Ambiente

Duino Aurisina: là dove il Carso incontra il mare

di Nicola Santini -


Per molti Duino Aurisina è quel luogo di confine che collega Trieste al resto d’Italia. Per chi la conosce è un luogo baciato da Dio. Dove vale la pena trascorrere vacanze e week end, tra storia, cultura, buona tavola e vini pregiati.

Il confine ha originato una cultura senza confini. In certe aree si parla sloveno, in altre italiano. Questa convivenza di culture ha generato una ricchezza di intenti che vanno dalla letteratura all’archeologia, dall’artigianato alla gastronomia, dalla viticoltura alla produzione di formaggi unici.
Per chi atterra all’aeroporto di Ronchi dei Legionari è la prima uscita in direzione Trieste che fa respirare aria di confine. E se la città mitteleuropea, sempre più gentrificata, è ormai a pieno titolo tappa obbligata anche solo per una toccata e fuga, i nuovi esploratori cercano luoghi dove perdersi nei fascinosi sentieri del Carso, ammirando una vegetazione rigogliosa tutto l’anno, che d’autunno si tinge di rosso Terrano, ruvida e profumata, un po’ come il carattere dei suoi abitanti. Una scoperta non ancora alla portata di tutti di cui Igor Gabrovec, primo cittadino e Uomo dell’anno per la cultura 2023 è particolarmente fiero. Un luogo ideale per mettere la valigia sul letto.

Trofeo Bernetti:il sindaco Gabrovec con i trofei
Il sindaco Igor Gabrovec


Arroccato sulla pietra a dominare tutto il territorio è il Castello di Duino, ancora abitato dalla famiglia Turn und Taxis, che è anche importante centro culturale. I giardini e i saloni si possono visitare nei week end. Le falesie, bianche, imponenti, si tuffano in mare e incorniciano quel sentiero dedicato al poeta Rainer Maria Rilke, che in uno dei suoi soggiorni nel Castello di Duino, compose le famose elegie. Al poeta è dedicato anche un importante premio letterario, all’interno del festival Duino Book, organizzato dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis.


Dal castello ci si muove verso le due location marittime: il porticciolo di Duino dove ci si siede ai tavoli de La Dama Bianca e del Cavalluccio, e la Baia di Sistiana poco più avanti, dove si mangia in riva al mare nello storico stabilimento Castelreggio o al Caravella, dove, sembra, sia stata composta la canzone “Una rotonda sul mare”. E se non è così niente è da togliere al romanticismo della rotonda dalla quale ammirare mare e stelle.
Andando verso Aurisina, il paese più nell’entroterra, si scorgono per strada frasche di edera: sono i segnali più caratteristici del territorio nella sua espressione più golosa. Seguendoli ci si ritrova ai cancelli delle Osmize, aziende agricole familiari che aprono a tempo, dove gustare salumi, formaggi e vini locali davvero a km zero in cortili, giardini e locali privati di casa.
La pietra è un altro simbolo di Aurisina, e le sue cave grazie al progetto Kamen, museo diffuso della pietra e al circolo culturale Casa C.A.V.E., sono luogo di incontro di cultura, musica, letteratura.
Vale la pena una visita alle cantine. Sandi Skerk e Beniamino Zidarich, che operano sul Carso, sono i vincitori del premio “Tre Bicchieri” 2024 indetto dal Gambero rosso.
In particolare, a ricevere l’ambito riconoscimento sono stati la Malvasia di Skerk, la Vitovska collection di Zidarich.
Cosa si mangia? La cucina locale risente in modo creativo e aromatico dell’influenza slovena. Se la costa è ricca di frutti di mare che ingolosiscono dall’antipasto al secondo e i sardoni frutti o panati sono il piatto più gettonato in riva al mare, come si sale verso l’altipiano sono gli strucoli salati e dolci, gli gnocchi di pane, il goulash e il pollo fritto alla Carsolina a farla da padroni.

Per dirla come Rainer Maria Rilke: essere qui è meraviglioso.


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