L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Ecco come a Hormuz può tramontare l’era del petroldollaro

di Adolfo Spezzaferro -


La guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran sta mostrando da un lato l’assenza di strategia da parte degli Usa e la difficoltà oggettiva di Israele nel liberarsi militarmente di Teheran (vero obiettivo dell’attacco), dall’altro come il peso geopolitico della Repubblica islamica stia facendo la differenza. I bombardamenti sono veri, le vittime purtroppo pure, ma se Trump prova soprattutto a esercitare un controllo sulla narrazione del conflitto – sparando fake news a nastro continuo, puntualmente smentite da Teheran – dal canto suo l’Iran sta esercitando un controllo reale sullo stretto di Hormuz, con un piano, questo sì, ben chiaro e preciso: l’attacco al cuore del petroldollaro.

I missili iraniani colpiscono le basi Usa e le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo, che sono alleati degli Usa in virtù di un accordo: il barile si vende in petroldollari a patto che Washington garantisca la sicurezza in Medioriente. Ora, se ormai la sicurezza nella regione è una chimera, inizia pure a vacillare il petroldollaro, visto che nello stretto di Hormuz potrebbe scattare un sistema di pagamento alternativo. L’Iran, come è noto, impone un pedaggio per il passaggio nel corridoio marittimo più importante su scala globale per quanto riguarda l’energia. Ma forse non è altrettanto noto che questo pedaggio molto probabilmente verrà pagato in petroyuan. Sì, perché se le petroliere delle nazioni amiche – a partire dalla Cina – passano senza problemi, per le altre funziona che se non paghi, non passi.

E Teheran sta valutando come condizione per il passaggio che il pagamento sia in yuan. L’inizio della fine del petroldollaro in Medioriente. E Trump che può fare, per impedirlo? Conoscendolo forse sta pensando di provare a conquistare lo stretto di Hormuz. Operazione militarmente quasi impossibile e comunque altamente dispendiosa in termini di costi in vite umane, munizioni, armamenti e acuirsi della crisi petrolifera (anche perché ci vorrebbero mesi). Le opzioni scarseggiano, dunque. Resta solo la fine della guerra, mascherata da vittoria.


Torna alle notizie in home