Effetto Mose

C’è chi paga e c’è chi guadagna. Lo Stato italiano e l’Unione Europea, dunque i contribuenti, hanno messo sul tavolo in quasi vent’anni 6,5 miliardi per realizzare il sistema delle dighe mobili che dal 2020 sta funzionando alla perfezione per tutelare la più affascinante città del mondo, adesso i privati oltre che tirare il fiato possono passare all’incasso perché ci guadagnano due volte. Evitano finalmente le conseguenze delle ripetute e disastrose super maree, per le quali è vero le finanze pubbliche sarebbero comunque dovute intervenire come avviene per ogni calamità naturale, ma soprattutto come certifica la Banca d’Italia, grazie ai puntuali dati del gruppo Immobiliare.it, i proprietari di immobili vedono rivalutato il loro patrimonio di 340 milioni di euro nel primo anno. I padroni dei piani alti beneficiano di una rivalutazione del 3%, mentre quella degli immobili al piano terra è ovviamente superiore e arriva al 7%. Con una media del 4,5%. E chi ha esperienza sa che i tempi d’attesa medi per vendere un immobile in città e nelle isole negli ultimi tempi sono piuttosto veloci. Nonostante i prezzi. Vista anche la forte domanda estera.
Così il Mose da un lato difende Venezia dalle acque grandi, com’è successo martedì scorso quando i 173 centimetri di picco misurati sul medio mare di Punta della Dogana avrebbero causato un evento distruttivo pari a quello del 2019 – ma anche mercoledì e giovedì la marea a 140 (ieri è stata a 120) non avrebbe scherzato senza la diga metallica -, mentre dall’altro fa schizzare all’insù i valori immobiliari perché si tastano con mano “gli effetti benefici delle politiche pubbliche di adattamento al cambiamento climatico”, come osservano gli economisti Matteo Benetton, Simone Emiliozzi Elisa Guglielminetti, Michele Loberto e Alessandro Mistretta.
Sono state cinque giornate frenetiche per Venezia che finalmente può stare all’asciutto, ma anche di grande soddisfazione per i tecnici impegnati a sollevare ed abbassare le 78 paratoie alle tre bocche di porto (Lido, Malamocco-Alberoni e Chioggia) del “Modulo sperimentale elettromeccanico” a causa di alte maree che sono variate dai 120 ai 173 centimetri. Il costo medio delle alzate, rispetto ai 300 mila euro dei primi due anni come aveva riferito lo scorso giugno la commissaria straordinaria Elisabetta Spitz alla Commissione Ambiente e Territorio della Camera, si è un po’ sgonfiato. Anche questo era previsto e dovrebbe aggirarsi sui 220 mila euro. Dunque, il costo è stato di 1,1 milioni. Resta il fatto che per cinque giorni la grande organizzazione del Mose è rimasta sotto pressione giorno e notte per non venire colta in contropiede. I modelli previsionali si sono dimostrati affidabili.
“Sono sempre stato restio a parlare dell’influenza dei cambiamenti climatici su Venezia – spiega il fisico Alvise Papa, responsabile del Centro previsioni e segnalazioni maree della Protezione civile del Comune – ma l’acqua granda di martedì la attribuirei proprio al mutamento climatico perché l’evento meteo che lo ha provocato in sé non è stato estremo, ma le conseguenze senza il Mose sarebbero state molto gravi per la nostra città”. C’è stato un forte vento di scirocco che poi ha ruotato a bora con raffiche di oltre 100 chilometri orari rappresentando un banco di prova assoluto per il Mose. A influire su questi eventi è il livello medio del mare Adriatico che rispetto al 1897, dunque in poco più di vent’anni, si è alzato di 32-33 centimetri creando enormi problemi al fragile equilibrio di una città come Venezia. Come ben conosce Pierpaolo Campostrini, direttore generale di “Corila”, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, che anche di recente parlando al collegio degli ingegneri nei confronti di quanti in città in questi decenni hanno detto troppi no (dal Mose al Porto) ha tuonato pasafrasando Cicerone nelle Catilinarie: “Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?”.
Il cambiamento del clima influisce, secondo gli esperti, perché le ripetute super maree di questi giorni sono state misurate in coincidenza con uno dei valori di marea astronomica, cioè quel movimento delle masse d’acqua dovuto alla posizione relativa di sole e luna per l’attrazione gravitazionale, più alta dell’anno. Dunque, il movimento naturale delle maree astronomiche a causa dell’innalzamento del mare è molto più evidenziato.
Fatto sta che l’analisi econometrica della Banca d’Italia sviluppata in 56 pagine convalida i benefici economici della costruzione del Mose anche sui prezzi delle case nel solo primo anno. Anche perché gli annunci di vendita delle case riportano sempre di più la circostanza che la presenza del Mose evita gli allagamenti dei piano terra. Del resto, la Serenissima per secoli aveva disincentivato queste abitazioni proprio per il fenomeno che l’entrata in vigore del Mose ha scongiurato. La conclusione dei lavori alle tre bocche di porto è prevista per la fine 2023. E l’obiettivo, come ha ricordato in Parlamento la commissaria straordinaria Spitz, è anche quello della “decarbonizzazione delle barriere alle bocche di porto” per rendere il sistema delle dighe mobili autosufficiente come consumi energetici.

