Donbass, l’altra guerra

“Un clima apocalittico, con i cittadini che vivono nel terrore ed escono in strada solo se costretti dalla necessità di andare a lavoro. Sembra la città del film con Will Smith “Io sono leggenda”. La situazione è molto più grave di quella del 2014-15, con continui bombardamenti su larga scala da parte degli ucraini sui civili della Repubblica popolare di Donetsk. I razzi ucraini colpiscono obiettivi civili: il mercato, l’università, abitazioni private. Tutte zone prive di strutture o attività militari. È come bombardare il centro di Milano o di Roma. La popolazione è stremata e stiamo entrando ormai nel nono anno di guerra. Ma di quello che succede qui nessuno ne parla. Anzi, viene raccontato il contrario esatto”. Abbiamo parlato con Giorgio Bianchi, fotoreporter che da oltre otto anni racconta la guerra civile nel Donbass, e che ora è a Donetsk, sotto i bombardamenti continui da parte degli ucraini. “Qui la nuova normalità è vivere sotto i razzi che colpiscono di continuo la città. Gl spostamenti in auto sono rapidissimi e solo per stretta necessità. Donetsk è abbastanza spettrale”, ci racconta Bianchi, da poco tornato nella città del Donbass a documentare la guerra civile.
Perché dice che nessuno parla della tragedia del Donbass e che anzi viene raccontato il contrario?
Pochi giorni fa l’inviata ad Odessa del Tg3, quindi del servizio pubblico, ha fatto una cronaca dei bombardamenti russi sui territori ucraini, allegando però al suo servizio delle immagini che riguardavano un bombardamento effettuato dagli ucraini sulla popolazione civile inerme nel mercato centrale di Donetsk, nel Donbass.
Come fa ad esserne certo?
Perché io c’ero, ho assistito ai bombardamenti ucraini e so per certo che le immagini mandate in onda dal Tg3 e spacciate per opera dei russi riguardano al contrario i bombardamenti delle forze di Kiev. Abbiamo mandato in onda su Visione Tv un servizio in cui mostriamo il luogo esatto dove è caduto il razzo Grad incendiando il mercato centrale di Donetsk. Si è trattato di un bombardamento su vasta scala su tutta la città, che ha causato morti e feriti. E invece la giornalista italiana commentava i bombardamenti russi sull’Ucraina utilizzando queste immagini. Io non ho più parole. Siamo di fronte a un livello di scandalo epocale.
La guerra procede anche e soprattutto a colpi di propaganda…
Siamo di fronte a una colossale fake news che i vari esperti di fact checking si sono ben guardati dallo smentire. Con l’aggravante che si tratta del nostro servizio pubblico. Io dico con tutti questi bombardamenti russi, non avete niente di meglio da fare che riportare le immagini del bombardamento ucraino su Donetsk spacciandolo per russo.
Com’è l’umore della popolazione a Donetsk?
Si vive in un clima di terrore, che ovviamente nessuno dei media mainstream riporta. Le strade sono deserte, ogni giorno ci sono morti e feriti sotto i bombardamenti ucraini. E questo avviene in tante altre città del Donbass e anche in territorio più interno, verso la Federazione russa. Centinaia di migliaia di persone che vivono nel terrore più completo dei bombardamenti ucraini, senza che i Tg spendano una sola parola. Anzi, viene utilizzata la loro tragedia per alimentare la propaganda della Nato. Questi sono attacchi terroristici ucraini, perché nelle aree bombardate non vi è alcun obiettivo militare. E i media occidentali sono altrettanto colpevoli.
Perché?
Perché stanno portando il mondo sul baratro con le menzogne, con la propaganda ignobile della guerra. Come se non bastasse, sempre sul servizio pubblico, al Tg3 Linea Notte, parlando di bombe russe su Kiev sono state mandate in onda immagini del mercato di Donetsk centrato dai razzi ucraini, con gli uomini della Protezione civile della Repubblica popolare di Donetsk che stanno spegnendo l’incendio. E questo quando a noi che siamo qui a testimoniare la guerra ci boicottano e ci fanno passare per propagandisti. Io auspico che il servizio pubblico sia sommerso dalle proteste.
