Disastro ambientale

“Il dato documentale è emerso in maniera chiara al processo in Corte d’Assise a Vicenza l’altro pomeriggio quando ha testimoniato Giuseppe Filauro, responsabile del progetto di consulenza ambientale di Erm Italia, che gestì le analisi del sottosuolo. Il disastro era noto fin dal 2008, quando i dirigenti della corporation giapponese Mitsubishi, che guidavano Miteni, sapevano che la falda sottostante l’azienda di Trissino era contaminata da una concentrazione di sali perfluorurati 100 volte superiore alla soglia che negli Stati Uniti fu fissata dopo un analogo disastro ambientale del colosso DuPont”. L’avvocato Angelo Merlin, patrono di parte civile per le società idriche pubbliche Viacqua (Vicenza) e Acquevenete (Padova), lo spiega a margine dell’udienza che potrebbe avere segnato le sorti di una parte dei 15 imputati davanti alla Corte d’Assise di Vicenza per l’ipotesi del disastro ambientale. Intanto, non si smorzano le polemiche tra migliaia di cittadini e la Regione per la calamità ecologica da Pfas che coinvolge 300 mila persone in area rossa a cavallo delle province di Vicenza, Verona e Padova. Ma i cittadini interessati sono molti di più e in prospettiva, poiché l’inquinamento delle falde avanza, qualcuno ipotizza che potrebbe riguardare potenzialmente altre centinaia di migliaia di persone. Il nuovo motivo di scontro sono i costi delle analisi che altri 170 mila veneti, residenti nella zona sulla carta di minore pericolo, individuata come arancione tra Vicenza e Verona, devono sopportare. Si tratta dei Comuni dove l’avvelenamento ha coinvolto i pozzi artesiani privati e non gli acquedotti come in zona rossa, dove da dieci anni si combatte a tutti i livelli contro questo “mostro” chimico penetrato nel sangue della gente impaurita. Il costo delle analisi in convenzione è di 90 euro a persona quando i cittadini chiedono l’applicazione del ticket di 36 euro. La Regione da anni si sobbarca le spese per quanti risiedono in area a rossa, ma finora aveva risposto picche alle richieste delle Mamme No Psfa e di quanti fanno parte del vasto movimento d’opinione che dal 2013 si batte per disinnescare la bomba ambientale – finora la ditta in grado di bonificare Mitenti non è stata individuata – che ha stravolto la vita di 800 mila persone. Se è vero che gli abitanti dei 12 Comuni arancioni potranno sottoporsi agli esami a prezzi calmierati, tuttavia li reputano ancora alti. E chiedono che Luca Zaia faccia di più. Questo lo spiega un comunicato, firmato da una decina di associazioni guidate dalle Mamme No Pfas, dal titolo eloquente: “Una Regione in fuga”. Da dire che a settembre il Commissario dell’Onu, Marcos Orellana, dopo il sopralluogo in terra veneta ha “riscontrato forti violazioni dei diritti della cittadinanza in due ambiti: analisi inadeguate e insufficienti sui cibi; analisi inadeguate e insufficienti sulla salute delle persone”. “Questo dovrebbe far meditare la Regione perché in precedenza aveva promesso che anche per i residenti in zona arancione le analisi sarebbero state a basso costo, spiega Michela Piccoli. Da parte sua la consigliera regionale d’opposizione Cristina Guarda definisce “incomprensibile l’ennesimo no della Regione guidata da Zaia alla richiesta di recuperare terreno su due aspetti fondamentali: l’informazione diffusa e le analisi per chi pur essendo a rischio è stato fin qui escluso”. Anche in convenzione, dicono gli interessati, il prezzo è da sanità privata. “I 90 euro a testa sono troppi – di Elisabetta Donadello per le Mamme No Pfas – perché le strumentazioni per eseguire le analisi ci sono già, così come i punti screening. Non si può guadagnare sui cittadini. Noi chiedevamo il pagamento di un ticket di 36 euro”. I 15 imputati rispondono, a vario titolo, di disastro ambientale, inquinamento, gestione dei rifiuti non autorizzata, avvelenamento delle acque e reati fallimentari: Miteni è fallita. Dall’altro giorno c’è la prova che il disastro ambientale, sulla pelle della gente, era conclamato. Da anni.
