Economia del food, tra luci e ombre

Il caro prezzi frena un terzo degli investimenti

Luci e qualche ombra per il settore del food che punta a sviluppare sostenibilità, da una ricerca dell’Unione Italiana Food. Il rincaro dei prezzi delle materie prime e del pacchetto energia necessario alle aziende, infatti, frena almeno un terzo di esse sul versante degli investimenti verso obiettivi Esg.

Sette su dieci, nell’indagine scattata su 100 delle 550 aziende dell’agroalimentare, invece, nonostante le preoccupazioni, non desisteranno dal cammino intrapreso. Anzi, per l`84,5% delle aziende, questa congiuntura negativa darà impulso al rilancio del comparto.

L’Unione Italiana Food ne ha discusso nel corso dell’Assemblea annuale dal titolo “L’industria alimentare italiana alla prova del futuro. L’innovazione come strategia per garantire cibo accessibile e sostenibile sulle tavole di domani”. Con il presidente Marco Lavazza a spiegare che “dopo la pandemia di Covid-19 e il conseguente blocco nella logistica dei trasporti, speravamo di essere all’alba di un periodo di ripresa, ma la guerra in Ucraina e gli aumenti dei costi dell’energia ci hanno portato a nuove e inaspettate difficoltà. Per il comparto alimentare la scarsità di materie prime è un problema complesso capace di creare danni significativi”.

Sostanzialmente caratterizzati dalla fiducia, i dati di risultato dei settori merceologici rappresentati da Unione Italiana Food. Che segnalano performance nel complesso positive anche nel 2021 e  l’aumento del 4% del fatturato complessivo, fino a 45 miliardi di euro.

Nel dolciario, buoni dati per il cioccolato (+7,8%) e per i prodotti da forno (+6,7%). Cresce il caffè (+5,6%), mentre le performance dei prodotti vegetali (+6,7%, con punte per la cosiddetta IV gamma) e dei cibi funzionali (+7%) rispecchiano la nuova attenzione degli italiani a cercare il benessere anche nel cibo che portano in tavola.

Buoni risultati anche per i surgelati (+5,3%). Mentre sui mercati esteri la parte del leone la fanno gli integratori (+20%), il caffè (+ 14,3%) e prodotti vegetali come conserve, marmellate e confetture (+9%).

Il caro prezzi frena un terzo degli investimenti

Luci e qualche ombra per il settore del food che punta a sviluppare sostenibilità, da una ricerca dell’Unione Italiana Food. Il rincaro dei prezzi delle materie prime e del pacchetto energia necessario alle aziende, infatti, frena almeno un terzo di esse sul versante degli investimenti verso obiettivi Esg.

Sette su dieci, nell’indagine scattata su 100 delle 550 aziende dell’agroalimentare, invece, nonostante le preoccupazioni, non desisteranno dal cammino intrapreso. Anzi, per l`84,5% delle aziende, questa congiuntura negativa darà impulso al rilancio del comparto.

L’Unione Italiana Food ne ha discusso nel corso dell’Assemblea annuale dal titolo “L’industria alimentare italiana alla prova del futuro. L’innovazione come strategia per garantire cibo accessibile e sostenibile sulle tavole di domani”. Con il presidente Marco Lavazza a spiegare che “dopo la pandemia di Covid-19 e il conseguente blocco nella logistica dei trasporti, speravamo di essere all’alba di un periodo di ripresa, ma la guerra in Ucraina e gli aumenti dei costi dell’energia ci hanno portato a nuove e inaspettate difficoltà. Per il comparto alimentare la scarsità di materie prime è un problema complesso capace di creare danni significativi”.

Sostanzialmente caratterizzati dalla fiducia, i dati di risultato dei settori merceologici rappresentati da Unione Italiana Food. Che segnalano performance nel complesso positive anche nel 2021 e  l’aumento del 4% del fatturato complessivo, fino a 45 miliardi di euro.

Nel dolciario, buoni dati per il cioccolato (+7,8%) e per i prodotti da forno (+6,7%). Cresce il caffè (+5,6%), mentre le performance dei prodotti vegetali (+6,7%, con punte per la cosiddetta IV gamma) e dei cibi funzionali (+7%) rispecchiano la nuova attenzione degli italiani a cercare il benessere anche nel cibo che portano in tavola.

Buoni risultati anche per i surgelati (+5,3%). Mentre sui mercati esteri la parte del leone la fanno gli integratori (+20%), il caffè (+ 14,3%) e prodotti vegetali come conserve, marmellate e confetture (+9%).

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