Draghi si dimette ma…
Mattarella ci riprova

Il Colle rimanda il premier in Parlamento mercoledì. Sarà l’ultima occasione
per scongiurare il voto anticipato. Mediatori al lavoro per convincere Conte

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha accolto le dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. E lo ha invitato a recarsi in Parlamento “per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica”, si legge in una nota del Colle.
La decisione del Movimento 5 Stelle di non votare il dl Aiuti in Senato, uscendo dall’Aula, ha portato il governo Draghi alla crisi. La prima conseguenza politica del non voto dei 5 Stelle a Palazzo Madama è stata la salita al Colle del premier per un colloquio con Mattarella. Poi, il presidente de Cosniglio ha fatto sapere la sua volontà di dimettersi. Nonostante guerra, crisi e Covid.
Come abbiamo detto, dunque, Draghi ora dopo il no di Mattarella alle dimissioni tornerebbe quindi a chiedere la fiducia ai parlamentari e a questo punto i 5 Stelle potrebbero votare a favore, facendo rientrare la crisi. L’alternativa è che l’ex numero uno della Bce ottenga la fiducia anche senza il sì dei 5 Stelle. In questo caso il governo continuerebbe con una nuova maggioranza (e un conseguente rimpasto): eventualità contemplata da Forza Italia e Italia Viva ma esclusa – al momento – dallo stesso Draghi.
Altro scenario possibile: Draghi decide di non parlamentarizzare la crisi ma rassegna dimissioni irrevocabili. In questo caso inizierebbero nuove consultazioni. Una delle ipotesi è che Mattarella dia un mandato esplorativo ai presidenti di Camera e Senato per sondare la possibilità di formare un nuovo governo. In caso di esito negativo il capo dello Stato scioglierebbe le Camere e si andrebbe invece al voto anticipato, con urne a settembre o ottobre.
Un dato di rillievo è che elezioni estive con campagna elettorale balneare sarebbero però la prima volta per l’Italia.
Secondo il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda il punto fermo al Colle è che “anche per Mattarella questo è l’ultimo governo della legislatura”.
Nel centrodestra, però, Lega e FdI vogliono elezioni subito. Anche perché nella conferenza stampa del 12 luglio, Draghi aveva chiuso la porta a un suo governo bis. L’attuale presidente del Consiglio, alla domanda “Se il Movimento 5 Stelle non votasse la fiducia, lei sarebbe pronto a ripresentarsi in Aula per verificare la sussistenza della maggioranza?”, aveva replicato che “a) la domanda va posta al presidente della Repubblica; b) non c’è un governo senza M5S; c) non c’è un altro governo Draghi diverso da quello attuale”.
Intanto, secondo quanto riportato da La Repubblica, che ha citato una fonte autorevole del Movimento 5 Stelle rimasta anonima, Massimo D’Alema avrebbe sondato il terreno con M5S e Lega per verificare il loro eventuale sostegno a un nuovo governo guidato da Giuliano Amato, in veste di “traghettatore” fino alle elezioni. D’Alema tuttavia ha smentito questo retroscena. A naso peraltro il nome di Amato, ieri circolato fin dalla mattina sui giornali online, ormai spunta ogni volta come se fosse un jolly, come nell’ultima elezione del presidente della Repubblica.
Il partito di Mattarella, chiamiamolo così, però non vuole andare il voto. Tra le file di questa alleanza trasversale troviamo sicuramene il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, secondo il quale “i numeri dicono che il governo potrebbe proseguire il suo lavoro fine alla fine della legislatura anche senza il M5S”. Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, preferisce il Draghi bis, a cui sta lavorando. Lo stesso vale per il segretario del Pd Enrico Letta, secondo il quale nei prossimi giorni bisogna lavorare per confermare la fiducia al governo Draghi. “Ora ci sono cinque giorni per lavorare affinché il Parlamento confermi la #fiducia al Governo Draghi e l’Italia esca il più rapidamente possibile dal drammatico avvitamento nel quale sta entrando in queste ore”, ha scritto sui social Letta.
Dal canto suo, Conte si limita a ribadire che “o si danno risposte vere, strutturali, importanti, oppure nessuno può avere i nostri voti”. Insomma, il M5S di fatto è pronto ad andare all’opposizione. Pertanto appare improbabile che il M5S torni a dare la fiducia a Draghi.
Chi invece spinge per il voto è Matteo Salvini. “La Lega è stata leale, costruttiva e generosa per un anno e mezzo, ma da settimane il presidente Draghi e l’Italia erano vittime dei troppi No del Movimento 5 Stelle e delle forzature ideologiche del partito democratico. È impensabile che l’Italia debba subire settimane di paralisi in un momento drammatico come questo, nessuno deve aver paura di restituire la parola agli italiani”. Ancora più convinta del voto come unica soluzione è la leader di FdI Giorgia Melni: “Con le dimissioni di Draghi per Fratelli d’Italia questa legislatura è finita. Questo Parlamento non rappresenta più gli italiani. Daremo battaglia affinché si restituisca al popolo italiano quello che i cittadini di tutte le altre democrazie hanno: la libertà di scegliere da chi farsi rappresentare. Elezioni subito”.
Mercoledì 20 Draghi riferirà in Parlamento. Vedremo se per allora i partiti avranno trovato la quadra.