“Il dato documentale è emerso in maniera chiara al processo in Corte d’Assise a Vicenza l’altro pomeriggio quando ha testimoniato Giuseppe Filauro, responsabile del progetto di consulenza ambientale di Erm Italia, che gestì le analisi del sottosuolo. Il disastro era noto fin dal 2008, quando i dirigenti della corporation giapponese Mitsubishi, che guidavano Miteni, sapevano che la falda sottostante l’azienda di Trissino era contaminata da una concentrazione di sali perfluorurati 100 volte superiore alla soglia che negli Stati Uniti fu fissata dopo un analogo disastro ambientale del colosso DuPont”. L’avvocato Angelo Merlin, patrono di parte civile per le società idriche pubbliche Viacqua (Vicenza) e Acquevenete (Padova), lo spiega a margine dell’udienza che potrebbe avere segnato le sorti di una parte dei 15 imputati davanti alla Corte d’Assise di Vicenza per l’ipotesi del disastro ambientale. Intanto, non si smorzano le polemiche tra migliaia di cittadini e la Regione per la calamità ecologica da Pfas che coinvolge 300 mila persone in area rossa a cavallo delle province di Vicenza, Verona e Padova. Ma i cittadini interessati sono molti di più e in prospettiva, poiché l’inquinamento delle falde avanza, qualcuno ipotizza che potrebbe riguardare potenzialmente altre centinaia di migliaia di persone. Il nuovo motivo di scontro sono i costi delle analisi che altri 170 mila veneti, residenti nella zona sulla carta di minore pericolo, individuata come arancione tra Vicenza e Verona, devono sopportare. Si tratta dei Comuni dove l’avvelenamento ha coinvolto i pozzi artesiani privati e non gli acquedotti come in zona rossa, dove da dieci anni si combatte a tutti i livelli contro questo “mostro” chimico penetrato nel sangue della gente impaurita. Il costo delle analisi in convenzione è di 90 euro a persona quando i cittadini chiedono l’applicazione del ticket di 36 euro. La Regione da anni si sobbarca le spese per quanti risiedono in area a rossa, ma finora aveva risposto picche alle richieste delle Mamme No Psfa e di quanti fanno parte del vasto movimento d’opinione che dal 2013 si batte per disinnescare la bomba ambientale – finora la ditta in grado di bonificare Mitenti non è stata individuata – che ha stravolto la vita di 800 mila persone. Se è vero che gli abitanti dei 12 Comuni arancioni potranno sottoporsi agli esami a prezzi calmierati, tuttavia li reputano ancora alti. E chiedono che Luca Zaia faccia di più. Questo lo spiega un comunicato, firmato da una decina di associazioni guidate dalle Mamme No Pfas, dal titolo eloquente: “Una Regione in fuga”. Da dire che a settembre il Commissario dell’Onu, Marcos Orellana, dopo il sopralluogo in terra veneta ha “riscontrato forti violazioni dei diritti della cittadinanza in due ambiti: analisi inadeguate e insufficienti sui cibi; analisi inadeguate e insufficienti sulla salute delle persone”. “Questo dovrebbe far meditare la Regione perché in precedenza aveva promesso che anche per i residenti in zona arancione le analisi sarebbero state a basso costo, spiega Michela Piccoli. Da parte sua la consigliera regionale d’opposizione Cristina Guarda definisce “incomprensibile l’ennesimo no della Regione guidata da Zaia alla richiesta di recuperare terreno su due aspetti fondamentali: l’informazione diffusa e le analisi per chi pur essendo a rischio è stato fin qui escluso”. Anche in convenzione, dicono gli interessati, il prezzo è da sanità privata. “I 90 euro a testa sono troppi – di Elisabetta Donadello per le Mamme No Pfas – perché le strumentazioni per eseguire le analisi ci sono già, così come i punti screening. Non si può guadagnare sui cittadini. Noi chiedevamo il pagamento di un ticket di 36 euro”. I 15 imputati rispondono, a vario titolo, di disastro ambientale, inquinamento, gestione dei rifiuti non autorizzata, avvelenamento delle acque e reati fallimentari: Miteni è fallita. Dall’altro giorno c’è la prova che il disastro ambientale, sulla pelle della gente, era conclamato. Da anni.
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