Eco Papa

Non c’è solo la “feroce insensatezza della guerra” a minacciare il pianeta. La Terra può continuare ad essere custode delle risorse per gli uomini solo se questi invertono la marcia della crisi ambientale, cominciando con l’essere consapevoli di esserne gli artefici. Papa Francesco, a meno di 8 anni dalla sua seconda enciclica sull’interconnessione tra la crisi ambientale della Terra e la crisi sociale dell’umanità, vi è ritornato ricevendo in Vaticano una delegazione di monaci buddisti cambogiani: “La conversione ecologica avviene quando si riconoscono le radici umane dell’attuale crisi ambientale, quando il vero pentimento porta a rallentare o ad arrestare tendenze, ideologie e pratiche lesive e irrispettose del creato e quando le persone si impegnano a promuovere modelli di sviluppo che curino le ferite inferte dall’avidità, dall’eccessiva ricerca di profitti finanziari, dalla mancanza di solidarietà con i vicini e dal mancato rispetto dell’ambiente”.
Citando la sua “Laudato si’, il Papa ha ricordato che “la conversione ecologica mira a trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare. Ci chiama a cambiare marcia, a modificare le cattive abitudini per poter sognare, per creare e agire insieme nella realizzazione di un futuro giusto ed equo”.
La casa comune, sorella di tutti gli abitanti della Terra, necessita di risposte immediate. Da qui l’urgenza di “cercare, attraverso il dialogo a tutti i livelli, soluzioni integrate basate sul rispetto della fondamentale interdipendenza tra la famiglia umana e la natura. Una cura per la nostra casa comune deve includere vocazione al rispetto: rispetto del creato, rispetto del prossimo, rispetto di sé stessi e rispetto nei confronti del Creatore. Questo non può avvenire senza un cambiamento del cuore, della visione e delle abitudini”.
L’occasione, nel richiamo ad un lavoro comune tra le diverse confessioni religiose degli esseri umani: l’assoluto della indispensabile conversione ecologica passa anche attraverso il consolidamento dell’amicizia duratura tra i leader impegnati a migliorare la cooperazione interreligiosa per “vivere pacificamente come fratelli e sorelle, riconciliati tra loro e con l`ambiente in cui vivono. In un momento nel quale la famiglia umana e il nostro pianeta si trovano di fronte a gravi minacce, la scelta della conversione ecologica è un segno positivo della crescente sensibilità e preoccupazione per il benessere della Terra, la nostra casa comune”, come nel caso dei monaci buddisti impegnati nel percorso di guarigione sociale e ricostruzione economica della Cambogia.
Guardando ai principi del Buddha, che ha lasciato in eredità ai suoi discepoli gli insegnamenti della pratica del Mettà ispirandola alla gentilezza amorevole verso tutti gli esseri viventi, Papa Francesco è tornato a chiamare i cristiani ad adempiere alla propria responsabilità ecologica “quando, come custodi fidati, proteggono il creato, l`opera che Dio ha affidato all`uomo perché la coltivasse e la custodisse”.Per continuare ad ascoltare con attenzione “i gemiti di sorella Terra che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo”. Per rafforzare il dialogo superando ogni diversità di opinione nell’impegno verso l’ecologia integrale nel quotidiano. Per nuovi stili di vita che educhino all’alleanza tra gli abitanti della Terra e l’ambiente. Affinché nulla più di questo pianeta in crisi possa risultare indifferente per qualcuno.
Non c’è solo la “feroce insensatezza della guerra” a minacciare il pianeta. La Terra può continuare ad essere custode delle risorse per gli uomini solo se questi invertono la marcia della crisi ambientale, cominciando con l’essere consapevoli di esserne gli artefici. Papa Francesco, a meno di 8 anni dalla sua seconda enciclica sull’interconnessione tra la crisi ambientale della Terra e la crisi sociale dell’umanità, vi è ritornato ricevendo in Vaticano una delegazione di monaci buddisti cambogiani: “La conversione ecologica avviene quando si riconoscono le radici umane dell’attuale crisi ambientale, quando il vero pentimento porta a rallentare o ad arrestare tendenze, ideologie e pratiche lesive e irrispettose del creato e quando le persone si impegnano a promuovere modelli di sviluppo che curino le ferite inferte dall’avidità, dall’eccessiva ricerca di profitti finanziari, dalla mancanza di solidarietà con i vicini e dal mancato rispetto dell’ambiente”.
Citando la sua “Laudato si’, il Papa ha ricordato che “la conversione ecologica mira a trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare. Ci chiama a cambiare marcia, a modificare le cattive abitudini per poter sognare, per creare e agire insieme nella realizzazione di un futuro giusto ed equo”.
La casa comune, sorella di tutti gli abitanti della Terra, necessita di risposte immediate. Da qui l’urgenza di “cercare, attraverso il dialogo a tutti i livelli, soluzioni integrate basate sul rispetto della fondamentale interdipendenza tra la famiglia umana e la natura. Una cura per la nostra casa comune deve includere vocazione al rispetto: rispetto del creato, rispetto del prossimo, rispetto di sé stessi e rispetto nei confronti del Creatore. Questo non può avvenire senza un cambiamento del cuore, della visione e delle abitudini”.
L’occasione, nel richiamo ad un lavoro comune tra le diverse confessioni religiose degli esseri umani: l’assoluto della indispensabile conversione ecologica passa anche attraverso il consolidamento dell’amicizia duratura tra i leader impegnati a migliorare la cooperazione interreligiosa per “vivere pacificamente come fratelli e sorelle, riconciliati tra loro e con l`ambiente in cui vivono. In un momento nel quale la famiglia umana e il nostro pianeta si trovano di fronte a gravi minacce, la scelta della conversione ecologica è un segno positivo della crescente sensibilità e preoccupazione per il benessere della Terra, la nostra casa comune”, come nel caso dei monaci buddisti impegnati nel percorso di guarigione sociale e ricostruzione economica della Cambogia.
Guardando ai principi del Buddha, che ha lasciato in eredità ai suoi discepoli gli insegnamenti della pratica del Mettà ispirandola alla gentilezza amorevole verso tutti gli esseri viventi, Papa Francesco è tornato a chiamare i cristiani ad adempiere alla propria responsabilità ecologica “quando, come custodi fidati, proteggono il creato, l`opera che Dio ha affidato all`uomo perché la coltivasse e la custodisse”.Per continuare ad ascoltare con attenzione “i gemiti di sorella Terra che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo”. Per rafforzare il dialogo superando ogni diversità di opinione nell’impegno verso l’ecologia integrale nel quotidiano. Per nuovi stili di vita che educhino all’alleanza tra gli abitanti della Terra e l’ambiente. Affinché nulla più di questo pianeta in crisi possa risultare indifferente per qualcuno.
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