Donbass: storie di uomini e donne sulla linea del fronte

Il conflitto in Ucraina, nelle ultime settimane, è costantemente e giustamente sulle prime pagine di tutti i giornali. Non molti, però, sanno che la gente del Donbass vive in guerra già dal lontano 2014.
Ed è proprio per raccontare le loro storie che Vittorio Nicola Rangeloni, giovane reporter lombardo bilingue (oltre all’italiano parla anche benissimo il russo), si è recato in quelle martoriate regioni. E si è messo al lavoro “per dare voce a chi vive sotto le bombe nei villaggi e nelle trincee da oltre sette anni”, spiega lui stesso.
Da allora, pur non trovando molto spazio sui media mainstream, ha scritto tantissimi articoli, che rappresentano un duro ma bellissimo mosaico intessuto di sangue, dolore, orgoglio e spirito patriottico. Poco prima che scoppiasse, a febbraio, la guerra di cui si parla in queste ore, una ampia selezione dei suoi pezzi è stata raccolta e pubblicata in un libro intitolato Donbass. Le mie cronache di guerra (Idrovolante edizioni 2021). Un libro la cui lettura aiuta senz’altro a comprendere quel che sta accadendo oggi in Ucraina.
Partendo dal racconto di quel che successe, con retroscena mai del tutto chiariti, in Piazza Maidan nel novembre 2013, Rangeloni mette su carta la sua esperienza sul campo traducendola in pagine dirette e coinvolgenti. Pagine che scorrono veloci e avvincenti come quelle di un romanzo. Pagine dalle quali emerge una rete di storie fatta di testimonianze, di momenti molto intensi, di battaglie vissute anche in prima persona (è tra i pochissimi giornalisti che ha trascorso intere giornate in trincea insieme ai miliziani di Donetsk e Lugansk) e soprattutto di persone. Della loro paura, della loro dignità, dei loro drammi e della loro richiesta di non essere dimenticati. Anche e soprattutto per questo l’autore, oltre ad ascoltare e raccontare la gente del Donbass, ha cercato di aiutarla concretamente organizzando, insieme a volontari locali, iniziative umanitarie in loro sostegno.
“Scrivo, scatto, viaggio e sogno un mondo più giusto” è la frase che campeggia sulla seguita pagina social di Rangeloni. Quel mondo lui cerca di costruirlo con il suo lavoro. Senza ipocrisia e con l’unico scopo di diffondere la verità.

Il conflitto in Ucraina, nelle ultime settimane, è costantemente e giustamente sulle prime pagine di tutti i giornali. Non molti, però, sanno che la gente del Donbass vive in guerra già dal lontano 2014.
Ed è proprio per raccontare le loro storie che Vittorio Nicola Rangeloni, giovane reporter lombardo bilingue (oltre all’italiano parla anche benissimo il russo), si è recato in quelle martoriate regioni. E si è messo al lavoro “per dare voce a chi vive sotto le bombe nei villaggi e nelle trincee da oltre sette anni”, spiega lui stesso.
Da allora, pur non trovando molto spazio sui media mainstream, ha scritto tantissimi articoli, che rappresentano un duro ma bellissimo mosaico intessuto di sangue, dolore, orgoglio e spirito patriottico. Poco prima che scoppiasse, a febbraio, la guerra di cui si parla in queste ore, una ampia selezione dei suoi pezzi è stata raccolta e pubblicata in un libro intitolato Donbass. Le mie cronache di guerra (Idrovolante edizioni 2021). Un libro la cui lettura aiuta senz’altro a comprendere quel che sta accadendo oggi in Ucraina.
Partendo dal racconto di quel che successe, con retroscena mai del tutto chiariti, in Piazza Maidan nel novembre 2013, Rangeloni mette su carta la sua esperienza sul campo traducendola in pagine dirette e coinvolgenti. Pagine che scorrono veloci e avvincenti come quelle di un romanzo. Pagine dalle quali emerge una rete di storie fatta di testimonianze, di momenti molto intensi, di battaglie vissute anche in prima persona (è tra i pochissimi giornalisti che ha trascorso intere giornate in trincea insieme ai miliziani di Donetsk e Lugansk) e soprattutto di persone. Della loro paura, della loro dignità, dei loro drammi e della loro richiesta di non essere dimenticati. Anche e soprattutto per questo l’autore, oltre ad ascoltare e raccontare la gente del Donbass, ha cercato di aiutarla concretamente organizzando, insieme a volontari locali, iniziative umanitarie in loro sostegno.
“Scrivo, scatto, viaggio e sogno un mondo più giusto” è la frase che campeggia sulla seguita pagina social di Rangeloni. Quel mondo lui cerca di costruirlo con il suo lavoro. Senza ipocrisia e con l’unico scopo di diffondere la verità.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli