Ecco perché Kiev ha chiuso uno dei due rubinetti di gas russo per l’Europa

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Ue fronteggia un calo del flusso. Secondo Gazprom, si tratta di 24 milioni di metri cubi in meno nella giornata di oggi.

L’Ucraina chiude uno dei due rubinetti del gas russo per l’Europa. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Ue fronteggia dunque un calo del flusso. Il gestore statale ucraino del sistema di trasmissione parla di “causa di forza maggiore”, accusando l’occupazione militare russa. La presenza delle truppe di Mosca impedirebbe il normale svolgimento delle operazioni per il passaggio del gas nella stazione di Sokhranovka. Gazprom dal canto suo rende noto che non esiste alcun impedimento reale al flusso del gas nel tratto ucraino. Risultato: da Gazprom oggi sono arrivati 72 milioni di metri cubi, circa 24 milioni in meno rispetto ai 95,8 milioni di metri cubi previsti in consegna. Il dato è stato confermato dal portavoce del gigante energetico russo, Sergey Kupriyanov.

Dal canto suo, la società pubblica ucraina Gtsou lamenta di non poter controllare i flussi di gas dal terminale di compressione Novopskov nella regione di Lugansk. Stazione dalla quale arriva ai Paesi europei un quantitativo medio giornaliero di di 32,6 milioni di metri cubi di gas, circa un terzo delle forniture inviate dalla Russia. Ciò significa che per esempio – lo conferma Gazprom – alla Germania oggi è arrivato il 25% di gas in meno attraverso l’Ucraina. Ma ovviamente la diminuzione dei flussi colpisce anche l’Italia, al punto di entrata di Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia. Si parla di circa 1,6 milioni di metri cubi standard all’ora contro i 2,4 registrati ieri mattina.

Nel dettaglio, Gazprom ufficialmente sostiene di non aver ricevuto alcuna conferma delle circostanze di forza maggiore lamentate da Gtsou. Non esisterebbe dunque alcun ostacolo per proseguire con le consuete operazioni di trasmissione del gas. Ma la cosa più importante è che il colosso russo dell’oro blu spiega che il flusso non si può smistare, come chiede Kiev. Pertanto il gas che passava dal rubinetto chiuso dall’Ucraina non può passare altrove. Per Gazprom lo smistamento è “tecnologicamente impossibile. E la parte ucraina ne è ben consapevole”. Uno scambio di accuse tra i due litiganti, dove però il terzo non gode affatto: l’Europa rischia di finire in ginocchio. Qualche cifra per dare un ordine di grandezza del danno causato dalla chiusura di uno dei due rubinetti ucraini del gas russo: il totale delle consegne russe attraverso l’Ucraina a marzo ha raggiunto i 110 milioni di metri cubi al giorno. Ora il flusso totale verso l’Europa calerà del 18%, secondo quanto riporta l’agenzia russa Ria Novosti.

La decisione di Kiev è clamorosa: un atto ostile nei confronti di quell’Europa che la sta armando contro Mosca. Forse per fare pressione sull’Ue, che (fortunatamente, aggiungiamo noi) non trova la quadra sul fronte dell’embargo al petrolio russo. Certo è che a pagarne le conseguenze saranno gli Stati membri che più dipendono dall’importazione di energia, Italia in primis. Intanto proprio su questo fronte si registra una prima apertura dell’Ungheria: darà il via libera ad un embargo dell’Ue al petrolio russo solo se la sanzione escluderà il greggio inviato da Mosca attraverso gli oleodotti. L’annuncio, in un video su Facebook, è del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. Un’apertura che di fatto non porta a nulla: l’impasse Ue resta. A maggior ragione dunque sarebbe fin troppo ingenuo non pensare che Kiev stia come dire invitando caldamente l’Europa a trovare la quadra contro Mosca.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Ue fronteggia un calo del flusso. Secondo Gazprom, si tratta di 24 milioni di metri cubi in meno nella giornata di oggi.

L’Ucraina chiude uno dei due rubinetti del gas russo per l’Europa. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Ue fronteggia dunque un calo del flusso. Il gestore statale ucraino del sistema di trasmissione parla di “causa di forza maggiore”, accusando l’occupazione militare russa. La presenza delle truppe di Mosca impedirebbe il normale svolgimento delle operazioni per il passaggio del gas nella stazione di Sokhranovka. Gazprom dal canto suo rende noto che non esiste alcun impedimento reale al flusso del gas nel tratto ucraino. Risultato: da Gazprom oggi sono arrivati 72 milioni di metri cubi, circa 24 milioni in meno rispetto ai 95,8 milioni di metri cubi previsti in consegna. Il dato è stato confermato dal portavoce del gigante energetico russo, Sergey Kupriyanov.

Dal canto suo, la società pubblica ucraina Gtsou lamenta di non poter controllare i flussi di gas dal terminale di compressione Novopskov nella regione di Lugansk. Stazione dalla quale arriva ai Paesi europei un quantitativo medio giornaliero di di 32,6 milioni di metri cubi di gas, circa un terzo delle forniture inviate dalla Russia. Ciò significa che per esempio – lo conferma Gazprom – alla Germania oggi è arrivato il 25% di gas in meno attraverso l’Ucraina. Ma ovviamente la diminuzione dei flussi colpisce anche l’Italia, al punto di entrata di Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia. Si parla di circa 1,6 milioni di metri cubi standard all’ora contro i 2,4 registrati ieri mattina.

Nel dettaglio, Gazprom ufficialmente sostiene di non aver ricevuto alcuna conferma delle circostanze di forza maggiore lamentate da Gtsou. Non esisterebbe dunque alcun ostacolo per proseguire con le consuete operazioni di trasmissione del gas. Ma la cosa più importante è che il colosso russo dell’oro blu spiega che il flusso non si può smistare, come chiede Kiev. Pertanto il gas che passava dal rubinetto chiuso dall’Ucraina non può passare altrove. Per Gazprom lo smistamento è “tecnologicamente impossibile. E la parte ucraina ne è ben consapevole”. Uno scambio di accuse tra i due litiganti, dove però il terzo non gode affatto: l’Europa rischia di finire in ginocchio. Qualche cifra per dare un ordine di grandezza del danno causato dalla chiusura di uno dei due rubinetti ucraini del gas russo: il totale delle consegne russe attraverso l’Ucraina a marzo ha raggiunto i 110 milioni di metri cubi al giorno. Ora il flusso totale verso l’Europa calerà del 18%, secondo quanto riporta l’agenzia russa Ria Novosti.

La decisione di Kiev è clamorosa: un atto ostile nei confronti di quell’Europa che la sta armando contro Mosca. Forse per fare pressione sull’Ue, che (fortunatamente, aggiungiamo noi) non trova la quadra sul fronte dell’embargo al petrolio russo. Certo è che a pagarne le conseguenze saranno gli Stati membri che più dipendono dall’importazione di energia, Italia in primis. Intanto proprio su questo fronte si registra una prima apertura dell’Ungheria: darà il via libera ad un embargo dell’Ue al petrolio russo solo se la sanzione escluderà il greggio inviato da Mosca attraverso gli oleodotti. L’annuncio, in un video su Facebook, è del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. Un’apertura che di fatto non porta a nulla: l’impasse Ue resta. A maggior ragione dunque sarebbe fin troppo ingenuo non pensare che Kiev stia come dire invitando caldamente l’Europa a trovare la quadra contro Mosca.

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