E ASPETTA LA BOLLETTA

“Avevamo promesso che saremmo stati veloci e veloci siamo stati” ha detto la premier Giorgia Meloni alla prima conferenza stampa sul lavoro del Consiglio dei Ministri. Non è di certo sulle tempistiche che si può dare adito al lavoro del nuovo esecutivo, ma molti potrebbero dimostrare scontento sulle non-misure in merito al caro bollette, di certo quelle più attese dalla cittadinanza. Sul tavolo del governo il tema caldo del caro energia e della crisi economica ha lasciato spazio alle nomine dei sottosegretari e viceministri, che giureranno nella giornata di domani, ai temi della giustizia – insieme alla previsione di un nuovo reato contro i rave – e alla gestione delle misure di contenimento della pandemia Covid. Soddisfatta del lavoro fatto, Meloni insieme ai ministri Piantedosi, Nordio e Schillaci, ha tratteggiato e spiegato il decreto-legge unico definendolo “molto importante e simbolico”. Tra i provvedimenti via libera al divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, il termine (da oggi) dell’obbligo di vaccinazione per i medici e via libera a reclusione, multe e confische per chi organizza raduni illegali. Tuttavia, “Dal governo arrivano segnali che ci preoccupano molto: i primi provvedimenti ci dicono che siamo di fronte ad un governo balbettante e contraddittorio” ha lamentato la dem Simona Malpezzi al termine del Cdm. La preoccupazione dall’opposizione non è solo rivolta al ritardo sulle misure economiche, ma anche sulle scadenze al termine dell’anno per l’arrivo dei fondi del Pnrr, nello specifico in riferimento al via libera della riforma Cartabia. Domani, 2 novembre, sarebbe dovuta entrare in vigore la riforma della ex ministra per la parte riguardante il processo penale: tuttavia, a causa di “un rischio di paralisi del nostro sistema di Giustizia” ha specificato la Premier, l’attuazione è stata ritardata al 30 dicembre prossimo. “Non ci sono rischi per i fondi del Pnrr” ha detto Meloni in conferenza stampa in risposta alle preoccupazioni sugli aiuti economici: “Nelle indicazioni della Commissione Europea quello della giustizia è un obiettivo da centrare entro il 31 dicembre. Siamo dentro con i tempi” ha specificato, giustificando lo slittamento temporale per via di possibili inadempienze degli uffici giudiziari del paese, insieme alla valutazione di eventuali questioni da perfezionare. E dopo le chiarificazioni sull’intero nuovo decreto, Giorgia Meloni ha tranquillizzato la stampa sui temi economici, che “saranno affrontati in un’altra occasione” e avranno quindi uno spazio dedicato. “I costi delle bollette sono insostenibili, siamo al lavoro per aiutare famiglie e imprese giunte ormai a drammatiche decisioni come chiudere o licenziare i propri lavoratori. Il Governo è al lavoro per rafforzare le misure nazionali a sostegno di cittadini e attività, con l’obiettivo di far fronte a questa difficile situazione” aveva detto Meloni sui propri social, sottolineando che “La nostra priorità è mettere un argine al caro energia e alla speculazione, accelerare in ogni modo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale. Gli italiani chiedono risposte immediate, e noi gliele daremo. Non c’è più tempo da perdere”. Il tempo infatti scorre, ma la data del nuovo Cdm per decidere sul da farsi è fissata per il prossimo venerdì, 4 novembre, in cui è prevista la discussione per l’aggiornamento della Nadef del governo Draghi, in cui dovranno essere inseriti gli obiettivi di finanza pubblica e anche le decisioni del nuovo esecutivo per il 2023, con auspicio di Meloni di poter aprire anche il dossier energia. Tuttavia, la notizia di ieri dello +0,5% del Pil del terzo trimestre dà un po’ di ossigeno ai tecnici del Mef verso la manovra 2023. Una “corsa contro il tempo” ha detto la Presidente del Consiglio, soprattutto in vista della Legge di Bilancio, la prima targata Meloni, su cui nelle prossime settimane si dovranno concentrare tutte le forze di governo. Sulle priorità della sua squadra la Presidente del Consiglio ha già avvertito: si dovrà intervenire prioritariamente contro il caro bollette, mentre tutte le altre misure potrebbero essere rinviate o essere solo parziali. Molto probabilmente nel nuovo Cdm di venerdì potrebbe essere discusso e varato il decreto Aiuti quater, per cui serviranno circa cinque miliardi per la proroga dei crediti d’imposta per le aziende nel mese di dicembre, riguardanti gli sgravi per l’acquisto dell’energia elettrica e per il gas. Nel decreto dovrebbe rientrare, per le misure contro la crisi, anche la proroga del taglio delle accise sui carburanti, quindi la conferma oltre l’attuale scadenza – prevista per il 18 novembre – dello sconto di 30,5 centesimi al litro su benzina e diesel. E se Giorgia Meloni si augura di discutere dei temi energetici, sul tavolo del ministro dell’economia Giorgetti altre misure potrebbero entrare nel gioco: in primis, un probabile e primo allargamento della flat tax al 15% per le partite Iva, la cui soglia potrebbe essere innalzata da 65mila a 80 o 100mila euro, insieme a una probabile la flat tax incrementale sulla media dei redditi per tutti degli ultimi tre anni. Certa sembra anche la proroga del taglio del cuneo fiscale del 2% e il saldo e stralcio delle cartelle di piccolo importo oltre a una rottamazione quater per quelle più pesanti. Tempi stretti e temi caldi che nascondono dietro le quinte anche i vari provvedimenti promessi in campagna elettorale: dal Superbonus, al Reddito di Cittadinanza, fino alle pensioni. Sessanta giorni separano Meloni da Pnrr e Legge di Bilancio: mission impossible?

