E venne in un’Italia al freddo e al gelo

Arriva Natale e in ogni casa italiana non può mancare il presepe. Chiacchierando col direttore Cerno, mi viene da pensare a una natività del tutto originale, che vede protagonisti i principali attori della politica. Il bambinello è certamente Giorgia Meloni. Senza ombra di dubbio, è la leader nascente, la nuova religione per tanti Dc in cerca di una fede. La creatura è figlia di San Giuseppe, ovvero di quel Silvio Berlusconi di Arcore, che quando nessuno auspicava un futuro così roseo per la romana, ebbe l’intuizione di piazzarla al dicastero della Gioventù. La madonna, invece, è Matteo Salvini. Stiamo parlando d’altronde di chi ha portato “il credo” nei talkshow. Il tutto avviene sotto la stella cometa dell’ex presidente Mario Draghi. Ogni manovra della nuova maggioranza segue l’astro della finanza mondiale. Il tutto avviene nel cielo del Quirinale, dove un sorridente Sergio Mattarella, dall’alto del Colle, guarda tutto, ogni mossa che tenta di destabilizzare gli equilibri. Gli zampognari, intanto, suonano le migliori melodie per celebrare il nascituro statista. Il primo a festeggiare è Matteo Renzi, il quale celebrando Giorgia si riprende la vecchia casa dem e forse non solo quella. Il tutto, mentre il buon Carlo Calenda, cinguetta, a modo suo. Nella capanna non possono mancare gli animali tipici della tradizione. Nella stalla c’è il bue Antonio Panzeri, puro animale da traino. Ingrassa e porta la carretta dell’Emiro, un professionista del “magna et labora”. A furia di mazzette, i papponi di mamma Dc gli fanno un baffo. Per il ruolo dell’asinello, non c’è competizione. Spetta a Luigi Di Maio. Il bibitaro lascia la sicura casa di mastro Beppe da Volturara, ignorando il Grillo parlante, per seguire i consigli della volpe Bruno Tabacci, il quale prima gli ruba la poltrona e poi lo fa trasformare in somaro, proprio come accade nella nota favola di Collodi. Venduto dal primo banchiere di turno agli arabi, gli tocca ragliare in solitudine, senza neanche un collaboratore, nei deserti del Golfo Persico. In ogni natività non possono non esserci i pastori. Nel nostro se ne intravedono due. Il primo si chiama Giuseppe Conte e si distingue per avere tante “pecore” o come dice Vittorio Sgarbi “capre” che lo seguono. Il secondo, invece, si chiama Enrico Letta e non ha nessuno dietro. Dopo la debacle del 25 settembre, predica nel deserto. Neanche i suoi fedeli montoni, vedi Franceschini, lo seguono più. Preferiscono andare dalla lavandaia Elly Schlein, che oltre a far finta di lavare i panni sporchi della creatura dem, deve dar da bere a chi ha come unico scopo quello di sopravvivere. Vivere al tempo della destra non è facile. L’oro appartiene solo a qualche monarca proveniente da lontano. Il riferimento è ovviamente ai Re Magi. Il primo è certamente Ignazio La Russa, il quale dopo essere stato nominato presidente della Camera, deve portare almeno un cesto d’oro alla nascitura Giorgia. Il secondo, invece, è Gilberto Pichetto Fratin. L’uomo delle lobby delle rinnovabili sembra avere risorse, che non appartenevano neanche ai migliori nobili di Arcore. La povera Cenerentola Licia Ronzulli, non essendo arrivata la fatina, si è dovuta accontentare della misera vita da capogruppo a Palazzo Madama. Le sorellastre Anna Maria Bernini ed Elisabetta Casellati, pur di sopravvivere al freddo, gliene hanno fatto di tutti i colori. L’ultimo signore, simbolo dei poteri forti, è il re dei caporali Aboubakar Soumahoro, il quale sembra sia tornato nella sua Africa per riprendere qualche gioiello perduto, che come dice qualche leggenda, sarebbe stato seppellito da qualche suo parente dopo gli scandali delle Coop. Nel nostro immaginario, infine, ci sono le figure secondarie. Un esempio è il fabbro Stefano Bonaccini. Ci vuole forza per picchiare su quelle teste dure degli ex renziani. Altro uomo simbolo il calzolaio Rampelli. Ne vede tante di suole o meglio ancora “sole”. Dopo aver sperato di avere un po’ di pane dalla Cristoforo Colombo per andare avanti, deve cederlo ai bisognosi della Croce Rossa di Rocca. A Natale la beneficenza è d’obbligo. Tutto si può dire del nostro quadro, ma non che non c’è armonia. Draghi, la Nato, le armi sono le parole d’ordine, come ricorda il profeta Giorgio Cremaschi, che sogna la Rivoluzione d’Ottobre. Non si vede alcuna opposizione. Pur essendo diverse le minoranze, l’amore è nell’aria. Il pastorello Letta chiama il Peter Boccia e lui non gli risponde, il collega Conte custodisce gelosamente le caprette ricevute dallo stalliere Bettini, la vergine Salvini soffia aria calda sul bambino, perché il vento del Nord di Bossi può rivelarsi letale, l’asinello Giggino raglia negli Emirati e soprattutto, aspetto più importante, la neonata Giorgia governa/dorme sogni tranquilli perché nessuno non riesce neanche a pensare di rubarle la scena. Nessuno parla di politica, al massimo si possono leggere le notizie di cronaca nera della Cavallaro.