Che cosa bisognerebbe fare per sensibilizzare gli italiani?
Far arrivare migliaia di mail e di post di protesta contro il servizio pubblico, per esigere una smentita, un chiarimento su questi servizi del Tg vergognosi ed immorali. Servizi fatti con i soldi dei contribuenti, con il canone obbligatorio. Ormai siamo alla vergogna più totale, ben oltre la vergognosa pagina de La Stampa di marzo scorso.
Quale pagina?
Quando ero qui a marzo, il quotidiano torinese pubblicò la foto di una strage avvenuta a Donetsk, cercando di spacciarla per una carneficina ad opera dei russi su territorio ucraino. Il titolo era proprio “La carneficina”, la foto non aveva didascalia. A corredo una serie di resconti dei bombardamenti russi L’ignobile Giannini non aveva trovato niente di meglio per documentare le presunte stragi di civili da parte dei russi di una immagine di un massacro della popolazione inerme da parte degli ucraini: oltre 20 morti e decine di feriti. Il problema, come se non bastasse la disinformazione dei media mainstream, è che noi che siamo sul posto e facciamo corretta informazione veniamo boicottati, anche sui social.
In che modo?
Attraverso lo shadowbanning, una riduzione drastica della visibilità delle nostre pagine sui social. Soprattutto su Facebook. Oltre alla manipolazione della realtà dei fatti sui canali ufficiali, noi reporter dal Donbass siamo oscurati sui canali social in modo del tutto arbitrario. Il risultato sono molte meno visualizzazioni e segnalazioni delle nostre dirette, come avviene puntualmente con il canale Visione Tv. Siamo costretti a lavorare a mani nude contro delle corazzate che dispongono di fondi infiniti e che possono fare il bello e cattivo tempo.

“Un clima apocalittico, con i cittadini che vivono nel terrore ed escono in strada solo se costretti dalla necessità di andare a lavoro. Sembra la città del film con Will Smith “Io sono leggenda”. La situazione è molto più grave di quella del 2014-15, con continui bombardamenti su larga scala da parte degli ucraini sui civili della Repubblica popolare di Donetsk. I razzi ucraini colpiscono obiettivi civili: il mercato, l’università, abitazioni private. Tutte zone prive di strutture o attività militari. È come bombardare il centro di Milano o di Roma. La popolazione è stremata e stiamo entrando ormai nel nono anno di guerra. Ma di quello che succede qui nessuno ne parla. Anzi, viene raccontato il contrario esatto”. Abbiamo parlato con Giorgio Bianchi, fotoreporter che da oltre otto anni racconta la guerra civile nel Donbass, e che ora è a Donetsk, sotto i bombardamenti continui da parte degli ucraini. “Qui la nuova normalità è vivere sotto i razzi che colpiscono di continuo la città. Gl spostamenti in auto sono rapidissimi e solo per stretta necessità. Donetsk è abbastanza spettrale”, ci racconta Bianchi, da poco tornato nella città del Donbass a documentare la guerra civile.
Perché dice che nessuno parla della tragedia del Donbass e che anzi viene raccontato il contrario?
Pochi giorni fa l’inviata ad Odessa del Tg3, quindi del servizio pubblico, ha fatto una cronaca dei bombardamenti russi sui territori ucraini, allegando però al suo servizio delle immagini che riguardavano un bombardamento effettuato dagli ucraini sulla popolazione civile inerme nel mercato centrale di Donetsk, nel Donbass.
Come fa ad esserne certo?