C’è chi paga e c’è chi guadagna. Lo Stato italiano e l’Unione Europea, dunque i contribuenti, hanno messo sul tavolo in quasi vent’anni 6,5 miliardi per realizzare il sistema delle dighe mobili che dal 2020 sta funzionando alla perfezione per tutelare la più affascinante città del mondo, adesso i privati oltre che tirare il fiato possono passare all’incasso perché ci guadagnano due volte. Evitano finalmente le conseguenze delle ripetute e disastrose super maree, per le quali è vero le finanze pubbliche sarebbero comunque dovute intervenire come avviene per ogni calamità naturale, ma soprattutto come certifica la Banca d’Italia, grazie ai puntuali dati del gruppo Immobiliare.it, i proprietari di immobili vedono rivalutato il loro patrimonio di 340 milioni di euro nel primo anno. I padroni dei piani alti beneficiano di una rivalutazione del 3%, mentre quella degli immobili al piano terra è ovviamente superiore e arriva al 7%. Con una media del 4,5%. E chi ha esperienza sa che i tempi d’attesa medi per vendere un immobile in città e nelle isole negli ultimi tempi sono piuttosto veloci. Nonostante i prezzi. Vista anche la forte domanda estera.
Così il Mose da un lato difende Venezia dalle acque grandi, com’è successo martedì scorso quando i 173 centimetri di picco misurati sul medio mare di Punta della Dogana avrebbero causato un evento distruttivo pari a quello del 2019 – ma anche mercoledì e giovedì la marea a 140 (ieri è stata a 120) non avrebbe scherzato senza la diga metallica -, mentre dall’altro fa schizzare all’insù i valori immobiliari perché si tastano con mano “gli effetti benefici delle politiche pubbliche di adattamento al cambiamento climatico”, come osservano gli economisti Matteo Benetton, Simone Emiliozzi Elisa Guglielminetti, Michele Loberto e Alessandro Mistretta.
Sono state cinque giornate frenetiche per Venezia che finalmente può stare all’asciutto, ma anche di grande soddisfazione per i tecnici impegnati a sollevare ed abbassare le 78 paratoie alle tre bocche di porto (Lido, Malamocco-Alberoni e Chioggia) del “Modulo sperimentale elettromeccanico” a causa di alte maree che sono variate dai 120 ai 173 centimetri. Il costo medio delle alzate, rispetto ai 300 mila euro dei primi due anni come aveva riferito lo scorso giugno la commissaria straordinaria Elisabetta Spitz alla Commissione Ambiente e Territorio della Camera, si è un po’ sgonfiato. Anche questo era previsto e dovrebbe aggirarsi sui 220 mila euro. Dunque, il costo è stato di 1,1 milioni. Resta il fatto che per cinque giorni la grande organizzazione del Mose è rimasta sotto pressione giorno e notte per non venire colta in contropiede. I modelli previsionali si sono dimostrati affidabili.
“Sono sempre stato restio a parlare dell’influenza dei cambiamenti climatici su Venezia – spiega il fisico Alvise Papa, responsabile del Centro previsioni e segnalazioni maree della Protezione civile del Comune – ma l’acqua granda di martedì la attribuirei proprio al mutamento climatico perché l’evento meteo che lo ha provocato in sé non è stato estremo, ma le conseguenze senza il Mose sarebbero state molto gravi per la nostra città”. C’è stato un forte vento di scirocco che poi ha ruotato a bora con raffiche di oltre 100 chilometri orari rappresentando un banco di prova assoluto per il Mose. A influire su questi eventi è il livello medio del mare Adriatico che rispetto al 1897, dunque in poco più di vent’anni, si è alzato di 32-33 centimetri creando enormi problemi al fragile equilibrio di una città come Venezia. Come ben conosce Pierpaolo Campostrini, direttore generale di “Corila”, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, che anche di recente parlando al collegio degli ingegneri nei confronti di quanti in città in questi decenni hanno detto troppi no (dal Mose al Porto) ha tuonato pasafrasando Cicerone nelle Catilinarie: “Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?”.
Il cambiamento del clima influisce, secondo gli esperti, perché le ripetute super maree di questi giorni sono state misurate in coincidenza con uno dei valori di marea astronomica, cioè quel movimento delle masse d’acqua dovuto alla posizione relativa di sole e luna per l’attrazione gravitazionale, più alta dell’anno. Dunque, il movimento naturale delle maree astronomiche a causa dell’innalzamento del mare è molto più evidenziato.
Fatto sta che l’analisi econometrica della Banca d’Italia sviluppata in 56 pagine convalida i benefici economici della costruzione del Mose anche sui prezzi delle case nel solo primo anno. Anche perché gli annunci di vendita delle case riportano sempre di più la circostanza che la presenza del Mose evita gli allagamenti dei piano terra. Del resto, la Serenissima per secoli aveva disincentivato queste abitazioni proprio per il fenomeno che l’entrata in vigore del Mose ha scongiurato. La conclusione dei lavori alle tre bocche di porto è prevista per la fine 2023. E l’obiettivo, come ha ricordato in Parlamento la commissaria straordinaria Spitz, è anche quello della “decarbonizzazione delle barriere alle bocche di porto” per rendere il sistema delle dighe mobili autosufficiente come consumi energetici.

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