D’Orsi e i democratici “Biden? La sua una crisi vera ma non sarà Trump a sfidarlo”

“Se vince Trump può finire la guerra in Ucraina”. A sostenerlo Angelo D’Orsi, storico, giornalista ed esperto conoscitore delle dinamiche statunitensi.

Quanto sono importanti le Midterm per il pianeta?
Buona parte del mondo è schiacciata dagli Usa. Dall’esito di quest’elezione, si capirà come sarà sciolto il rebus guerra: se continuerà il conflitto o ci saranno trattative.

Che significato può assumere questo evento in un Paese guidato da una premier atlantista?
L’atlantismo e l’europeismo di Meloni sono un qualcosa di recentissima data. Prima il premier aveva idee diverse. Basti pensare al giudizio del premier sull’Europa, sull’euro, sulla Nato e sulle stesse sanzioni alla Russia.

Un ritorno di Trump quali effetti può avere?
Sarà più semplice paradossalmente mettere fine al conflitto in Ucraina. Una vittoria dei repubblicani può tradursi in una maggiore speranza per la pace. I democratici negli Usa sono sempre stati guerrafondai. Non solo hanno sempre ritenuto che l’America dovesse imporre leggi, lingua e moneta, ma che avesse anche il dovere di farlo. L’esportazione della democrazia a tutti i costi è un errore. Basti pensare a tutti i conflitti degli ultimi trenta anni.

Esiste un’alternativa per i rossi?
Ritengo stia già maturando, pure se ancora non è pronta a uscire allo scoperto. C’è una parte di quel mondo che non si riconosce nelle velleità insurrezionaliste di Donald o meglio ancora si caratterizza per la cosiddetta linea della prudenza.

I democratici usciranno indeboliti da questa tornata?
Ritengo che accadrà e non sarà un male.

Il nuovo protagonismo di Obama è un’opportunità o una minaccia?
I ritorni non sono mai positivi. Pur avendo ricevuto immeritatamente un Premio Nobel per la pace, tutti sanno che è un leader guerrafondaio.

Chi ha fatto meglio in questa campagna elettorale?
Direi chi ha fatto meno peggio. L’area repubblicana mi pare si sia comportata meglio di quella democratica. Biden si è mostrato ambiguo e contraddittorio. Sembra quasi che stia cercando un consenso ideologico per apparire forte, mentre nei fatti è più debole che mai.

Si tratta di una campagna nuova rispetto a quelle degli ultimi anni…
Nell’Europa in rovina, in un edificio che sta crollando, non basta andare dietro al modello americano.

Neanche negli Stati Uniti, negli ultimi mesi, si vive come prima…
Il mondo sta cominciando a rendersi conto che gli Usa stanno perdendo la loro egemonia e quindi cercano di sostituirla con la pratica del dominio. L’economia statunitense, al momento, produce solo armi e finanza. Ci pochi ricchi, sempre più potenti e tantissimi poveri. Stiamo parlando di chi non si è mai completamente risollevato dalla recessione del 2007. Anzi possiamo dire che sono ancora immersi nella crisi.

“Se vince Trump può finire la guerra in Ucraina”. A sostenerlo Angelo D’Orsi, storico, giornalista ed esperto conoscitore delle dinamiche statunitensi.

Quanto sono importanti le Midterm per il pianeta?
Buona parte del mondo è schiacciata dagli Usa. Dall’esito di quest’elezione, si capirà come sarà sciolto il rebus guerra: se continuerà il conflitto o ci saranno trattative.

Che significato può assumere questo evento in un Paese guidato da una premier atlantista?
L’atlantismo e l’europeismo di Meloni sono un qualcosa di recentissima data. Prima il premier aveva idee diverse. Basti pensare al giudizio del premier sull’Europa, sull’euro, sulla Nato e sulle stesse sanzioni alla Russia.

Un ritorno di Trump quali effetti può avere?
Sarà più semplice paradossalmente mettere fine al conflitto in Ucraina. Una vittoria dei repubblicani può tradursi in una maggiore speranza per la pace. I democratici negli Usa sono sempre stati guerrafondai. Non solo hanno sempre ritenuto che l’America dovesse imporre leggi, lingua e moneta, ma che avesse anche il dovere di farlo. L’esportazione della democrazia a tutti i costi è un errore. Basti pensare a tutti i conflitti degli ultimi trenta anni.

Esiste un’alternativa per i rossi?
Ritengo stia già maturando, pure se ancora non è pronta a uscire allo scoperto. C’è una parte di quel mondo che non si riconosce nelle velleità insurrezionaliste di Donald o meglio ancora si caratterizza per la cosiddetta linea della prudenza.

I democratici usciranno indeboliti da questa tornata?
Ritengo che accadrà e non sarà un male.

Il nuovo protagonismo di Obama è un’opportunità o una minaccia?
I ritorni non sono mai positivi. Pur avendo ricevuto immeritatamente un Premio Nobel per la pace, tutti sanno che è un leader guerrafondaio.

Chi ha fatto meglio in questa campagna elettorale?
Direi chi ha fatto meno peggio. L’area repubblicana mi pare si sia comportata meglio di quella democratica. Biden si è mostrato ambiguo e contraddittorio. Sembra quasi che stia cercando un consenso ideologico per apparire forte, mentre nei fatti è più debole che mai.

Si tratta di una campagna nuova rispetto a quelle degli ultimi anni…
Nell’Europa in rovina, in un edificio che sta crollando, non basta andare dietro al modello americano.

Neanche negli Stati Uniti, negli ultimi mesi, si vive come prima…
Il mondo sta cominciando a rendersi conto che gli Usa stanno perdendo la loro egemonia e quindi cercano di sostituirla con la pratica del dominio. L’economia statunitense, al momento, produce solo armi e finanza. Ci pochi ricchi, sempre più potenti e tantissimi poveri. Stiamo parlando di chi non si è mai completamente risollevato dalla recessione del 2007. Anzi possiamo dire che sono ancora immersi nella crisi.

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