“Avevamo promesso che saremmo stati veloci e veloci siamo stati” ha detto la premier Giorgia Meloni alla prima conferenza stampa sul lavoro del Consiglio dei Ministri. Non è di certo sulle tempistiche che si può dare adito al lavoro del nuovo esecutivo, ma molti potrebbero dimostrare scontento sulle non-misure in merito al caro bollette, di certo quelle più attese dalla cittadinanza. Sul tavolo del governo il tema caldo del caro energia e della crisi economica ha lasciato spazio alle nomine dei sottosegretari e viceministri, che giureranno nella giornata di domani, ai temi della giustizia – insieme alla previsione di un nuovo reato contro i rave – e alla gestione delle misure di contenimento della pandemia Covid. Soddisfatta del lavoro fatto, Meloni insieme ai ministri Piantedosi, Nordio e Schillaci, ha tratteggiato e spiegato il decreto-legge unico definendolo “molto importante e simbolico”. Tra i provvedimenti via libera al divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, il termine (da oggi) dell’obbligo di vaccinazione per i medici e via libera a reclusione, multe e confische per chi organizza raduni illegali. Tuttavia, “Dal governo arrivano segnali che ci preoccupano molto: i primi provvedimenti ci dicono che siamo di fronte ad un governo balbettante e contraddittorio” ha lamentato la dem Simona Malpezzi al termine del Cdm. La preoccupazione dall’opposizione non è solo rivolta al ritardo sulle misure economiche, ma anche sulle scadenze al termine dell’anno per l’arrivo dei fondi del Pnrr, nello specifico in riferimento al via libera della riforma Cartabia. Domani, 2 novembre, sarebbe dovuta entrare in vigore la riforma della ex ministra per la parte riguardante il processo penale: tuttavia, a causa di “un rischio di paralisi del nostro sistema di Giustizia” ha specificato la Premier, l’attuazione è stata ritardata al 30 dicembre prossimo. “Non ci sono rischi per i fondi del Pnrr” ha detto Meloni in conferenza stampa in risposta alle preoccupazioni sugli aiuti economici: “Nelle indicazioni della Commissione Europea quello della giustizia è un obiettivo da centrare entro il 31 dicembre. Siamo dentro con i tempi” ha specificato, giustificando lo slittamento temporale per via di possibili inadempienze degli uffici giudiziari del paese, insieme alla valutazione di eventuali questioni da perfezionare. E dopo le chiarificazioni sull’intero nuovo decreto, Giorgia Meloni ha tranquillizzato la stampa sui temi economici, che “saranno affrontati in un’altra occasione” e avranno quindi uno spazio dedicato. “I costi delle bollette sono insostenibili, siamo al lavoro per aiutare famiglie e imprese giunte ormai a drammatiche decisioni come chiudere o licenziare i propri lavoratori. Il Governo è al lavoro per rafforzare le misure nazionali a sostegno di cittadini e attività, con l’obiettivo di far fronte a questa difficile situazione” aveva detto Meloni sui propri social, sottolineando che “La nostra priorità è mettere un argine al caro energia e alla speculazione, accelerare in ogni modo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale. Gli italiani chiedono risposte immediate, e noi gliele daremo. Non c’è più tempo da perdere”. Il tempo infatti scorre, ma la data del nuovo Cdm per decidere sul da farsi è fissata per il prossimo venerdì, 4 novembre, in cui è prevista la discussione per l’aggiornamento della Nadef del governo Draghi, in cui dovranno essere inseriti gli obiettivi di finanza pubblica e anche le decisioni del nuovo esecutivo per il 2023, con auspicio di Meloni di poter aprire anche il dossier energia. Tuttavia, la notizia di ieri dello +0,5% del Pil del terzo trimestre dà un po’ di ossigeno ai tecnici del Mef verso la manovra 2023. Una “corsa contro il tempo” ha detto la Presidente del Consiglio, soprattutto in vista della Legge di Bilancio, la prima targata Meloni, su cui nelle prossime settimane si dovranno concentrare tutte le forze di governo. Sulle priorità della sua squadra la Presidente del Consiglio ha già avvertito: si dovrà intervenire prioritariamente contro il caro bollette, mentre tutte le altre misure potrebbero essere rinviate o essere solo parziali. Molto probabilmente nel nuovo Cdm di venerdì potrebbe essere discusso e varato il decreto Aiuti quater, per cui serviranno circa cinque miliardi per la proroga dei crediti d’imposta per le aziende nel mese di dicembre, riguardanti gli sgravi per l’acquisto dell’energia elettrica e per il gas. Nel decreto dovrebbe rientrare, per le misure contro la crisi, anche la proroga del taglio delle accise sui carburanti, quindi la conferma oltre l’attuale scadenza – prevista per il 18 novembre – dello sconto di 30,5 centesimi al litro su benzina e diesel. E se Giorgia Meloni si augura di discutere dei temi energetici, sul tavolo del ministro dell’economia Giorgetti altre misure potrebbero entrare nel gioco: in primis, un probabile e primo allargamento della flat tax al 15% per le partite Iva, la cui soglia potrebbe essere innalzata da 65mila a 80 o 100mila euro, insieme a una probabile la flat tax incrementale sulla media dei redditi per tutti degli ultimi tre anni. Certa sembra anche la proroga del taglio del cuneo fiscale del 2% e il saldo e stralcio delle cartelle di piccolo importo oltre a una rottamazione quater per quelle più pesanti. Tempi stretti e temi caldi che nascondono dietro le quinte anche i vari provvedimenti promessi in campagna elettorale: dal Superbonus, al Reddito di Cittadinanza, fino alle pensioni. Sessanta giorni separano Meloni da Pnrr e Legge di Bilancio: mission impossible?

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli