E in Europa cambia il vento “L’Italia non resterà sola”

Sui migranti l’Italia si divide tra sogno e realtà. Perché gli annunci della linea dura sugli sbarchi, alla fine, non trovano spazio quando, spente le telecamere degli show e aperte le porte delle bilaterali a Bruxelles, a contare sono le intese tra gli alleati e l’immagine istituzionale. Ieri il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, è andato in Germania per il G7 dei ministri degli Interni europeo. È in questo primo step che, all’indomani di un’informativa alle Camere in cui Piantedosi ha delineato la linea italiana e ribadito la guerra alle Ong, il ministro ha esposto all’Europa le ragioni di un governo che non vuole più essere lasciato solo nella gestione dei flussi. Lo ha fatto comunque, anche se, poco prima del vertice di Eltville, la sottosegretaria francese Sonia Backes aveva chiarito che il tema dei migranti non sarebbe stato all’ordine del giorno e dunque non si sarebbe parlato di sbarchi.
Quasi un modo sottile per dire che quello non era il luogo per riacutizzare la tensione, ancora non del tutto placata tra Roma e Parigi dopo il pugno duro sulla Ocean Viking e sulla rottura dell’accordo della Francia a prendere 3.500 rifugiati dall’Italia. E non basta che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia tentato di ricucire con il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, perché le reazioni della maggioranza seguite a quella dichiarazione di collaborazione tra i due alleati non hanno convinto Parigi sull’eventualità che il nostro Paese manterrà gli impegni e gli obblighi imposti per trattato in Europa, anche a costo di perdere consensi e porre fine alla propaganda elettorale. Insomma, quello che gli alleati si aspettano è un atteggiamento meno celodurista e più collaborativo dell’Italia, che resta un Paese strategico dell’Unione e non verrà certo lasciato da solo, no sarà affatto isolato, come aveva chiesto la Francia. L’Europa matrigna sarà più disponibile, riconoscendo che le coste italiane dove arrivano migliaia di disperati, in cerca di un futuro migliore dall’Africa, sono comunque un confine europeo e come tali vanno difese. E infatti è stata di nuovo la commissaria europea agli Affari Interni, Ylva Johansson, già intervenuta il giorno prima del vertice garantendo che Bruxelles era pronta “a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione” l’Italia, a ribadire, riguardo alla politica comune sulle migrazioni in Ue, che “abbiamo proposto un nuovo patto due anni fa e i negoziati stanno andando piuttosto bene. L’approccio è molto costruttivo, e io mi aspetto che sarà adottato entro questo mandato”. Insomma, è in corso un lavorio sotterraneo per trovare la quadra con gli alleati per una collaborazione vera tesa a combattere una piaga che non può rimanere tutta sulle spalle di Roma. Con la Johansson, Piantedosi si è trovato d’accordo su diversi punti, tra i quali potenziare i rimpatri e cooperare per lo sviluppo in Africa. Mentre non c’è stato modo di ottenere un faccia a faccia con la Francia, Piantedosi è riuscito comunque ad avere una bilaterale con la sua omologa tedesca, Nancy Faeser. E l’incontro sarebbe stato molto proficuo, come dimostra il tweet soddisfatto del Viminale: “Piena convergenza per iniziative comuni al fine di governare i flussi migratori”. Il ministro italiano ha discusso a lungo con la Faeser e le ha garantito che l’Italia, sul tema migranti, vuole attenersi alle regole europee e non ha alcuna intenzione di agire in completa autonomia. Un concetto che il titolare del Viminale ha ripetuto più volte: “Non intendiamo affatto procedere da soli”. Berlino, a sua volta, ha ribadito la netta volontà di tenere fede al meccanismo di solidarietà e si è detta quindi assolutamente disponibile al sistema di ricollocamento degli immigrati. Un faccia a faccia che, secondo fonti dello stesso governo tedesco, si è svolto in “un clima di partenariato. I ministri hanno entrambi sottolineato di voler collaborare sul tema della migrazione e della sicurezza nella cornice delle regole europee”. Bruxelles ha inoltre sottolineato che, in vista di un piano d’azione dell’Ue in tempi rapidi sul dossier migranti, “si lavorerà intensamente a un accordo politico sui principali punti” sul tavolo e “in particolare sull’intesa sui ricollocamenti e su una gestione trasparente e regolamentata dei salvataggi in mare”. La riunione straordinaria in cui i ministri degli Interni dei paesi alleati potrebbero trovare la quadra è stata fissata per il 25 novembre. E Piantedosi può tornare a casa a testa alta, convinto che, forse, aver fatto la voce grossa è servito. “Intendiamo dare il nostro contributo”, ha detto riguardo al piano migranti. “Ci sarà una proposta dell’Italia, che è quella condivisa con i Paesi di primo ingresso, ma non credo andrà molto lontano da quella della Commissione”. Insomma, tanto rumore mediatico per nulla. D’altronde non è un mistero che chi è in ballo in Europa lo fa a passo di valzer, di fronte a un buffet con le specialità della cucina francese.

