Draghi apre a Meloni “L’Italia si salverà”

L’endorsement silenzioso del premier al centrodestra: “Chiunque verrà elettosaprà incarnare lo spirito repubblicano che ha contraddistinto la nostra azione”.

Mario Draghi surclassa Giorgia Meloni e conquista la palma del più applaudito dal Meeting di Rimini. Ma il premier uscente ha anche dato il suo nullaosta all’eventuale nomina della leader di FdI a presidente del Consiglio. La platea ciellina ha tributato all’ex SuperMario due standing ovation quasi interminabili. E durante il discorso (rigorosamente letto), ci sono state decine di applausi a intermezzare il lungo intervento dell’ex numero uno della Bce. Draghi dal canto suo cerca di smuovere gli “iscritti” a quello che tutt’oggi è il primo “partito” italiano, quello dell’astensione. “Invito tutti gli italiani ad andare a votare, chiunque verrà eletto saprà preservare lo spirito repubblicano che ha contraddistinto la nostra azione, sono convinto che chiunque lo farà, perché il nostro è un grande Paese e gli italiani sanno reagire con coraggio e decisione ai momenti difficili”.

Il premier si è rivolto specialmente ai giovani, i protagonisti della kermesse, che sono “la speranza della politica”. In quella che è una delle sue ultime uscite pubbliche, Draghi sceglie la via dell’ottimismo: è sicuro che i partiti sapranno “ritrovare quella coesione nazionale” che è stato il tratto essenziale del suo governo, finché è durato. L’importante, sottolinea Draghi (rivolgendosi indirettamente ai sovranisti rimasti) è perserverare nella collocazione del nostro Paese nello scenario internazionale. L’Italia, ribadisce, “ancorata alla Nato, al G7, all’Unione europea, al Patto atlantico”. Al contrario, “isolazionismo e protezionismo” vanno combattuti, sostiene, perché “non coincidono con i nostri interessi, l’Italia non è mai stata forte quando ha deciso di fare da sola, il nostro radicamento nella Ue coincide con la visione dei nostri padri e dei nostri nonni”.

Tuttavia questo non significa per Draghi non auspicare riforme che anche i partiti attuali invocano in campagna elettorale. Il premier uscente lo dice al di là di ogni dubbio: le regole di bilancio attuali della Ue “sono poco credibili e poco efficienti”, “non permettono di gestire delle fasi di crisi così come non permettono di un costruire un necessario sovranismo europeo” (il sovranismo “buono”, in questo caso). Insomma vanno radicalmente cambiate, considerando magari un debito “buono” come necessario per avere un’Europa più forte di fronte alla Cina, agli Stati Uniti, alla stessa Russia, quella che “brutalmente ha attaccato l’Ucraina, che dobbiamo difendere, viceversa non possiamo dirci europei”.

Nell’applauso finale non manca la commozione. Anche perché l’ex SuperMario ha rivendicato le cose buone fatte dal suo governo: “Il maggiore calo del debito in rapporto al Pil in due anni dal Dopoguerra”, tra le altre cose. Draghi poi dà un consiglio a chi verrà dopo di lui: “Ci vorranno scelte rapide, decise, autorevoli”. Perché con l’”autorevolezza si ottiene il rispetto”, sottolinea. Infine lascia in eredità un metodo: “Il governo ha fatto del proprio meglio per rispondere con prontezza alle esigenze degli italiani – scandisce Draghi -. Per compiere tutte le scelte necessarie con indipendenza di giudizio. Per mantenere alta la credibilità di fronte ai cittadini e ai partner internazionali. E per cercare sempre l’unità di intenti, il dialogo, la coesione sociale. Questo è stato il nostro metodo di lavoro”.

Tra le reazioni alle parole del premier uscente, quelle prevedibilissime del Terzo polo, che spera di fare la differenza alle elezioni tanto da poter far tornare Draghi a Palazzo Chigi. “Quello di oggi un discorso di commiato? Non credo. Se succederà che non ci sarà una nuova maggioranza chiara sarà inevitabile andare avanti con lui e i primi a rompere con la Meloni saranno Berlusconi e Salvini”, afferma convinto Carlo Calenda, leader di Azione. Infine, se FdI capitalizza l’assist sulla Meloni premier, sottolineando che Draghi in persona ha smentito i catastrofisti su un eventuale governo guidato dalla leader del partito, fa tenerezza la dichiarazione di Teresa Bellanova. La presidente di Iv, l’altro partito del Terzo polo, sbotta in un: “Oggi tanti rivendicano ruoli e meriti, ma la verità è che senza il coraggio delle mie dimissioni da ministra non sarebbe stato possibile mandare a casa Conte e affidare le sorti dell’Italia a Mario Draghi”. Mandato a sua volta a casa da Conte. E il cerchio si chiude.