Perché io c’ero, ho assistito ai bombardamenti ucraini e so per certo che le immagini mandate in onda dal Tg3 e spacciate per opera dei russi riguardano al contrario i bombardamenti delle forze di Kiev. Abbiamo mandato in onda su Visione Tv un servizio in cui mostriamo il luogo esatto dove è caduto il razzo Grad incendiando il mercato centrale di Donetsk. Si è trattato di un bombardamento su vasta scala su tutta la città, che ha causato morti e feriti. E invece la giornalista italiana commentava i bombardamenti russi sull’Ucraina utilizzando queste immagini. Io non ho più parole. Siamo di fronte a un livello di scandalo epocale.
La guerra procede anche e soprattutto a colpi di propaganda…
Siamo di fronte a una colossale fake news che i vari esperti di fact checking si sono ben guardati dallo smentire. Con l’aggravante che si tratta del nostro servizio pubblico. Io dico con tutti questi bombardamenti russi, non avete niente di meglio da fare che riportare le immagini del bombardamento ucraino su Donetsk spacciandolo per russo.
Com’è l’umore della popolazione a Donetsk?
Si vive in un clima di terrore, che ovviamente nessuno dei media mainstream riporta. Le strade sono deserte, ogni giorno ci sono morti e feriti sotto i bombardamenti ucraini. E questo avviene in tante altre città del Donbass e anche in territorio più interno, verso la Federazione russa. Centinaia di migliaia di persone che vivono nel terrore più completo dei bombardamenti ucraini, senza che i Tg spendano una sola parola. Anzi, viene utilizzata la loro tragedia per alimentare la propaganda della Nato. Questi sono attacchi terroristici ucraini, perché nelle aree bombardate non vi è alcun obiettivo militare. E i media occidentali sono altrettanto colpevoli.
Perché?
Perché stanno portando il mondo sul baratro con le menzogne, con la propaganda ignobile della guerra. Come se non bastasse, sempre sul servizio pubblico, al Tg3 Linea Notte, parlando di bombe russe su Kiev sono state mandate in onda immagini del mercato di Donetsk centrato dai razzi ucraini, con gli uomini della Protezione civile della Repubblica popolare di Donetsk che stanno spegnendo l’incendio. E questo quando a noi che siamo qui a testimoniare la guerra ci boicottano e ci fanno passare per propagandisti. Io auspico che il servizio pubblico sia sommerso dalle proteste.
Che cosa bisognerebbe fare per sensibilizzare gli italiani?
Far arrivare migliaia di mail e di post di protesta contro il servizio pubblico, per esigere una smentita, un chiarimento su questi servizi del Tg vergognosi ed immorali. Servizi fatti con i soldi dei contribuenti, con il canone obbligatorio. Ormai siamo alla vergogna più totale, ben oltre la vergognosa pagina de La Stampa di marzo scorso.
Quale pagina?
Quando ero qui a marzo, il quotidiano torinese pubblicò la foto di una strage avvenuta a Donetsk, cercando di spacciarla per una carneficina ad opera dei russi su territorio ucraino. Il titolo era proprio “La carneficina”, la foto non aveva didascalia. A corredo una serie di resconti dei bombardamenti russi L’ignobile Giannini non aveva trovato niente di meglio per documentare le presunte stragi di civili da parte dei russi di una immagine di un massacro della popolazione inerme da parte degli ucraini: oltre 20 morti e decine di feriti. Il problema, come se non bastasse la disinformazione dei media mainstream, è che noi che siamo sul posto e facciamo corretta informazione veniamo boicottati, anche sui social.
In che modo?
Attraverso lo shadowbanning, una riduzione drastica della visibilità delle nostre pagine sui social. Soprattutto su Facebook. Oltre alla manipolazione della realtà dei fatti sui canali ufficiali, noi reporter dal Donbass siamo oscurati sui canali social in modo del tutto arbitrario. Il risultato sono molte meno visualizzazioni e segnalazioni delle nostre dirette, come avviene puntualmente con il canale Visione Tv. Siamo costretti a lavorare a mani nude contro delle corazzate che dispongono di fondi infiniti e che possono fare il bello e cattivo tempo.

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