Il Colle rimanda il premier in Parlamento mercoledì. Sarà l’ultima occasione
per scongiurare il voto anticipato. Mediatori al lavoro per convincere Conte

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha accolto le dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. E lo ha invitato a recarsi in Parlamento “per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica”, si legge in una nota del Colle.
La decisione del Movimento 5 Stelle di non votare il dl Aiuti in Senato, uscendo dall’Aula, ha portato il governo Draghi alla crisi. La prima conseguenza politica del non voto dei 5 Stelle a Palazzo Madama è stata la salita al Colle del premier per un colloquio con Mattarella. Poi, il presidente de Cosniglio ha fatto sapere la sua volontà di dimettersi. Nonostante guerra, crisi e Covid.
Come abbiamo detto, dunque, Draghi ora dopo il no di Mattarella alle dimissioni tornerebbe quindi a chiedere la fiducia ai parlamentari e a questo punto i 5 Stelle potrebbero votare a favore, facendo rientrare la crisi. L’alternativa è che l’ex numero uno della Bce ottenga la fiducia anche senza il sì dei 5 Stelle. In questo caso il governo continuerebbe con una nuova maggioranza (e un conseguente rimpasto): eventualità contemplata da Forza Italia e Italia Viva ma esclusa – al momento – dallo stesso Draghi.
Altro scenario possibile: Draghi decide di non parlamentarizzare la crisi ma rassegna dimissioni irrevocabili. In questo caso inizierebbero nuove consultazioni. Una delle ipotesi è che Mattarella dia un mandato esplorativo ai presidenti di Camera e Senato per sondare la possibilità di formare un nuovo governo. In caso di esito negativo il capo dello Stato scioglierebbe le Camere e si andrebbe invece al voto anticipato, con urne a settembre o ottobre.
Un dato di rillievo è che elezioni estive con campagna elettorale balneare sarebbero però la prima volta per l’Italia.
Secondo il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda il punto fermo al Colle è che “anche per Mattarella questo è l’ultimo governo della legislatura”.
Nel centrodestra, però, Lega e FdI vogliono elezioni subito. Anche perché nella conferenza stampa del 12 luglio, Draghi aveva chiuso la porta a un suo governo bis. L’attuale presidente del Consiglio, alla domanda “Se il Movimento 5 Stelle non votasse la fiducia, lei sarebbe pronto a ripresentarsi in Aula per verificare la sussistenza della maggioranza?”, aveva replicato che “a) la domanda va posta al presidente della Repubblica; b) non c’è un governo senza M5S; c) non c’è un altro governo Draghi diverso da quello attuale”.
Intanto, secondo quanto riportato da La Repubblica, che ha citato una fonte autorevole del Movimento 5 Stelle rimasta anonima, Massimo D’Alema avrebbe sondato il terreno con M5S e Lega per verificare il loro eventuale sostegno a un nuovo governo guidato da Giuliano Amato, in veste di “traghettatore” fino alle elezioni. D’Alema tuttavia ha smentito questo retroscena. A naso peraltro il nome di Amato, ieri circolato fin dalla mattina sui giornali online, ormai spunta ogni volta come se fosse un jolly, come nell’ultima elezione del presidente della Repubblica.
Il partito di Mattarella, chiamiamolo così, però non vuole andare il voto. Tra le file di questa alleanza trasversale troviamo sicuramene il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, secondo il quale “i numeri dicono che il governo potrebbe proseguire il suo lavoro fine alla fine della legislatura anche senza il M5S”. Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, preferisce il Draghi bis, a cui sta lavorando. Lo stesso vale per il segretario del Pd Enrico Letta, secondo il quale nei prossimi giorni bisogna lavorare per confermare la fiducia al governo Draghi. “Ora ci sono cinque giorni per lavorare affinché il Parlamento confermi la #fiducia al Governo Draghi e l’Italia esca il più rapidamente possibile dal drammatico avvitamento nel quale sta entrando in queste ore”, ha scritto sui social Letta.
Dal canto suo, Conte si limita a ribadire che “o si danno risposte vere, strutturali, importanti, oppure nessuno può avere i nostri voti”. Insomma, il M5S di fatto è pronto ad andare all’opposizione. Pertanto appare improbabile che il M5S torni a dare la fiducia a Draghi.
Chi invece spinge per il voto è Matteo Salvini. “La Lega è stata leale, costruttiva e generosa per un anno e mezzo, ma da settimane il presidente Draghi e l’Italia erano vittime dei troppi No del Movimento 5 Stelle e delle forzature ideologiche del partito democratico. È impensabile che l’Italia debba subire settimane di paralisi in un momento drammatico come questo, nessuno deve aver paura di restituire la parola agli italiani”. Ancora più convinta del voto come unica soluzione è la leader di FdI Giorgia Melni: “Con le dimissioni di Draghi per Fratelli d’Italia questa legislatura è finita. Questo Parlamento non rappresenta più gli italiani. Daremo battaglia affinché si restituisca al popolo italiano quello che i cittadini di tutte le altre democrazie hanno: la libertà di scegliere da chi farsi rappresentare. Elezioni subito”.
Mercoledì 20 Draghi riferirà in Parlamento. Vedremo se per allora i partiti avranno trovato la quadra.

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