L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Dottrina Monroe, petrolio e Cuba: il fallimento del comunismo e il ritorno dell’egemonia USA

Dalla Dottrina Monroe a Cuba: petrolio, Venezuela e il fallimento del comunismo. Vecchioni analizza il ritorno dell’egemonia americana.

di Anna Tortora -


La Dottrina Monroe come chiave di lettura: il petrolio venezuelano e la sovranità sacrificata

Per capire ciò che sta accadendo oggi in America Latina non basta fermarsi alla cronaca né lasciarsi guidare dalla propaganda. Serve memoria storica. Serve tornare alla Dottrina Monroe, proclamata nel 1823, quando gli Stati Uniti stabilirono un principio tanto semplice quanto ambizioso: l’intero emisfero occidentale sarebbe rientrato nella loro sfera di influenza esclusiva. “L’America agli Americani”, si disse allora. Ma già all’epoca era chiaro chi dovesse decidere per tutti: Washington.
Nel corso dei decenni la Dottrina Monroe ha assunto forme diverse (interventi militari diretti, colpi di Stato appoggiati, pressioni economiche) ma non è mai venuta meno nella sua sostanza. Oggi si presenta in una versione aggiornata, meno plateale ma non meno efficace: il controllo delle risorse strategiche, prima fra tutte l’energia.

Il caso venezuelano è emblematico. Gli Stati Uniti hanno ristabilito un’influenza determinante su Caracas e, soprattutto, sul suo petrolio. Come osserva Domenico Vecchioni, storico e già ambasciatore d’Italia a Cuba:
«Dunque, da quanto ho capito, gli Usa hanno preso il controllo del petrolio venezuelano (che d’ora in poi sarà tutto per loro), mentre Caracas entra “d’office” nella zona d’influenza statunitense. Bene per Washington.»

Ma l’analisi non può fermarsi qui. Perché il vero nodo non è ciò che guadagna Washington, bensì ciò che non ottiene il popolo venezuelano:
«Ma il popolo venezuelano, quando riacquisterà la libertà e la democrazia?»
È una domanda che resta senza risposta. Sul piano interno, infatti, la situazione appare sostanzialmente immutata:
«Per il momento, in effetti, sembra che nulla sia cambiato sul piano interno: gli uomini di Maduro sono sempre al governo, gli squadroni dei para-militari chavisti sempre in attività e di nuove elezioni non si parla più.»

La Dottrina Monroe torna così nella sua versione più cinica: prima la stabilità utile agli interessi americani, poi, forse, la democrazia. E allora il dubbio si fa più che legittimo:
«Il petrolio quindi conta di più delle aspirazioni del popolo venezuelano, che soffre e che aspetta con ansia la fine dell’incubo dittatoriale comunista?»
Vecchioni non edulcora la questione:
«Petrolio in cambio della continuazione del regime? È così?»
E conclude con una speranza che suona come un’amara constatazione:
«Spero proprio di no. Ditemi che mi sbaglio, mi farà piacere.»

Cuba e la fine dell’alibi: quando il sistema ammette di essere il problema

Il riassetto venezuelano non è un fatto isolato. Produce effetti a catena, soprattutto su Cuba, che per anni ha beneficiato del sostegno energetico e politico di Caracas. Ma oggi l’isola si trova davanti a una crisi strutturale che non può più essere spiegata solo con l’embargo o con fattori esterni.
Ed è qui che accade qualcosa di inedito. Come nota Vecchioni:
«Per la prima volta i dirigenti cubani ammettono che i mali che affliggono il Paese non sono dovuti a fattori esterni al sistema (embargo americano, fenomeni atmosferici, congiuntura internazionale ecc.), ma al cattivo funzionamento del sistema stesso.»

È una svolta culturale prima ancora che politica. Per decenni il castrismo ha vissuto di alibi ideologici: ogni fallimento era colpa dell’imperialismo, mai del modello. Oggi quell’alibi si incrina.
«In altre parole, si comincia a riconoscere che forse il sistema comunista non solo non ha risolto tutti i problemi, ma anzi è diventato “il problema”.»
Questa ammissione è devastante, perché mina il mito fondativo della Rivoluzione. Se il sistema è il problema, allora la Rivoluzione non è stata la soluzione, ma l’origine della crisi.

Vecchioni lo afferma senza esitazioni:
«Gli stessi gerarchi del PCC dunque cominciano a ritenere che la mitica Rivoluzione sia stata in realtà un clamoroso fallimento storico: sarebbe bene prenderne atto e pensare ad altro.»
Non si tratta di riforme cosmetiche o di aperture controllate. “Pensare ad altro” significa abbandonare il paradigma marxista-leninista, che ha prodotto povertà, repressione e stagnazione.
«È in sostanza ciò che ho sempre pensato e scritto!»

E infatti la conclusione è netta, senza ambiguità:
«Cuba rifiorirà quando si sarà finalmente liberata del castrismo e della sua opprimente costituzione marxista-leninista.»

Il conto alla rovescia tra storia e realtà

I regimi autoritari non crollano quando sono economicamente in ginocchio, ma quando perdono la giustificazione ideologica della loro esistenza. Oggi, a Cuba, quella giustificazione comincia a vacillare. Il sistema non è più difendibile nemmeno da chi lo governa.
La domanda finale di Vecchioni resta sospesa, come un segnale dei tempi:
«Anche all’Avana allora è cominciato il conto alla rovescia? Díaz-Canel e compagni stanno preparando le valigie?»

Forse non ancora. Ma la storia ha ripreso a muoversi. La Dottrina Monroe è tornata sotto nuove forme, il mito rivoluzionario è logoro, e l’America Latina resta stretta tra egemonie esterne e fallimenti interni.
La differenza, oggi, è che le illusioni ideologiche non reggono più, nemmeno per chi le ha costruite e difese per decenni.

Leggi anche: Venezuela: il blitz di Trump colpisce l’asse anti-occidentale – Cina, Russia, Iran e Cuba


Torna alle notizie in home