Ecco la bibbia dei professionisti

Non basta più essere professionisti: occorre diventare superprofessionisti. E aggiornare continuamente le proprie competenze, tecniche e di relazioni interpersonali.
Parte dall’esempio di 101 professionisti tornati sui banchi di scuola, il libro MBA Power: innovare alla ricerca del proprio purpose di Filippo Poletti edito da Lupetti: le storie di donne e uomini tra i 30 e i 60 anni provenienti da tre continenti che in piena emergenza sanitaria, tra il 2020 e il 2022, hanno deciso di “fare il tagliando” alle conoscenze in loro possesso, frequentando la Business School del Politecnico di Milano. “La parola chiave per le imprese – racconta Poletti, giornalista professionista, uno degli influencer più seguiti su LinkedIn con un executive master in business administration – è saper innovare, generando idee per nuovi prodotti, processi, modelli di business e approcci organizzativi. Ci troviamo di fronte a un mercato globale in cui il successo nell’innovazione dipende sempre di più dalla capacità di implementare le idee il più rapidamente possibile”.
Dall’Ocse arriva una lezione: innovare significa portare le idee sul mercato. Come spiega l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel “Manual for measuring innovation”, innovare significa “realizzare nuovi (o significativamente migliorati) prodotti (siano essi beni o servizi), processi, metodi di marketing o metodi organizzativi”. Qui, il nodo della questione: “Le aziende – commenta Poletti, richiamando il racconto delle 101 storie narrate nel libro – sono chiamate a individuare nuovi prodotti o servizi di valore. L’innovazione esiste solo quando un’idea, piccola o grande che sia, è realizzata o, come si dice, ’scaricata a terra’. Innovare significa, dunque, portare le idee sul mercato”.
Anche qui, come sempre e pressantemente richiesto dal mercato del lavoro, le competenze digitali sono la priorità, nel mondo delle imprese tra le più importanti: “Le tecnologie digitali sono applicabili in molti ambiti e in diverse funzioni aziendali – spiega Poletti –. Diventa prioritario, dunque, riuscire a sfruttare tutte le possibili sinergie all’interno e all’esterno dell’impresa per realizzare progetti di innovazione digitale”.
Per pensare in grande, allora, occorre avere conoscenze sempre più aggiornate. È in questo contesto, dunque, che occorre non smettere di imparare lungo tutto l’arco della propria carriera, sia quando si è ancora junior che quando si è maturata esperienza: “Nulla può accadere di grande se si pensa in piccolo – conclude Poletti, autore di diversi libri sul mondo del lavoro –. Per pensare in grande bisogna, tuttavia, acquisire grandi competenze. Ricordate la celebre pubblicità? Per una grande parete ci vuole un grande pennello. Per fare grandi progetti e realizzarli occorre una grande cassetta degli attrezzi che sia al passo con i tempi. Bisogna, in sostanza, essere superprofessionisti, non solo professionisti. Occorre essere ’superpowerful’, aggiornandosi giorno dopo giorno”.

Non basta più essere professionisti: occorre diventare superprofessionisti. E aggiornare continuamente le proprie competenze, tecniche e di relazioni interpersonali.
Parte dall’esempio di 101 professionisti tornati sui banchi di scuola, il libro MBA Power: innovare alla ricerca del proprio purpose di Filippo Poletti edito da Lupetti: le storie di donne e uomini tra i 30 e i 60 anni provenienti da tre continenti che in piena emergenza sanitaria, tra il 2020 e il 2022, hanno deciso di “fare il tagliando” alle conoscenze in loro possesso, frequentando la Business School del Politecnico di Milano. “La parola chiave per le imprese – racconta Poletti, giornalista professionista, uno degli influencer più seguiti su LinkedIn con un executive master in business administration – è saper innovare, generando idee per nuovi prodotti, processi, modelli di business e approcci organizzativi. Ci troviamo di fronte a un mercato globale in cui il successo nell’innovazione dipende sempre di più dalla capacità di implementare le idee il più rapidamente possibile”.
Dall’Ocse arriva una lezione: innovare significa portare le idee sul mercato. Come spiega l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel “Manual for measuring innovation”, innovare significa “realizzare nuovi (o significativamente migliorati) prodotti (siano essi beni o servizi), processi, metodi di marketing o metodi organizzativi”. Qui, il nodo della questione: “Le aziende – commenta Poletti, richiamando il racconto delle 101 storie narrate nel libro – sono chiamate a individuare nuovi prodotti o servizi di valore. L’innovazione esiste solo quando un’idea, piccola o grande che sia, è realizzata o, come si dice, ’scaricata a terra’. Innovare significa, dunque, portare le idee sul mercato”.
Anche qui, come sempre e pressantemente richiesto dal mercato del lavoro, le competenze digitali sono la priorità, nel mondo delle imprese tra le più importanti: “Le tecnologie digitali sono applicabili in molti ambiti e in diverse funzioni aziendali – spiega Poletti –. Diventa prioritario, dunque, riuscire a sfruttare tutte le possibili sinergie all’interno e all’esterno dell’impresa per realizzare progetti di innovazione digitale”.
Per pensare in grande, allora, occorre avere conoscenze sempre più aggiornate. È in questo contesto, dunque, che occorre non smettere di imparare lungo tutto l’arco della propria carriera, sia quando si è ancora junior che quando si è maturata esperienza: “Nulla può accadere di grande se si pensa in piccolo – conclude Poletti, autore di diversi libri sul mondo del lavoro –. Per pensare in grande bisogna, tuttavia, acquisire grandi competenze. Ricordate la celebre pubblicità? Per una grande parete ci vuole un grande pennello. Per fare grandi progetti e realizzarli occorre una grande cassetta degli attrezzi che sia al passo con i tempi. Bisogna, in sostanza, essere superprofessionisti, non solo professionisti. Occorre essere ’superpowerful’, aggiornandosi giorno dopo giorno”.

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