É morto Andrew Fletcher, cuore d’oro dei Depeche Mode: “Sono patriottico e filo-britannico. Non posso farne a meno”

A darne notizia sono i suoi compagni in un post sulle pagine social del gruppo: “Siamo scioccati e sopraffatti dalla tristezza per la prematura scomparsa del nostro caro amico, membro della famiglia e compagno di band Andy ‘Fletch’ Fletcher” scrivono Dave Gahan, Martin Gore e gli altri nel post. “Fletch aveva davvero un cuore d’oro e c’era sempre quando avevi bisogno di sostegno, di una conversazione vivace, di una buona risata o di una pinta fredda. I nostri cuori sono con la sua famiglia. Vi chiediamo di tenerlo nei vostri pensieri e di rispettare la privacy in questo momento difficile”. Fletcher, con i Depeche Mode, ha reso la musica elettronica all’inizio degli anni Ottanta un fenomeno nazionalpopolare. Dagli scantinati che ancora trasudavano del sudore del punk rock fino ai grandi stadi. Andy, come lo chiamavano affettuosamente amici e compagni di musa, era nato a Nottingham e si era trasferito a Basildon, luogo di nascita dei Depeche, quando aveva due anni. “Da ragazzo c’erano campi da calcio, da cricket, ma poi tutto è andato storto economicamente e quando le fabbriche chiusero negli anni Settanta divenne una città violenta”, ha raccontato Fletcher. “C’erano insomma le condizioni come in molte città inglesi per la nascita del movimento punk che avrebbero cambiato il panorama sociale e musicale. Forse i Depeche Mode non sarebbero mai diventati così popolari se non ci fosse stato ad accoglierli il movimento punk. Da lì sono spuntati i fiori musicali della New Wave, del Post punk e del New Romantic”.  Da adolescente frequenta la stessa scuola di Alyson Moyet e di Martin Gore. Ma prima che con Gore e la Moyet, poi diventata leader degli Yazoo, l’incontro “fulminante” fu con Vince Clarke. E in parrocchia. “Con Vince avevamo a 16 anni un gruppo chiamato No Romance in China, volevamo essere come i Cure, Vince imitava il modo di cantare di Robert Smith”, ricordò Fletcher. E anche dopo l’incontro con Gore, la chiesa ha avuto un ruolo fondamentale, almeno per l’ispirazione: per Blasphemous Rumours, ad esempio: “C’era in programma una preghiera per una lista di persone malate e si pregava in attesa della morte”, ha raccontato il musicista. “Sentirgliela cantare la prima volta mi ha profondamente offeso, io ero religioso. E posso capire perfettamente perché a molta gente non piacesse affatto”. Quando Andy ha appena vent’anni, nel 1981, il successo della band lo investe: lui aveva già programmata una vita “regolare”, tanto da mettersi a fare l’assicuratore. “I miei colleghi non hanno preso sul serio il mio gruppo fino a quando Dreaming of Me non è entrato in classifica, seguito a ruota da New Life. Ero ospite in tv da Top of the Pops, facevo concerti a Leeds, e il giorno dopo dovevo indossare giacca e cravatta e vendere polizze. Era diventato tutto troppo imbarazzante”. Sin dall’album Speak and Spell (1981), Andrew si è contraddistinto per il suo ruolo manageriale nella band. E’ stato lui il cuore pulsante e il collante dei Depeche Mode, soprattutto quando la band ha attraversato periodi cupi, che sono poi andati in parallelo con gli anni di grandi successi a livello commerciale, come quelli degli album Violator (1990) e Songs of Faith and Devotion (1993): all’epoca Dave Gahan tentò il suicidio, probabilmente ridotto alla disperazione dall’abuso di droghe mentre Alan Wilderm abbandonò il gruppo per colpa delle tensioni con Gore e Fletcher. Il quale, a differenza degli altri membri della band, era quello rimasto più legato al suo passato e a una vita, in fondo, tranquilla: “La mia vita privata lontano dalla musica è semplice e ordinaria”, ha raccontato. “Se esco vado a giocare a biliardo o a calcio, oppure a bere una birra con gli amici. Appena posso vado a vedere il Chelsea giocare. Sono molto patriottico, molto filo-britannico. So che alcune persone pensano che sia sbagliato, ma io non posso farne a meno”.