Sui migranti l’Italia si divide tra sogno e realtà. Perché gli annunci della linea dura sugli sbarchi, alla fine, non trovano spazio quando, spente le telecamere degli show e aperte le porte delle bilaterali a Bruxelles, a contare sono le intese tra gli alleati e l’immagine istituzionale. Ieri il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, è andato in Germania per il G7 dei ministri degli Interni europeo. È in questo primo step che, all’indomani di un’informativa alle Camere in cui Piantedosi ha delineato la linea italiana e ribadito la guerra alle Ong, il ministro ha esposto all’Europa le ragioni di un governo che non vuole più essere lasciato solo nella gestione dei flussi. Lo ha fatto comunque, anche se, poco prima del vertice di Eltville, la sottosegretaria francese Sonia Backes aveva chiarito che il tema dei migranti non sarebbe stato all’ordine del giorno e dunque non si sarebbe parlato di sbarchi.
Quasi un modo sottile per dire che quello non era il luogo per riacutizzare la tensione, ancora non del tutto placata tra Roma e Parigi dopo il pugno duro sulla Ocean Viking e sulla rottura dell’accordo della Francia a prendere 3.500 rifugiati dall’Italia. E non basta che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia tentato di ricucire con il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, perché le reazioni della maggioranza seguite a quella dichiarazione di collaborazione tra i due alleati non hanno convinto Parigi sull’eventualità che il nostro Paese manterrà gli impegni e gli obblighi imposti per trattato in Europa, anche a costo di perdere consensi e porre fine alla propaganda elettorale. Insomma, quello che gli alleati si aspettano è un atteggiamento meno celodurista e più collaborativo dell’Italia, che resta un Paese strategico dell’Unione e non verrà certo lasciato da solo, no sarà affatto isolato, come aveva chiesto la Francia. L’Europa matrigna sarà più disponibile, riconoscendo che le coste italiane dove arrivano migliaia di disperati, in cerca di un futuro migliore dall’Africa, sono comunque un confine europeo e come tali vanno difese. E infatti è stata di nuovo la commissaria europea agli Affari Interni, Ylva Johansson, già intervenuta il giorno prima del vertice garantendo che Bruxelles era pronta “a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione” l’Italia, a ribadire, riguardo alla politica comune sulle migrazioni in Ue, che “abbiamo proposto un nuovo patto due anni fa e i negoziati stanno andando piuttosto bene. L’approccio è molto costruttivo, e io mi aspetto che sarà adottato entro questo mandato”. Insomma, è in corso un lavorio sotterraneo per trovare la quadra con gli alleati per una collaborazione vera tesa a combattere una piaga che non può rimanere tutta sulle spalle di Roma. Con la Johansson, Piantedosi si è trovato d’accordo su diversi punti, tra i quali potenziare i rimpatri e cooperare per lo sviluppo in Africa. Mentre non c’è stato modo di ottenere un faccia a faccia con la Francia, Piantedosi è riuscito comunque ad avere una bilaterale con la sua omologa tedesca, Nancy Faeser. E l’incontro sarebbe stato molto proficuo, come dimostra il tweet soddisfatto del Viminale: “Piena convergenza per iniziative comuni al fine di governare i flussi migratori”. Il ministro italiano ha discusso a lungo con la Faeser e le ha garantito che l’Italia, sul tema migranti, vuole attenersi alle regole europee e non ha alcuna intenzione di agire in completa autonomia. Un concetto che il titolare del Viminale ha ripetuto più volte: “Non intendiamo affatto procedere da soli”. Berlino, a sua volta, ha ribadito la netta volontà di tenere fede al meccanismo di solidarietà e si è detta quindi assolutamente disponibile al sistema di ricollocamento degli immigrati. Un faccia a faccia che, secondo fonti dello stesso governo tedesco, si è svolto in “un clima di partenariato. I ministri hanno entrambi sottolineato di voler collaborare sul tema della migrazione e della sicurezza nella cornice delle regole europee”. Bruxelles ha inoltre sottolineato che, in vista di un piano d’azione dell’Ue in tempi rapidi sul dossier migranti, “si lavorerà intensamente a un accordo politico sui principali punti” sul tavolo e “in particolare sull’intesa sui ricollocamenti e su una gestione trasparente e regolamentata dei salvataggi in mare”. La riunione straordinaria in cui i ministri degli Interni dei paesi alleati potrebbero trovare la quadra è stata fissata per il 25 novembre. E Piantedosi può tornare a casa a testa alta, convinto che, forse, aver fatto la voce grossa è servito. “Intendiamo dare il nostro contributo”, ha detto riguardo al piano migranti. “Ci sarà una proposta dell’Italia, che è quella condivisa con i Paesi di primo ingresso, ma non credo andrà molto lontano da quella della Commissione”. Insomma, tanto rumore mediatico per nulla. D’altronde non è un mistero che chi è in ballo in Europa lo fa a passo di valzer, di fronte a un buffet con le specialità della cucina francese.

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