Dove vai monarchia 

Con l’ultimo addio alla Regina Elisabetta II, sepolta ieri nella cappella di St. George a Windsor, si chiude un’era per tutto il mondo. Ma soprattutto su conclude un regno entrato nella storia per la sua lunghezza record e per l’immensa popolarità della Regina, amatissima non solo nel Regno Unito. Un personaggio unico, di quelli che fanno appunto la storia, in grado di mantenere (a lungo) viva la presenza della monarchia nella società britannica. Così come l’attaccamento della popolazione alla casa reale. Ora con Carlo III sul trono, il destino della monarchia è in bilico: senza Elisabetta non è più la stessa cosa. Per non parlare di come siano ormai cambiati i tempi. Se la Regina è riuscita a traghettare la tradizione monarchica nella modernità, attraversando due secoli. Oggi, con la crisi economica, la guerra, gli strascichi delle restrizioni e del lockdown anti-Covid, i cittadini britannici sono messi a dura prova. Anche nel loro attaccamento alla casa reale.

Se Elisabetta ha incarnato per un tempo lunghissimo il ruolo della Regina in una moderna monarchia costituzionale, il figlio – che sale già anziano sul trono – potrebbe essere addirittura l’ultimo monarca inglese. Il confronto per adesso è impietoso: Elisabetta vanta un regno di 70 anni in cui non ha praticamente commesso errori di sorta – una condotta impeccabile, al servizio del regno; Carlo appare irascibile, litiga con le stilografiche, si scompone in barba all’etichetta. Ma al di là delle differenze umane e di carisma, è mutato proprio il tempo in cui vivono i reali inglesi. I funerali solenni di Stato di ieri hanno gravato sul Pil, con costi enormi in termini organizzativi e di produzione – il Regno Unito si è letteralmente fermato per un giorno. Ma il prezzo più alto lo pagherà Carlo, alle prese con un processo che potrebbe essere irreversibile e che condurrà alla fine della monarchia. Elisabetta era un brand commerciale dai notevoli profitti. Un richiamo per il turismo internazionale. È difficile immaginare la stessa mole di gadget con l’effige di Carlo III. O comunque è impensabile ritenere che tali gadget possano vendere ai livelli di quelli della madre. Ma Elisabetta era soprattutto la monarchia. Questo è il sentiment diffuso.
I cittadini sono divisi, combattuti, soprattutto i più giovani, sul ruolo e l’importanza della monarchia oggi. “La monarchia ci rende unici ci offre dei valori in cui credere e ci differenzia dagli altri Paesi”, afferma convinto un ragazzo accorso a rendere omaggio alla Regina a Buckingham Palace nei giorni scorsi. Alcuni pensano che la “monarchia sia un bene”, nonostante non apprezzino il nuovo Re, Carlo III. “Di fronte al precariato e alla crescente disuguaglianza, credo che tutte le proprietà della famiglia reale possano essere utilizzate meglio”, obietta un altro giovane. C’è anche chi pensa che le tradizioni reali siano ormai obsolete. In generale, i numeri parlano chiaro. Secondo un sondaggio annuale condotto dalla società di sondaggi YouGov, il 41% dei giovani tra i 18 e i 25 anni preferirebbe essere rappresentato da un capo di Stato eletto con maggiori poteri rispetto a un monarca.

Il mondo è cambiato. L’Occidente è in guerra con la Russia e proprio il Regno Unito è in prima linea negli aiuti economici e soprattutto militari all’Ucraina. È in corso un periodo di profondi cambiamenti, non solo per quanto riguarda la Gran Bretagna ma anche per gli altri 50 Paesi in tutto il mondo che fanno ancora parte del Commonwealth, ossia ciò ch resta dell’Impero britannico. Alcuni di questi, come Canada, Australia e Nuova Zelanda, vorrebbero dire addio definitivamente alla monarchia. Una tendenza di cui Re Carlo dovrà tenere necessariamente conto. Sebbene abbia in animo di attenersi agli insegnamenti materni e di non interferire con la politica, lo scenario che si profila obbligherà il monarca a esprimersi. E se non sarà lui, saranno gli eredi al trono. Diversi analisti in effetti ritengono che quello di Carlo III non sarà un regno lungo. In ogni caso è improbabile che da qui alla fine del secolo la Gran Bretagna avrà ancora una monarchia. Non è questione di disamoramento per la corana ma di tempi che cambiano.

