Donne immigrate, in Italia lavora solo il 50%

Donne e lavoro, arrivano nuovi dati che confermano l’esistenza del gender gap per quanto riguarda l’occupazione. Stavolta il focus è sulle donne immigrate, che sono costrette ad affrontare notevoli disagi nel mercato del lavoro europeo, lamentando una possibilità di occupazione inferiore e un salario più basso rispetto ai colleghi uomini impegnati nelle stesse mansioni. In Italia la percentuale delle donne immigrate impegnate al lavoro è solo del 50%. Eppure rappresentano più del 50% della popolazione immigrata e l’Italia è il paese con la più alta percentuale di donne sul totale della popolazione immigrata (55%). Il divario emerge dal sesto Rapporto annuale sull’integrazione economica degli immigrati in Europa, curato da Tommaso Frattini con Irene Solmone, pubblicato dall’Osservatorio sulle Migrazioni del Centro Studi Luca d’Agliano e della Fondazione Collegio Carlo Alberto di Torino.

E non è una questione di istruzione. In generale, infatti, le donne immigrate sono più istruite degli uomini, ma nonostante ciò hanno una probabilità di occupazione inferiore (-13,6%) nella maggior parte dei paesi europei, dove l’istruzione più elevata delle donne immigrate rispetto agli uomini è una caratteristica comune. Di particolare interesse il dato per il quale i paesi che ospitano donne con istruzione superiore poi accolgono anche uomini più istruiti.

Le donne immigrate in Europa guadagnano mediamente meno degli uomini, anche perché sono impiegate in lavori poco qualificati, in particolare nei lavori elementari (lavori a basse competenze e bassa remunerazione) e specificamente in Italia e in altri paesi dell’Europa meridionale. Italia, Grecia e Spagna impiegano circa un terzo delle donne immigrate in un lavoro elementare (la media europea è 24%), innanzitutto la pulizia (il 20% contro il 2% per gli uomini).

Non solo i livelli di istruzione degli immigrati in Italia sono inferiori alla media europea (e tra i più bassi in Europa, come quelli dei nativi italiani), ma non sono affatto migliorati nell’ultimo decennio e mezzo. Meno di un quinto (17%) delle donne immigrate in Italia ha un’istruzione terziaria e, tra le aree di origine, questa quota è più bassa tra le donne africane (9% contro il 23% in Europa). I tassi di occupazione tra le donne immigrate e le donne italiane sono molto simili e sono entrambi tra i più bassi in Europa. Non solo, il gap tra i tassi di occupazione tra uomini e donne immigrate è tra più alti in Europa ed è addirittura cresciuto negli ultimi 5 anni: solo una donna immigrata su due lavora in Italia.

Donne e lavoro, arrivano nuovi dati che confermano l’esistenza del gender gap per quanto riguarda l’occupazione. Stavolta il focus è sulle donne immigrate, che sono costrette ad affrontare notevoli disagi nel mercato del lavoro europeo, lamentando una possibilità di occupazione inferiore e un salario più basso rispetto ai colleghi uomini impegnati nelle stesse mansioni. In Italia la percentuale delle donne immigrate impegnate al lavoro è solo del 50%. Eppure rappresentano più del 50% della popolazione immigrata e l’Italia è il paese con la più alta percentuale di donne sul totale della popolazione immigrata (55%). Il divario emerge dal sesto Rapporto annuale sull’integrazione economica degli immigrati in Europa, curato da Tommaso Frattini con Irene Solmone, pubblicato dall’Osservatorio sulle Migrazioni del Centro Studi Luca d’Agliano e della Fondazione Collegio Carlo Alberto di Torino.

E non è una questione di istruzione. In generale, infatti, le donne immigrate sono più istruite degli uomini, ma nonostante ciò hanno una probabilità di occupazione inferiore (-13,6%) nella maggior parte dei paesi europei, dove l’istruzione più elevata delle donne immigrate rispetto agli uomini è una caratteristica comune. Di particolare interesse il dato per il quale i paesi che ospitano donne con istruzione superiore poi accolgono anche uomini più istruiti.

Le donne immigrate in Europa guadagnano mediamente meno degli uomini, anche perché sono impiegate in lavori poco qualificati, in particolare nei lavori elementari (lavori a basse competenze e bassa remunerazione) e specificamente in Italia e in altri paesi dell’Europa meridionale. Italia, Grecia e Spagna impiegano circa un terzo delle donne immigrate in un lavoro elementare (la media europea è 24%), innanzitutto la pulizia (il 20% contro il 2% per gli uomini).

Non solo i livelli di istruzione degli immigrati in Italia sono inferiori alla media europea (e tra i più bassi in Europa, come quelli dei nativi italiani), ma non sono affatto migliorati nell’ultimo decennio e mezzo. Meno di un quinto (17%) delle donne immigrate in Italia ha un’istruzione terziaria e, tra le aree di origine, questa quota è più bassa tra le donne africane (9% contro il 23% in Europa). I tassi di occupazione tra le donne immigrate e le donne italiane sono molto simili e sono entrambi tra i più bassi in Europa. Non solo, il gap tra i tassi di occupazione tra uomini e donne immigrate è tra più alti in Europa ed è addirittura cresciuto negli ultimi 5 anni: solo una donna immigrata su due lavora in Italia.

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