L’endorsement silenzioso del premier al centrodestra: “Chiunque verrà elettosaprà incarnare lo spirito repubblicano che ha contraddistinto la nostra azione”.

Mario Draghi surclassa Giorgia Meloni e conquista la palma del più applaudito dal Meeting di Rimini. Ma il premier uscente ha anche dato il suo nullaosta all’eventuale nomina della leader di FdI a presidente del Consiglio. La platea ciellina ha tributato all’ex SuperMario due standing ovation quasi interminabili. E durante il discorso (rigorosamente letto), ci sono state decine di applausi a intermezzare il lungo intervento dell’ex numero uno della Bce. Draghi dal canto suo cerca di smuovere gli “iscritti” a quello che tutt’oggi è il primo “partito” italiano, quello dell’astensione. “Invito tutti gli italiani ad andare a votare, chiunque verrà eletto saprà preservare lo spirito repubblicano che ha contraddistinto la nostra azione, sono convinto che chiunque lo farà, perché il nostro è un grande Paese e gli italiani sanno reagire con coraggio e decisione ai momenti difficili”.

Il premier si è rivolto specialmente ai giovani, i protagonisti della kermesse, che sono “la speranza della politica”. In quella che è una delle sue ultime uscite pubbliche, Draghi sceglie la via dell’ottimismo: è sicuro che i partiti sapranno “ritrovare quella coesione nazionale” che è stato il tratto essenziale del suo governo, finché è durato. L’importante, sottolinea Draghi (rivolgendosi indirettamente ai sovranisti rimasti) è perserverare nella collocazione del nostro Paese nello scenario internazionale. L’Italia, ribadisce, “ancorata alla Nato, al G7, all’Unione europea, al Patto atlantico”. Al contrario, “isolazionismo e protezionismo” vanno combattuti, sostiene, perché “non coincidono con i nostri interessi, l’Italia non è mai stata forte quando ha deciso di fare da sola, il nostro radicamento nella Ue coincide con la visione dei nostri padri e dei nostri nonni”.

Tuttavia questo non significa per Draghi non auspicare riforme che anche i partiti attuali invocano in campagna elettorale. Il premier uscente lo dice al di là di ogni dubbio: le regole di bilancio attuali della Ue “sono poco credibili e poco efficienti”, “non permettono di gestire delle fasi di crisi così come non permettono di un costruire un necessario sovranismo europeo” (il sovranismo “buono”, in questo caso). Insomma vanno radicalmente cambiate, considerando magari un debito “buono” come necessario per avere un’Europa più forte di fronte alla Cina, agli Stati Uniti, alla stessa Russia, quella che “brutalmente ha attaccato l’Ucraina, che dobbiamo difendere, viceversa non possiamo dirci europei”.

Nell’applauso finale non manca la commozione. Anche perché l’ex SuperMario ha rivendicato le cose buone fatte dal suo governo: “Il maggiore calo del debito in rapporto al Pil in due anni dal Dopoguerra”, tra le altre cose. Draghi poi dà un consiglio a chi verrà dopo di lui: “Ci vorranno scelte rapide, decise, autorevoli”. Perché con l’”autorevolezza si ottiene il rispetto”, sottolinea. Infine lascia in eredità un metodo: “Il governo ha fatto del proprio meglio per rispondere con prontezza alle esigenze degli italiani – scandisce Draghi -. Per compiere tutte le scelte necessarie con indipendenza di giudizio. Per mantenere alta la credibilità di fronte ai cittadini e ai partner internazionali. E per cercare sempre l’unità di intenti, il dialogo, la coesione sociale. Questo è stato il nostro metodo di lavoro”.

Tra le reazioni alle parole del premier uscente, quelle prevedibilissime del Terzo polo, che spera di fare la differenza alle elezioni tanto da poter far tornare Draghi a Palazzo Chigi. “Quello di oggi un discorso di commiato? Non credo. Se succederà che non ci sarà una nuova maggioranza chiara sarà inevitabile andare avanti con lui e i primi a rompere con la Meloni saranno Berlusconi e Salvini”, afferma convinto Carlo Calenda, leader di Azione. Infine, se FdI capitalizza l’assist sulla Meloni premier, sottolineando che Draghi in persona ha smentito i catastrofisti su un eventuale governo guidato dalla leader del partito, fa tenerezza la dichiarazione di Teresa Bellanova. La presidente di Iv, l’altro partito del Terzo polo, sbotta in un: “Oggi tanti rivendicano ruoli e meriti, ma la verità è che senza il coraggio delle mie dimissioni da ministra non sarebbe stato possibile mandare a casa Conte e affidare le sorti dell’Italia a Mario Draghi”. Mandato a sua volta a casa da Conte. E il cerchio si chiude.

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