Arriva Natale e in ogni casa italiana non può mancare il presepe. Chiacchierando col direttore Cerno, mi viene da pensare a una natività del tutto originale, che vede protagonisti i principali attori della politica. Il bambinello è certamente Giorgia Meloni. Senza ombra di dubbio, è la leader nascente, la nuova religione per tanti Dc in cerca di una fede. La creatura è figlia di San Giuseppe, ovvero di quel Silvio Berlusconi di Arcore, che quando nessuno auspicava un futuro così roseo per la romana, ebbe l’intuizione di piazzarla al dicastero della Gioventù. La madonna, invece, è Matteo Salvini. Stiamo parlando d’altronde di chi ha portato “il credo” nei talkshow. Il tutto avviene sotto la stella cometa dell’ex presidente Mario Draghi. Ogni manovra della nuova maggioranza segue l’astro della finanza mondiale. Il tutto avviene nel cielo del Quirinale, dove un sorridente Sergio Mattarella, dall’alto del Colle, guarda tutto, ogni mossa che tenta di destabilizzare gli equilibri. Gli zampognari, intanto, suonano le migliori melodie per celebrare il nascituro statista. Il primo a festeggiare è Matteo Renzi, il quale celebrando Giorgia si riprende la vecchia casa dem e forse non solo quella. Il tutto, mentre il buon Carlo Calenda, cinguetta, a modo suo. Nella capanna non possono mancare gli animali tipici della tradizione. Nella stalla c’è il bue Antonio Panzeri, puro animale da traino. Ingrassa e porta la carretta dell’Emiro, un professionista del “magna et labora”. A furia di mazzette, i papponi di mamma Dc gli fanno un baffo. Per il ruolo dell’asinello, non c’è competizione. Spetta a Luigi Di Maio. Il bibitaro lascia la sicura casa di mastro Beppe da Volturara, ignorando il Grillo parlante, per seguire i consigli della volpe Bruno Tabacci, il quale prima gli ruba la poltrona e poi lo fa trasformare in somaro, proprio come accade nella nota favola di Collodi. Venduto dal primo banchiere di turno agli arabi, gli tocca ragliare in solitudine, senza neanche un collaboratore, nei deserti del Golfo Persico. In ogni natività non possono non esserci i pastori. Nel nostro se ne intravedono due. Il primo si chiama Giuseppe Conte e si distingue per avere tante “pecore” o come dice Vittorio Sgarbi “capre” che lo seguono. Il secondo, invece, si chiama Enrico Letta e non ha nessuno dietro. Dopo la debacle del 25 settembre, predica nel deserto. Neanche i suoi fedeli montoni, vedi Franceschini, lo seguono più. Preferiscono andare dalla lavandaia Elly Schlein, che oltre a far finta di lavare i panni sporchi della creatura dem, deve dar da bere a chi ha come unico scopo quello di sopravvivere. Vivere al tempo della destra non è facile. L’oro appartiene solo a qualche monarca proveniente da lontano. Il riferimento è ovviamente ai Re Magi. Il primo è certamente Ignazio La Russa, il quale dopo essere stato nominato presidente della Camera, deve portare almeno un cesto d’oro alla nascitura Giorgia. Il secondo, invece, è Gilberto Pichetto Fratin. L’uomo delle lobby delle rinnovabili sembra avere risorse, che non appartenevano neanche ai migliori nobili di Arcore. La povera Cenerentola Licia Ronzulli, non essendo arrivata la fatina, si è dovuta accontentare della misera vita da capogruppo a Palazzo Madama. Le sorellastre Anna Maria Bernini ed Elisabetta Casellati, pur di sopravvivere al freddo, gliene hanno fatto di tutti i colori. L’ultimo signore, simbolo dei poteri forti, è il re dei caporali Aboubakar Soumahoro, il quale sembra sia tornato nella sua Africa per riprendere qualche gioiello perduto, che come dice qualche leggenda, sarebbe stato seppellito da qualche suo parente dopo gli scandali delle Coop. Nel nostro immaginario, infine, ci sono le figure secondarie. Un esempio è il fabbro Stefano Bonaccini. Ci vuole forza per picchiare su quelle teste dure degli ex renziani. Altro uomo simbolo il calzolaio Rampelli. Ne vede tante di suole o meglio ancora “sole”. Dopo aver sperato di avere un po’ di pane dalla Cristoforo Colombo per andare avanti, deve cederlo ai bisognosi della Croce Rossa di Rocca. A Natale la beneficenza è d’obbligo. Tutto si può dire del nostro quadro, ma non che non c’è armonia. Draghi, la Nato, le armi sono le parole d’ordine, come ricorda il profeta Giorgio Cremaschi, che sogna la Rivoluzione d’Ottobre. Non si vede alcuna opposizione. Pur essendo diverse le minoranze, l’amore è nell’aria. Il pastorello Letta chiama il Peter Boccia e lui non gli risponde, il collega Conte custodisce gelosamente le caprette ricevute dallo stalliere Bettini, la vergine Salvini soffia aria calda sul bambino, perché il vento del Nord di Bossi può rivelarsi letale, l’asinello Giggino raglia negli Emirati e soprattutto, aspetto più importante, la neonata Giorgia governa/dorme sogni tranquilli perché nessuno non riesce neanche a pensare di rubarle la scena. Nessuno parla di politica, al massimo si possono leggere le notizie di cronaca nera della Cavallaro.
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