazione, però, rischia di aprirsi una piccola crepa tra ministro e mondo accademico: “In Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, c’è ancora molta ricerca e poco sviluppo. Dobbiamo puntare a riequilibrare i pesi di questa formula e ad avere maggiore coraggio nello sviluppare le grandi idee progettuali di cui siamo capaci in settori, come ad esempio la telemedicina, che hanno significativi orizzonti da raggiungere”.

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