Draghi in bilico vola ad Algeri: “Avremo il gas”

Il premier: è il primo nostro fornitore. Poi il rientro a Roma per la fiducia

Energia e non solo, con un sostanzioso pacchetto di 15 accordi con l’Algeria portati a casa anche su rinnovabili, strade, autostrade, grandi opere, lotta alla corruzione. A significare, per quei riottosi dell’ex maggioranza che ancora non ne vogliono prendere atto, che l’efficacia del governo Draghi è un dato oggettivo e il premier è ancora in grado di muoversi a 360 gradi senza lacci. È il senso della comunicazione che il premier rilancia al termine del suo viaggio lampo in Algeria, commentando con il presidente Tebboune la plenaria del quarto Vertice intergovernativo tra i due Paesi svoltosi ad Algeri. “Questo vertice ha confermato il nostro partenariato privilegiato nel settore energetico. In questi mesi, l’Algeria è diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese. Nei giorni scorsi la società algerina Sonatrach ha comunicato il prossimo rilascio di 4 miliardi di metri cubi di gas verso l’Italia, nell’ambito dell’accordo firmato con Eni ad aprile”.
Ovviamente sottolineata “l’accelerazione rispetto a quanto previsto” e l’anticipazione di “”forniture ancora più cospicue nei prossimi anni”. Ma c’è dell’altro, come detto. Draghi ha ricordato anche che i due Paesi collaborano “nello sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’idrogeno verde e dell’energia solare, eolica e geotermica” rilevando come “la transizione energetica è fondamentale per il futuro dei nostri Paesi e per l’intera Unione Europea”.
Quasi un patto “per il sangue” quello su rinnovabili, lavori pubblici, famiglia.
Sulle rinnovabili, di interesse l’apertura a investimenti, sotto l’ala di Cingolani e del ministro algerino della Transizione energetica e delle Energie Rinnovabili, Ziane. Sguardo deciso a infrastrutture portuali e marittime, per grandi opere e lavori pubblici, sotto la guida di Giovannini e del ministro algerino Nasri. Buone prassi per la famiglia e le politiche di solidarietà, che sarà interessante vedere come saranno declinate da due donne nel rispetto delle culture diverse, la ministra Bonetti e la sua omologa Krikou.
Cariche possibili di sorprese e di aspettative anche le intese su salute e industria farmaceutica, che aprono alla delocalizzazione dei siti produttivi italiani verso l’Algeria. E per la ricerca, che proverà a costruire davvero per l’Italia quel la posizione di hub strategico nel Mediterraneo da più parti invocata, stavolta rendendolo concreto su temi chiave quali innovazione, sicurezza alimentare, sicurezza energetica, intelligenza artificiale e digitalizzazione.
Più robusta, in prospettiva, la cooperazione nel campo della protezione e della promozione del patrimonio storico e culturale, oltre che su quello per lo sviluppo di programmi e progetti, anche attraverso investimenti congiunti tra il settore pubblico e quello privato, per l’industria metallurgica, chimica, plastica, agroalimentare, tessile e cantieristica, con la possibilità di partenariati industriali e programmi di formazione. Con particolare attenzione alla cooperazione nel settore della pietra. In particolare, del marmo, con la creazione di un Centro tecnico-scientifico-tecnologico indirizzato alla formazione per sviluppare skills di qualità su entrambi i territori.
Utile per raggiungere, infine, una tranquillità sul fronte sempre caldo del controllo dei flussi migratori, l’intesa sulla cooperazione giudiziaria per il contrasto alla radicalizzazione e al proselitismo del terrorismo islamico in carcere.
Un patto ampio e articolato, che fa dire a Luigi Di Maio più di quanto forse si sarebbe aspettato, considerato come il ministro degli Esteri si stia spendendo fino all’ultimo per salvaguardare la gittata del governo Draghi: “L’Algeria è ormai un partner strategico per l`Italia nello scacchiere mediterraneo, dove si giocano oggi sfide geopolitiche e economiche di primo piano per l’intero continente europeo. Su questo sfondo siamo oggi ancor più risoluti nella nostra ambizione di costruire un modello di sviluppo economico condiviso tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Uno sviluppo che sia sempre più equo, inclusivo e attento a temi della crescita, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente”.

Il premier: è il primo nostro fornitore. Poi il rientro a Roma per la fiducia

Energia e non solo, con un sostanzioso pacchetto di 15 accordi con l’Algeria portati a casa anche su rinnovabili, strade, autostrade, grandi opere, lotta alla corruzione. A significare, per quei riottosi dell’ex maggioranza che ancora non ne vogliono prendere atto, che l’efficacia del governo Draghi è un dato oggettivo e il premier è ancora in grado di muoversi a 360 gradi senza lacci. È il senso della comunicazione che il premier rilancia al termine del suo viaggio lampo in Algeria, commentando con il presidente Tebboune la plenaria del quarto Vertice intergovernativo tra i due Paesi svoltosi ad Algeri. “Questo vertice ha confermato il nostro partenariato privilegiato nel settore energetico. In questi mesi, l’Algeria è diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese. Nei giorni scorsi la società algerina Sonatrach ha comunicato il prossimo rilascio di 4 miliardi di metri cubi di gas verso l’Italia, nell’ambito dell’accordo firmato con Eni ad aprile”.
Ovviamente sottolineata “l’accelerazione rispetto a quanto previsto” e l’anticipazione di “”forniture ancora più cospicue nei prossimi anni”. Ma c’è dell’altro, come detto. Draghi ha ricordato anche che i due Paesi collaborano “nello sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’idrogeno verde e dell’energia solare, eolica e geotermica” rilevando come “la transizione energetica è fondamentale per il futuro dei nostri Paesi e per l’intera Unione Europea”.
Quasi un patto “per il sangue” quello su rinnovabili, lavori pubblici, famiglia.
Sulle rinnovabili, di interesse l’apertura a investimenti, sotto l’ala di Cingolani e del ministro algerino della Transizione energetica e delle Energie Rinnovabili, Ziane. Sguardo deciso a infrastrutture portuali e marittime, per grandi opere e lavori pubblici, sotto la guida di Giovannini e del ministro algerino Nasri. Buone prassi per la famiglia e le politiche di solidarietà, che sarà interessante vedere come saranno declinate da due donne nel rispetto delle culture diverse, la ministra Bonetti e la sua omologa Krikou.
Cariche possibili di sorprese e di aspettative anche le intese su salute e industria farmaceutica, che aprono alla delocalizzazione dei siti produttivi italiani verso l’Algeria. E per la ricerca, che proverà a costruire davvero per l’Italia quel la posizione di hub strategico nel Mediterraneo da più parti invocata, stavolta rendendolo concreto su temi chiave quali innovazione, sicurezza alimentare, sicurezza energetica, intelligenza artificiale e digitalizzazione.
Più robusta, in prospettiva, la cooperazione nel campo della protezione e della promozione del patrimonio storico e culturale, oltre che su quello per lo sviluppo di programmi e progetti, anche attraverso investimenti congiunti tra il settore pubblico e quello privato, per l’industria metallurgica, chimica, plastica, agroalimentare, tessile e cantieristica, con la possibilità di partenariati industriali e programmi di formazione. Con particolare attenzione alla cooperazione nel settore della pietra. In particolare, del marmo, con la creazione di un Centro tecnico-scientifico-tecnologico indirizzato alla formazione per sviluppare skills di qualità su entrambi i territori.
Utile per raggiungere, infine, una tranquillità sul fronte sempre caldo del controllo dei flussi migratori, l’intesa sulla cooperazione giudiziaria per il contrasto alla radicalizzazione e al proselitismo del terrorismo islamico in carcere.
Un patto ampio e articolato, che fa dire a Luigi Di Maio più di quanto forse si sarebbe aspettato, considerato come il ministro degli Esteri si stia spendendo fino all’ultimo per salvaguardare la gittata del governo Draghi: “L’Algeria è ormai un partner strategico per l`Italia nello scacchiere mediterraneo, dove si giocano oggi sfide geopolitiche e economiche di primo piano per l’intero continente europeo. Su questo sfondo siamo oggi ancor più risoluti nella nostra ambizione di costruire un modello di sviluppo economico condiviso tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Uno sviluppo che sia sempre più equo, inclusivo e attento a temi della crescita, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente”.

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