A darne notizia sono i suoi compagni in un post sulle pagine social del gruppo: “Siamo scioccati e sopraffatti dalla tristezza per la prematura scomparsa del nostro caro amico, membro della famiglia e compagno di band Andy ‘Fletch’ Fletcher” scrivono Dave Gahan, Martin Gore e gli altri nel post. “Fletch aveva davvero un cuore d’oro e c’era sempre quando avevi bisogno di sostegno, di una conversazione vivace, di una buona risata o di una pinta fredda. I nostri cuori sono con la sua famiglia. Vi chiediamo di tenerlo nei vostri pensieri e di rispettare la privacy in questo momento difficile”. Fletcher, con i Depeche Mode, ha reso la musica elettronica all’inizio degli anni Ottanta un fenomeno nazionalpopolare. Dagli scantinati che ancora trasudavano del sudore del punk rock fino ai grandi stadi. Andy, come lo chiamavano affettuosamente amici e compagni di musa, era nato a Nottingham e si era trasferito a Basildon, luogo di nascita dei Depeche, quando aveva due anni. “Da ragazzo c’erano campi da calcio, da cricket, ma poi tutto è andato storto economicamente e quando le fabbriche chiusero negli anni Settanta divenne una città violenta”, ha raccontato Fletcher. “C’erano insomma le condizioni come in molte città inglesi per la nascita del movimento punk che avrebbero cambiato il panorama sociale e musicale. Forse i Depeche Mode non sarebbero mai diventati così popolari se non ci fosse stato ad accoglierli il movimento punk. Da lì sono spuntati i fiori musicali della New Wave, del Post punk e del New Romantic”.  Da adolescente frequenta la stessa scuola di Alyson Moyet e di Martin Gore. Ma prima che con Gore e la Moyet, poi diventata leader degli Yazoo, l’incontro “fulminante” fu con Vince Clarke. E in parrocchia. “Con Vince avevamo a 16 anni un gruppo chiamato No Romance in China, volevamo essere come i Cure, Vince imitava il modo di cantare di Robert Smith”, ricordò Fletcher. E anche dopo l’incontro con Gore, la chiesa ha avuto un ruolo fondamentale, almeno per l’ispirazione: per Blasphemous Rumours, ad esempio: “C’era in programma una preghiera per una lista di persone malate e si pregava in attesa della morte”, ha raccontato il musicista. “Sentirgliela cantare la prima volta mi ha profondamente offeso, io ero religioso. E posso capire perfettamente perché a molta gente non piacesse affatto”. Quando Andy ha appena vent’anni, nel 1981, il successo della band lo investe: lui aveva già programmata una vita “regolare”, tanto da mettersi a fare l’assicuratore. “I miei colleghi non hanno preso sul serio il mio gruppo fino a quando Dreaming of Me non è entrato in classifica, seguito a ruota da New Life. Ero ospite in tv da Top of the Pops, facevo concerti a Leeds, e il giorno dopo dovevo indossare giacca e cravatta e vendere polizze. Era diventato tutto troppo imbarazzante”. Sin dall’album Speak and Spell (1981), Andrew si è contraddistinto per il suo ruolo manageriale nella band. E’ stato lui il cuore pulsante e il collante dei Depeche Mode, soprattutto quando la band ha attraversato periodi cupi, che sono poi andati in parallelo con gli anni di grandi successi a livello commerciale, come quelli degli album Violator (1990) e Songs of Faith and Devotion (1993): all’epoca Dave Gahan tentò il suicidio, probabilmente ridotto alla disperazione dall’abuso di droghe mentre Alan Wilderm abbandonò il gruppo per colpa delle tensioni con Gore e Fletcher. Il quale, a differenza degli altri membri della band, era quello rimasto più legato al suo passato e a una vita, in fondo, tranquilla: “La mia vita privata lontano dalla musica è semplice e ordinaria”, ha raccontato. “Se esco vado a giocare a biliardo o a calcio, oppure a bere una birra con gli amici. Appena posso vado a vedere il Chelsea giocare. Sono molto patriottico, molto filo-britannico. So che alcune persone pensano che sia sbagliato, ma io non posso farne a meno”.

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