DOPO IL FIASCO AL NORD SALVINI ROMPE SUL FISCO

La data è “storica”, una di quelle da cerchiare in rosso: a poco meno di otto mesi dalla formazione del governo del “quasi tutti” dentro, Matteo Salvini dissotterra l’ascia di guerra e rompe con Mario Draghi. Non lo dice ma ne ha sopportate troppe. La difesa ad oltranza del Premier dei ministri Lamorgese e Speranza, le decisioni dei tecnici sulle riaperture, il green pass, per citare solo alcuni dei punti su cui il leader leghista è stato “zittito” nei fatti dal Capo del Governo. E sul fisco, dopo il fiasco della Lega alle amministrative al Nord, arriva lo strappo. Oddio, solo un pretesto per distogliere l’attenzione dai problemi della Lega. Tanto che a sera si affretta ad escludere volontà di crisi. Diciamo una sorta di … rammendino ma Draghi chiarisca”. Peccato per lui che non c’è nulla da chiarire: “gli scambi che sono avvenuti nei giorni scorsi – spiega in conferenza stampa il Presidente del Consiglio – avevano dato informazioni sufficienti a valutare i contenuti della legge delega” per cui “l’azione del governo non è stata interrotta”. E quindi la sfida sul voltafaccia del Leghista con un secco “sta a lui spiegarlo”. Poi un “contentino” al “Felpa”, come alcuni leghisti hanno ribattezzato il Capitano dopo averlo “degradato” sul campo in seguito alla scoppola elettorale nelle grandi città: “Siamo di fronte indubbiamente ad un gesto serio”, gli concede Draghi come ad offrirgli un appiglio per risalire sulla barca dalla quale Salvini non vuole scendere ma che lo stava per farlo sbalzare in acqua. E per il segretario della Lega da oggi inizia un percorso nuovo, tutto da reinventare. La batosta elettorale, il sorpasso di Giorgia Meloni in voti e non in sondaggi, le fibrillazioni dell’ala più intransigente guidata dai Borghi e dai Bagnai, la decisione di Mario Draghi di proseguire per la sua strada, sono tutti elementi che costringono Salvini a guardarsi intorno e a studiare un nuovo percorso per restare a galla. I suoi Governatori e gli imprenditori del nord hanno più volte fatto capire di volere una Lega di governo, il voto amministrativo soprattutto nelle grandi città lo ha confermato, il Presidente del Consiglio intende mantenere fermo il cronoprogramma su cui ha messo la faccia e ottenuto la fiducia: “non seguo – ha detto – il calendario elettorale”. Salvini ha due strade: passare all’opposizione e accodarsi alla Meloni, non più oramai come leader del centrodestra, per cercare di recuperare una parte dei consensi ceduti, oppure sposare con convinzione le scelte governative e tentare di creare un’area moderata di centro: con Forza Italia, ma senza la Meloni, e forse con la pattuglia di Matteo Renzi. Prioritaria c’è però un’esigenza: cambiare il logo della Lega togliendo la scritta “Salvini premier”. Una speranza che ha perso nell’agosto di due anni fa al Papeete. Quel treno non passerà più.

PdA

La data è “storica”, una di quelle da cerchiare in rosso: a poco meno di otto mesi dalla formazione del governo del “quasi tutti” dentro, Matteo Salvini dissotterra l’ascia di guerra e rompe con Mario Draghi. Non lo dice ma ne ha sopportate troppe. La difesa ad oltranza del Premier dei ministri Lamorgese e Speranza, le decisioni dei tecnici sulle riaperture, il green pass, per citare solo alcuni dei punti su cui il leader leghista è stato “zittito” nei fatti dal Capo del Governo. E sul fisco, dopo il fiasco della Lega alle amministrative al Nord, arriva lo strappo. Oddio, solo un pretesto per distogliere l’attenzione dai problemi della Lega. Tanto che a sera si affretta ad escludere volontà di crisi. Diciamo una sorta di … rammendino ma Draghi chiarisca”. Peccato per lui che non c’è nulla da chiarire: “gli scambi che sono avvenuti nei giorni scorsi – spiega in conferenza stampa il Presidente del Consiglio – avevano dato informazioni sufficienti a valutare i contenuti della legge delega” per cui “l’azione del governo non è stata interrotta”. E quindi la sfida sul voltafaccia del Leghista con un secco “sta a lui spiegarlo”. Poi un “contentino” al “Felpa”, come alcuni leghisti hanno ribattezzato il Capitano dopo averlo “degradato” sul campo in seguito alla scoppola elettorale nelle grandi città: “Siamo di fronte indubbiamente ad un gesto serio”, gli concede Draghi come ad offrirgli un appiglio per risalire sulla barca dalla quale Salvini non vuole scendere ma che lo stava per farlo sbalzare in acqua. E per il segretario della Lega da oggi inizia un percorso nuovo, tutto da reinventare. La batosta elettorale, il sorpasso di Giorgia Meloni in voti e non in sondaggi, le fibrillazioni dell’ala più intransigente guidata dai Borghi e dai Bagnai, la decisione di Mario Draghi di proseguire per la sua strada, sono tutti elementi che costringono Salvini a guardarsi intorno e a studiare un nuovo percorso per restare a galla. I suoi Governatori e gli imprenditori del nord hanno più volte fatto capire di volere una Lega di governo, il voto amministrativo soprattutto nelle grandi città lo ha confermato, il Presidente del Consiglio intende mantenere fermo il cronoprogramma su cui ha messo la faccia e ottenuto la fiducia: “non seguo – ha detto – il calendario elettorale”. Salvini ha due strade: passare all’opposizione e accodarsi alla Meloni, non più oramai come leader del centrodestra, per cercare di recuperare una parte dei consensi ceduti, oppure sposare con convinzione le scelte governative e tentare di creare un’area moderata di centro: con Forza Italia, ma senza la Meloni, e forse con la pattuglia di Matteo Renzi. Prioritaria c’è però un’esigenza: cambiare il logo della Lega togliendo la scritta “Salvini premier”. Una speranza che ha perso nell’agosto di due anni fa al Papeete. Quel treno non passerà più.

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