Con l’ultimo addio alla Regina Elisabetta II, sepolta ieri nella cappella di St. George a Windsor, si chiude un’era per tutto il mondo. Ma soprattutto su conclude un regno entrato nella storia per la sua lunghezza record e per l’immensa popolarità della Regina, amatissima non solo nel Regno Unito. Un personaggio unico, di quelli che fanno appunto la storia, in grado di mantenere (a lungo) viva la presenza della monarchia nella società britannica. Così come l’attaccamento della popolazione alla casa reale. Ora con Carlo III sul trono, il destino della monarchia è in bilico: senza Elisabetta non è più la stessa cosa. Per non parlare di come siano ormai cambiati i tempi. Se la Regina è riuscita a traghettare la tradizione monarchica nella modernità, attraversando due secoli. Oggi, con la crisi economica, la guerra, gli strascichi delle restrizioni e del lockdown anti-Covid, i cittadini britannici sono messi a dura prova. Anche nel loro attaccamento alla casa reale.

Se Elisabetta ha incarnato per un tempo lunghissimo il ruolo della Regina in una moderna monarchia costituzionale, il figlio – che sale già anziano sul trono – potrebbe essere addirittura l’ultimo monarca inglese. Il confronto per adesso è impietoso: Elisabetta vanta un regno di 70 anni in cui non ha praticamente commesso errori di sorta – una condotta impeccabile, al servizio del regno; Carlo appare irascibile, litiga con le stilografiche, si scompone in barba all’etichetta. Ma al di là delle differenze umane e di carisma, è mutato proprio il tempo in cui vivono i reali inglesi. I funerali solenni di Stato di ieri hanno gravato sul Pil, con costi enormi in termini organizzativi e di produzione – il Regno Unito si è letteralmente fermato per un giorno. Ma il prezzo più alto lo pagherà Carlo, alle prese con un processo che potrebbe essere irreversibile e che condurrà alla fine della monarchia. Elisabetta era un brand commerciale dai notevoli profitti. Un richiamo per il turismo internazionale. È difficile immaginare la stessa mole di gadget con l’effige di Carlo III. O comunque è impensabile ritenere che tali gadget possano vendere ai livelli di quelli della madre. Ma Elisabetta era soprattutto la monarchia. Questo è il sentiment diffuso.
I cittadini sono divisi, combattuti, soprattutto i più giovani, sul ruolo e l’importanza della monarchia oggi. “La monarchia ci rende unici ci offre dei valori in cui credere e ci differenzia dagli altri Paesi”, afferma convinto un ragazzo accorso a rendere omaggio alla Regina a Buckingham Palace nei giorni scorsi. Alcuni pensano che la “monarchia sia un bene”, nonostante non apprezzino il nuovo Re, Carlo III. “Di fronte al precariato e alla crescente disuguaglianza, credo che tutte le proprietà della famiglia reale possano essere utilizzate meglio”, obietta un altro giovane. C’è anche chi pensa che le tradizioni reali siano ormai obsolete. In generale, i numeri parlano chiaro. Secondo un sondaggio annuale condotto dalla società di sondaggi YouGov, il 41% dei giovani tra i 18 e i 25 anni preferirebbe essere rappresentato da un capo di Stato eletto con maggiori poteri rispetto a un monarca.

Il mondo è cambiato. L’Occidente è in guerra con la Russia e proprio il Regno Unito è in prima linea negli aiuti economici e soprattutto militari all’Ucraina. È in corso un periodo di profondi cambiamenti, non solo per quanto riguarda la Gran Bretagna ma anche per gli altri 50 Paesi in tutto il mondo che fanno ancora parte del Commonwealth, ossia ciò ch resta dell’Impero britannico. Alcuni di questi, come Canada, Australia e Nuova Zelanda, vorrebbero dire addio definitivamente alla monarchia. Una tendenza di cui Re Carlo dovrà tenere necessariamente conto. Sebbene abbia in animo di attenersi agli insegnamenti materni e di non interferire con la politica, lo scenario che si profila obbligherà il monarca a esprimersi. E se non sarà lui, saranno gli eredi al trono. Diversi analisti in effetti ritengono che quello di Carlo III non sarà un regno lungo. In ogni caso è improbabile che da qui alla fine del secolo la Gran Bretagna avrà ancora una monarchia. Non è questione di disamoramento per la corana ma di tempi che cambiano.

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